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venerdì 16 febbraio 2018

In ricordo di GIORDANO BRUNO






17. 2. 1600 ….. Giordano Bruno



Chi avrebbe mai pensato di individuare nello studio della natura forme afferenti a modelli originari tali da rappresentare veri e propri sigilli connaturati all’aspetto trascendentale insito nella natura?   Certamente un uomo “strano”, di temperamento  irrequieto e irriverente, non arreso al passivo allineamento alle dottrine teologico filosofiche del tempo, Giordano Bruno, filosofo campano, nato a Nola nel 1548, è sempre stato riduttivamente ricordato per aver ricevuto, nel corso della sua vita, numerose denunce di eresia da parte del tribunale dell’Inquisizione della Chiesa Cattolica, e per essere stato infine dalla stessa Santa Sede incarcerato, processato e condannato a morte, morte al rogo avvenuta il 17 febbraio del 1600 in Piazza Campo Dei fiori a Roma. La sua morte non chiude il percorso di studio olistico verso la conoscenza dei numeri e delle forme della natura che per i loro contenuti sono il viatico per comprendere l’emanazione del tutto, ente superiore, artefice della “magia” della natura.
Ecco perché oltre la filosofia, egli si mostra fin da subito curioso nei confronti di altre discipline quali la matematica, la mnemotecnica, la cosmologia, la politica, la moralità. Il suo tratto di originalità sta dunque, nell’essere riuscito ad intrecciare a geometrie variabili il concetto fondamentale attorno a cui ruota la sua filosofia, ovvero l’infinito, con i motivi dominanti del Rinascimento e del pensiero antico: dal monismo panteistico dei pensatori dell’origine, con particolare attenzione posta sul dinamismo della natura di stigma eracliteo, all’emanatismo neoplatonico, dalla confutazione della concezione aristotelica dell’universo, al sostegno della teoria eliocentrica di Copernico.
Ricordiamo che Bruno è uno dei primi pensatori che si confrontano con la modernità, epoca caratterizzata da fratture, da faglie, perché è l’epoca delle grandi scoperte geografiche. Le Americhe erano situate in un luogo dove per gli antichi non ci doveva essere nulla (il Mondo è finito e finisce con le Colonne d’Ercole).  Ed ancora un ulteriore tassello è rappresentato dalle grandi scoperte scientifiche, tra cui la rivoluzione astronomica ad opera di Copernico che sposta il punto di riferimento rispetto all’Universo che non è più la Terra, ma il Sole. Ebbene, è proprio questa intuizione scientifica a fornire a Bruno l’ubi consistam da cui partire per teorizzare metafisicamente parlando, che se la Terra egli altri Pianeti ruotano attorno al Sole, di conseguenza anche il Sole non è al centro dell’Universo, quindi l’Universo è infinito. Ed in più aggiunge che la prospettiva copernicana non rende conto di come è fatto l’Universo perché questo Universo, così concepito da Aristotele, quindi finito, è solo una parte dell’Universo stesso, infatti lo spazio infinito è costellato da mondi infiniti.
Questa teorizzazione è evidentemente in contrasto con la dottrina della Chiesa Cattolica che manteneva come valida la teoria aristotelica di un mondo finito con al centro la Terra e quindi l’uomo. Ecco che la rivoluzione filosofica bruniana genera insecuritas, sia da un punto di vista teorico che antropologico. Ma un vero grande pensiero com’è quello di Bruno, non può contemplare i salti nell’essere di cui si caratterizza la storia. Un grande pensiero filosofico vive il tormento epocale e lo affronta per superarlo. Per questo il merito di Bruno è quello di aver ragionato sulle grandi categorie filosofiche parlandone e rigenerando il passato, ma sempre con la voce del suo tempo, con la voce della modernità. Ma c’è di più, in questo modo Bruno apre le porte ad una visione liberatoria non solo dell’universo ma anche dell’uomo, il compito dell filosofo è quello di tendere con “eroico furore” a sempre più alti livelli spirituali, fino a concepirsi come parte del tutto, quindi a diventare Dio.  L’omologazione a Dio, che per l’epoca era letta come hybris, come atto di tracotanza, che vuole a tutti i costi sconvolgere l’equilibrio finito della natura, che tende a una trascendenza nell’illimitato.
Il pensiero di Bruno è volto ad indagare la Natura, Dio e l’uomo, un grande progetto speculativo che come tale non può accomodarsi nelle vie di mezzo, sconfinando anche nello studio della magia, del segno, del simbolo e del rito. Giordano Bruno vive oltre lo spazio e il tempo, perché è  a lui che si deve la pervicacia nel teorizzare e mai rinnegare la metafisica infinità dell’Universo e degli infiniti mondi. Egli postula l’affermarsi della libertà di pensiero e di espressione dell’uomo, contro i dogmatismi tardo medievali che sottomettevano coartatamente entro formalismi e preconcetti intellettuali e sociali la ricerca filosofica. Questo perché la filosofia in quanto ricerca è libertà, è pluralismo, non un confronto dialettico basato su sterili teorie, spesso ingabbiate in presunte verità teologiche. Ma le sue teoresi sopravvivono abbracciando la totalità della magia legata all’esistenza e al pensiero umano, e la pubblicazione di Summa Therminorum Metaphysicorum curata da Raphael Egli, entusiasta seguace di Paracelso legato all’Ordine dei Rosacroce, è testimonianza storiografica del legame tra il famoso alchimista ed il frate domenicano nello studio delle conoscenze esoteriche.
Oggi sono 418 anni da quando Bruno morì bruciato sul rogo a Roma a Campo dei Fiori, con la lingua schiacciata da una morsa affinché gli fosse impedito di parlare, Questo imposto silenzio però non ha retto nei secoli al fragore generato dalle idee. Si tratta di un concetto caro al frate domenicano. Le idee, alla fine, hanno imposto la loro esistenza costata la volontà di non abiurare.
                                                                                                                                  Ambrogio Giordano
Fonte http://www.consulpress.net/17-2-1600-giordano-bruno/


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