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domenica 25 febbraio 2018

Le 10 regole per una strategia di controllo sociale a fini di manipolazioni - Noam Chomsky


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Il linguista Noam Chomsky, professore emerito del MIT, padre delle grammatica generativo-trasformazionale una delle classiche voci di dissenso intellettuale negli ultimi dieci anni, ha compilato una lista delle dieci strategie più comuni ed efficaci a cui far ricorso per stabilire da parte del potere politico ed economico una manipolazione della popolazione attraverso i media. Oggi, con i mezzi di comunicazione a nostra disposizione è possibile agire non solo su vasta scala, ma anche a livello di piccole comunità, al fine di “orientare” scelte e comportamenti a beneficio di pochi ma a danno di tutti.

1. La strategia della distrazione
L'elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l'attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti determinati dalle élites politiche ed economiche, con la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l'interesse pubblico nella conoscenza essenziale nel campo della scienza, l'economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. "Mantenere l'attenzione del pubblico deviata lontano dai veri problemi sociali, affascinato da questioni di reale importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, non c'è tempo per pensare, di nuovo alla fattoria e altri animali (citazione da testo Armi silenziose per la guerra silenziosa). "
2. Creare problemi, quindi offrire soluzioni
Questo metodo è anche chiamato "problema -reazione- soluzione. Si “crea” un problema, una” situazione” atta a provocare qualche reazione tra il pubblico, questo è il primo principale passo per fare accettare ciò che non si desidera trasformandolo in necessità . Ad esempio: lasciare che si dispiegano e intensificare la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi in modo che il pubblico sia il richiedente di leggi e politiche di sicurezza a scapito della libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario il ritiro dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3. La strategia graduale
L’accettazione di misure inaccettabili, basta applicarle gradualmente, con il contagocce, per anni consecutivi. Questo è il modo in cui “imporre” radicalmente nuove condizioni socio-economiche (neoliberismo) come furono imposte durante gli anni 1980 e 1990: lo stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantiscono un reddito dignitoso, così tanti cambiamenti che avrebbero determinato un rivoluzione se i cambiamenti fossero stati applicati in una sola volta.
4. La strategia del rinviare
Un altro modo per accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come "dolorosa e necessaria", ottenendo l'accettazione pubblica, ma contemporaneamente rinviandola per una futura applicazione. E 'più facile accettare che un futuro sacrificio si sostituisca ad un immediato provvedimento. In primo luogo, perché lo sforzo non viene utilizzato immediatamente. Allora, perché il pubblico e le masse, hanno sempre la tendenza a pretendere ingenuamente che "tutto andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all'idea del cambiamento e di accettare con rassegnazione quando sarà il momento.
5. Rivolgersi alla gente come a dei bambini
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
6. Usare il lato emotivo più che la riflessione
Sfruttando l'aspetto emozionale è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale, ed infine al senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo per aprire la porta verso l'inconscio per l'impianto o l'innesto idee, desideri, paure e le ansie, compulsioni, o indurre comportamenti ...
7. Mantenere il pubblico nell'ignoranza e nella mediocrità
Rendere il pubblico incapaci di comprendere le tecnologie e metodi di controllo e di riduzione in schiavitù. "La qualità dell'educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell'ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da raggiungere per le classi inferiori (vedere" Armi silenziosi per Guerra tranquillo). "
8. Incoraggiare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
Promuovere il pubblico a ritenere che il fatto è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...
9. Rafforzare il senso di colpa
Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10. Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi sanno
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

 Fonte : www.ontologismi.wordpress.com

venerdì 16 febbraio 2018

In ricordo di GIORDANO BRUNO






17. 2. 1600 ….. Giordano Bruno



Chi avrebbe mai pensato di individuare nello studio della natura forme afferenti a modelli originari tali da rappresentare veri e propri sigilli connaturati all’aspetto trascendentale insito nella natura?   Certamente un uomo “strano”, di temperamento  irrequieto e irriverente, non arreso al passivo allineamento alle dottrine teologico filosofiche del tempo, Giordano Bruno, filosofo campano, nato a Nola nel 1548, è sempre stato riduttivamente ricordato per aver ricevuto, nel corso della sua vita, numerose denunce di eresia da parte del tribunale dell’Inquisizione della Chiesa Cattolica, e per essere stato infine dalla stessa Santa Sede incarcerato, processato e condannato a morte, morte al rogo avvenuta il 17 febbraio del 1600 in Piazza Campo Dei fiori a Roma. La sua morte non chiude il percorso di studio olistico verso la conoscenza dei numeri e delle forme della natura che per i loro contenuti sono il viatico per comprendere l’emanazione del tutto, ente superiore, artefice della “magia” della natura.
Ecco perché oltre la filosofia, egli si mostra fin da subito curioso nei confronti di altre discipline quali la matematica, la mnemotecnica, la cosmologia, la politica, la moralità. Il suo tratto di originalità sta dunque, nell’essere riuscito ad intrecciare a geometrie variabili il concetto fondamentale attorno a cui ruota la sua filosofia, ovvero l’infinito, con i motivi dominanti del Rinascimento e del pensiero antico: dal monismo panteistico dei pensatori dell’origine, con particolare attenzione posta sul dinamismo della natura di stigma eracliteo, all’emanatismo neoplatonico, dalla confutazione della concezione aristotelica dell’universo, al sostegno della teoria eliocentrica di Copernico.
Ricordiamo che Bruno è uno dei primi pensatori che si confrontano con la modernità, epoca caratterizzata da fratture, da faglie, perché è l’epoca delle grandi scoperte geografiche. Le Americhe erano situate in un luogo dove per gli antichi non ci doveva essere nulla (il Mondo è finito e finisce con le Colonne d’Ercole).  Ed ancora un ulteriore tassello è rappresentato dalle grandi scoperte scientifiche, tra cui la rivoluzione astronomica ad opera di Copernico che sposta il punto di riferimento rispetto all’Universo che non è più la Terra, ma il Sole. Ebbene, è proprio questa intuizione scientifica a fornire a Bruno l’ubi consistam da cui partire per teorizzare metafisicamente parlando, che se la Terra egli altri Pianeti ruotano attorno al Sole, di conseguenza anche il Sole non è al centro dell’Universo, quindi l’Universo è infinito. Ed in più aggiunge che la prospettiva copernicana non rende conto di come è fatto l’Universo perché questo Universo, così concepito da Aristotele, quindi finito, è solo una parte dell’Universo stesso, infatti lo spazio infinito è costellato da mondi infiniti.
Questa teorizzazione è evidentemente in contrasto con la dottrina della Chiesa Cattolica che manteneva come valida la teoria aristotelica di un mondo finito con al centro la Terra e quindi l’uomo. Ecco che la rivoluzione filosofica bruniana genera insecuritas, sia da un punto di vista teorico che antropologico. Ma un vero grande pensiero com’è quello di Bruno, non può contemplare i salti nell’essere di cui si caratterizza la storia. Un grande pensiero filosofico vive il tormento epocale e lo affronta per superarlo. Per questo il merito di Bruno è quello di aver ragionato sulle grandi categorie filosofiche parlandone e rigenerando il passato, ma sempre con la voce del suo tempo, con la voce della modernità. Ma c’è di più, in questo modo Bruno apre le porte ad una visione liberatoria non solo dell’universo ma anche dell’uomo, il compito dell filosofo è quello di tendere con “eroico furore” a sempre più alti livelli spirituali, fino a concepirsi come parte del tutto, quindi a diventare Dio.  L’omologazione a Dio, che per l’epoca era letta come hybris, come atto di tracotanza, che vuole a tutti i costi sconvolgere l’equilibrio finito della natura, che tende a una trascendenza nell’illimitato.
Il pensiero di Bruno è volto ad indagare la Natura, Dio e l’uomo, un grande progetto speculativo che come tale non può accomodarsi nelle vie di mezzo, sconfinando anche nello studio della magia, del segno, del simbolo e del rito. Giordano Bruno vive oltre lo spazio e il tempo, perché è  a lui che si deve la pervicacia nel teorizzare e mai rinnegare la metafisica infinità dell’Universo e degli infiniti mondi. Egli postula l’affermarsi della libertà di pensiero e di espressione dell’uomo, contro i dogmatismi tardo medievali che sottomettevano coartatamente entro formalismi e preconcetti intellettuali e sociali la ricerca filosofica. Questo perché la filosofia in quanto ricerca è libertà, è pluralismo, non un confronto dialettico basato su sterili teorie, spesso ingabbiate in presunte verità teologiche. Ma le sue teoresi sopravvivono abbracciando la totalità della magia legata all’esistenza e al pensiero umano, e la pubblicazione di Summa Therminorum Metaphysicorum curata da Raphael Egli, entusiasta seguace di Paracelso legato all’Ordine dei Rosacroce, è testimonianza storiografica del legame tra il famoso alchimista ed il frate domenicano nello studio delle conoscenze esoteriche.
Oggi sono 418 anni da quando Bruno morì bruciato sul rogo a Roma a Campo dei Fiori, con la lingua schiacciata da una morsa affinché gli fosse impedito di parlare, Questo imposto silenzio però non ha retto nei secoli al fragore generato dalle idee. Si tratta di un concetto caro al frate domenicano. Le idee, alla fine, hanno imposto la loro esistenza costata la volontà di non abiurare.

                                                                                                                                  Ambrogio Giordano
Fonte http://www.consulpress.net/17-2-1600-giordano-bruno/
 
Ambrogio Giordano, nato a Foggia il 5/9/1961, è attualmente Dirigente Tecnico presso AMIU Puglia Spa. È laureato in Ingegneria Civile ed Ambientale, Sociologia, Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale ed ha anche conseguito un Master universitario di II Livello in Scienze Criminologiche.
Da anni si occupa di problemi inerenti l’ambiente, modelli matematici e temi sociali collegati al mondo del lavoro ed ai fenomeni di devianza sociale, collaborando con numerose Organizzazioni, Enti ed Associazioni con finalità sociali e culturali. Attualmente è presidente del comitato tecnico scientifico dell’Associazione Rinascita e Rose. Ha collaborato alla stesura di numerosi testi organizzando e presiedendo convegni inerenti tematiche legate alla filosofia, alla logica matematica e tematiche socio-economiche. Tra i suoi interessi: la filosofia, la logica e le scienze sociali. Molti dei suoi scritti sono rintracciabili su numerosi blog e sui social network.

IL KYBALION

 
 
 
 
 
IL KYBALION
I SETTE PRINCIPI ERMETICI
« I principi ermetici sono sette. Colui che ne ha conoscenza possiede la chiave magica con la quale si aprono tutte le porte del tempio ».
Questi sono i 7 principi su cui si basa tutta la filosofia ermetica:
I° Il principio del Mentalismo
2° » della corrispondenza
3° » delle vibrazioni
4° » della polarità
5° » del ritmo
6° » di causa ed effetto
7° » del genere

I – IL PRINCIPIO DEL MENTALISMO
« Tutto è mente – L’Universo è mentale »
Secondo questo principio, il TUTTO, ovvero quella realtà esistenziale che sta alla base di ogni manifestazione esterna, generalmente definita col nome di « Fenomeno vitale », « materia », « energia »; insomma, tutto ciò che percepiamo coi sensi materiali, non è altro che SPIRITO INCONOSCIBILE che sebbene non definibile, può essere considerato come MENTE UNIVERSALE, VIVENTE ed INFINITA. Tutto l’universo quindi, non è che una creazione mentale del TUTTO, soggetto alle sue leggi. E sia globalmente che in ogni singola parte, questa creazione, di cui noi facciamo parte, esiste nella mente del TUTTO. Grazie a questo principio ci si possono spiegare tutti quei fenomeni psichici che tanto scalpore suscitano nell’uomo pur restando sempre al di fuori del campo della scienza. Comprenderlo significa rendersi capaci di usare le leggi dell’Universo mentale a proprio vantaggio, difendendosi dal pericolo di usarle in maniera causale. Grazie a questa prima chiave del sapere, lo studioso può entrare nel tempio della conoscenza mentale con passo sicuro, essa infatti spiega la natura profonda della « forza », dell’« energia », della « materia » e la loro relazione con la « mente ». Scrisse infatti uno dei Grandi Maestri: « chi afferra l’essenza della natura mentale dell’universo è assai progredito sul sentiero della capienza ». E possiamo considerare questa massima ancora valida; perché senza questo primo principio, invano si tentano le Porte del Tempio.

II – IL PRINCIPIO DI CORRISPONDENZA
« Com’è al di sopra, così è al di sotto; com’è sotto, così è sopra ». Tra le leggi e i fenomeni dei diversi piani di vita, c’è sempre una corrispondenza. Comprendere questa regola, significa risolvere molti dei tanti paradossi e dei segreti della natura. Anche se al di sopra della nostra portata vi sono molti piani d’essere: con l’applicazione di questo principio della corrispondenza, ne possiamo scoprire molti lati che altrimenti rimarrebbero oscuri. Inoltre, essendo questa una legge universale, essa vale su tutti i piani: materiale, mentale e spirituale. La sua importanza presso gli ermetisti era tale, da essere considerata uno dei mezzi mentali più efficaci per l’eliminazione degli ostacoli che impedivano al nostro sguardo di infrangere i muri del mistero. Grazie alla sua applicazione, si riuscì ad intravedere il volto dell’egizia Iside e si imparò a passare con intelligenza dal noto all’ignoto; un po’ come accade con i principi geometrici, in base ai quali si possono misurare, da lontano le dimensioni, di stanze e movimenti di soli e pianeti. Con lo studio della monade, l’ermetista comprende l’arcangelo.

III- IL PRINCIPIO DELLA VIBRAZIONE
«Tutto si muove, tutto vibra; niente è in quiete». Gli enunciati di questo principio, che vengono sempre più confermati dalla scienza moderna e dalle sue ricerche, erano già conosciuti, migliaia di anni fa, dai maestri dell’antico Egitto. Con esso sono spiegabili le divergenze tra le varie manifestazioni della materia, dell’energia, della mente ed anche dello spirito; tutte riconducibili ai diversi « quanta» di materia al TUTTO, lo spirito assoluto; più è alta la vibrazione, tanto più elevata la posizione sulla scala della spiritualità. Lo Spirito poi, vibra così intensamente, che sembra in pieno riposo, proprio come una ruota gira, a volte, tanto velocemente, da sembrare ferma. Allo stesso modo all’altro capo della scala, stanno forme di materia così rozze che le loro vibrazioni sono talmente esigue da sembrare in riposo. Dai neutroni agli elettroni, dagli atomi alle molecole, per giungere fino ai mondi e agli universi, tutto vibra. Lo stesso discorso si può fare per l’energia e la forza, che assumono la loro denominazione proprio dai diversi gradi di vibrazione, come anche per i piani mentali dalla cui vibrazione dipendono i loro stati, ed infine sui piani spirituali. Tenere a mente questo principio e le leggi che lo regolano, fa si che gli ermetisti possano riuscire a controllare le proprie e le altrui vibrazioni mentali. Lo stesso principio, vale poi per esercitare un certo potere sui fenomeni naturali. «Chi comprende questa grande regola, ha in mano lo scettro della potenza»; così dice uno scrittore antico.

IV – IL PRINCIPIO DELLA POLARITÀ’
« Tutto è duale; tutto è polare: per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti. Come simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici per natura e differiscono solo di grado. Così gli estremi si toccano; tutte le verità non sono che mezze verità e ogni paradosso può essere conciliato ». Grazie a questo antichissimo assioma ermetico, si può avere una spiegazione per quei paradossi che, per tanto tempo, hanno tenuto in dubbio l’uomo e che possono essere così esplicati: « tesi e antitesi hanno uguale natura, ma sono diverse per grado »; o anche: « gli opposti sono identici, differendo solo di grado, cosicché possono venire conciliati e gli estremi finiscono col toccarsi. Nello stesso tempo, ogni cosa è e non è; ogni verità non è che mezza verità; tutte le verità sono per metà false, ogni cosa ha due lati », e così via. Sono questi esempi della polarità di tutto ciò che è in natura; del fatto che gli opposti non sono altro che i due estremi della stessa cosa, ma con diverse variazioni di grado, proprio allo stesso modo in cui caldo e freddo, consistendo la loro diversità solo in differenza di grado, sono in realtà identici, sebbene opposti. Potete forse voi, guardando il vostro termometro, scoprire dove termina il caldo e comincia il freddo? Niente esiste di caldo o freddo « assoluto ». Sia l’uno, che l’altro termine, stanno per diversi gradi della stessa cosa, che a sua volta, non è che una variante ed un grado di vibrazione; per cui dire « caldo » o «freddo » non è altro che il riferirsi, rispettivamente, ai due poli della stessa cosa. Anche nel caso della luce e dell’oscurità vale lo stesso discorso: esse sono uguali, consistendo la loro differenza nella diversità di grado manifestantesi tra i due estremi del fenomeno. Chi può dire, infatti, dove termina l’oscurità ed ha inizio la luce? Quale differenza esiste tra il grande e il piccolo, o il duro e il tenero, il bianco e il nero, l’acuto e l’ottuso; il movimento e la quiete, l’alto e il basso, il negativo e il positivo? Ognuno di questi paradossi ha la sua spiegazione nel principio di polarità e solo in esso. Un discorso analogo può esser fatto per il piano mentale. Ad esempio, esaminiamo l’amore e l’odio: sono questi stati mentali, a prima vista, del tutto in antitesi. Malgrado ciò, tra i vari gradi di odio e di amore, c’è un punto intermedio in cui diciamo « piacere o dispiacere », o anche né l’uno né l’altro. Per capire che ognuno di essi si riferisce alla stessa cosa, basta riflettere un attimo. Inoltre, tenetelo bene a mente, perché è questa una regola di capitale importanza per gli ermetisti, si possono cambiare le vibrazioni d’odio in quelle d’amore e viceversa, e non solo nel proprio spirito. E’ probabile che molti fra coloro che leggono queste righe, abbiano avuto un’esperienza diretta della rapidità con cui si può passare dall’amore all’odio e da questo all’amore; essi si saranno certamente resi conto che ciò è possibile grazie all’uso della volontà, ovvero con l’ausilio di insegnamenti ermetici. Bene e male, abbiamo detto, non sono che i poli della stessa cosa, e nessuno quanto uno studioso ermetico, è a conoscenza dell’arte di trasmutare il male in bene, in base all’applicazione del principio polare. Per concludere, l’arte della polarizzazione, finisce col divenire una fase dell’alchimia mentale, nota e praticata da maestri antichi e attuali. Rendersi padroni di questo principio, significherà per ognuno poter invertire la propria polarità ed anche quella altrui, naturalmente dopo una lunga applicazione ed uno studio adeguato.

V – IL PRINCIPIO DEL RITMO
« Ogni cosa fluisce e rifluisce, ogni cosa ha fasi diverse; tutto s’alza e cade; in ogni cosa è manifesto il principio del pendolo: l’oscillazione di destra è pari a quella di sinistra: tutto si compensa nel ritmo ». E’ questo il principio con il quale si comprende che, in ogni cosa, c’è un movimento, un moto che rifluisce, una simmetria eterna tra i due poli. Così esisterà sempre per ogni azione una reazione, per ogni innalzamento un abbassamento. Ciò vale per ogni cosa: per i pianeti, i soli, l’energia e la materia, come per gli uomini, gli animali e la mente. La potenza di questo principio regolatore, può rinvenirsi nella creazione e nella distruzione dei mondi, nello sviluppo e nella corruzione dei popoli, ed anche negli stati mentali umani, grazie ai quali l’ermetista comprende il principio più importante e riesce a neutralizzarne gli effetti. Ciò avviene per mezzo della legge mentale della neutralizzazione; se non si può annullare il principio o almeno arrestarlo, si può sfuggire, in parte, ai suoi effetti. Questa é l’arte degli ermetisti: compreso il principio, imparare ad usarlo invece che subirlo. Quindi, se l’ermetista si polarizza su un certo punto, neutralizza la forza ritmica del pendolo, che oscillando, tenderebbe condurlo all’altro polo. Se è vero che quasi tutte le persone che hanno raggiunto un certo auto-controllo, riescono ad esercitare in parte, questa funzione; il maestro lo fa volontariamente, raggiungendo quel grado di equilibrio e forza mentale, che risulta incredibile alla massa, sempre oscillante, proprio come un pendolo. I metodi d’uso, contro-azione e neutralizzazione del principio di polarità e di quello del ritmo, formano una delle parti più importanti dell’alchimia mentale ermetica.

VI – IL PRINCIPIO DI CAUSA ED EFFETTO
« Ogni effetto ha la sua causa, ogni causa il suo effetto; tutto avviene in conformità di una legge, il caso è il nome dato ad una legge che non si conosce; pur se esistono diversi piani di causalità, niente sfugge alla legge ». Esso esplica molto bene il principio secondo il quale, se per ogni causa esiste un effetto, ogni effetto ha la sua causa. Cioè: tutto avviene secondo una legge; non esiste il caso, se ci sono diversi piani di causalità per i quali i più alti dominano gl’infimi, pur tuttavia nulla può sfuggire del tutto alla legge. Grazie alla conoscenza dell’ermetismo, ci si può innalzare al di sopra del normale piano di causa ed effetto (almeno entro certi limiti) tanto da diventare causanti. Ben sappiamo che le masse sono condizionate dall’ambiente, tanto da essere mosse secondo gli altrui, desideri come pedine di scacchi, vinte da mille cause esterne. Ma coloro che giungono al piano superiore, riescono a dominare il proprio carattere, i propri stati d’animo, le proprie emozioni, e quindi tutto ciò che li circonda; diventando causa anziché pedina. Essi possono dire di giocare la PARTITA DELLA VITA e non di essere giocati! Essi USANO il principio, non ne sono gli attrezzi; se pure obbediscono ai piani di causalità a loro superiori, dominano sul loro. In queste parole è condensata la grande ricchezza della disciplina ermetica; chi lo può, ne approfitti.

VII – IL PRINCIPIO DEL GENERE
«Il genere si manifesta in ogni cosa e su tutti i piani; ogni cosa ha il suo principio maschile e femminile».Scopriamo ora, che in ogni cosa è un genere: ovunque troviamo il maschile o il femminile. Tutto questo vale, oltre che per il piano fisico, anche per quello mentale o spirituale. Quanto al piano fisico, il principio ha la sua evidenza nel SESSO, mentre nei superiori, pur assumendo forme più alte, rimane invariato. Non c’è possibilità di creazione fisica, mentale o spirituale senza l’applicazione di questo principio. Comprenderlo significa dare un raggio di luce ad argomenti fino ad ora oscuri alla maggior parte dell’umanità. Esso opera sempre rivolto alla creazione, generazione e rigenerazione. Tutto, cose e persone, sono fondati su questo principio; ogni elemento femminile ne contiene uno maschile e viceversa. In questo grande principio è racchiusa la chiave di gran parte dei misteri della vita. Bisogna, a questo punto, soffermare l’attenzione sull’enorme differenza esistente tra questa legge e le basse, infamanti teorie o pratiche, che, munite di denominazioni assurde, non sono altro che la profanazione del nostro grande principio. Questi dubbi rifacimenti delle antiche forme del « fallicismo », vertono alla degenerazione dello spirito, dell’anima, del corpo, e la filosofia ermetica ha sempre cercato di aprire gli occhi sulla fallacia di tali insegnamenti, votati alla dissolutezza, alla perversione, all’inversione dei principi di natura. Qualora foste portati per questa via, lasciate da parte la dottrina ermetica; essa non può aiutarvi; come per i puri ogni cosa è pura, per i perversi ogni cosa è tale.
CAPITOLO TERZO TRASMUTAZIONE MENTALE
« La mente, come i metalli e gli elementi, può essere trasmutata: da stato a stato, da grado a grado, da condizione a condizione, da polo a polo, da vibrazione a vibrazione. La vera trasmutazione ermetica è un’arte mentale » Già abbiamo avuto modo di dire che gli ermetisti erano, un tempo, alchimisti, psicologi, astrologi. Come dall’astrologia è venuta fuori l’attuale astronomia, dall’alchimia deriva la chimica e dall’antica psicologia mistica la moderna. Questo, però, non deve far ritenere erroneamente che gli antichi non fossero a conoscenza di quel che le scuole moderne ritengono loro esclusiva conquista. Infatti, osservando le incisioni fatte su antiche pietre egiziane, si può notare come i nostri avi avessero già molte cognizioni astronomiche, come testimonia il sistema di costruzione delle piramidi. Così, essi conoscevano la chimica, come ci risulta da antiche scritture, e gran parte delle loro teorie di fisica hanno avuto conferma dalla scienza moderna, come pure gli studi sulla costituzione della materia E ciò non basta! Gli Egiziani avevano una vasta esperienza nelle scienze psicologiche, specie in alcuni rami, oggi ignorati, noti sotto il nome di scienza « psichica », cosa che, benché lasci scettici gli psicologi moderni, fa tuttavia ammettere loro, che « deve pur esserci qualcos’altro… ». Sta di fatto che gli antichi, oltre alla conoscenza delle scienze su menzionate, avevano nozione dell’astronomia trascendentale o astrologia, della chimica trascendentale o alchimia, della psicologia trascendentale o psicologia mistica. Essi avevano oltre alla conoscenza esteriore che posseggono i moderni scienziati, anche quella interiore. Tra i tanti segreti della loro scienza, era quello a noi noto come « trasmutazione mentale», che sarà argomento di questa lezione. E’ questo il termine un tempo usato per indicare l’antica arte della trasformazione dei metalli vili in oro. Letteralmente trasmutare significa mutare una natura, una sostanza o una forma, in un’altra. Quindi, per trasmutazione mentale si intende l’arte di cambiare stati, forme e condizioni mentali in altri; da cui potremo anche chiamarla una forma di psicologia mistica pratica. Sebbene questa trasformazione sul piano mentale sia enormemente importante per i suoi effetti, tanto da costituire uno dei più grandi rami dello scibile, essa non è che l’inizio! Già sappiamo che il primo dei nostri sette principi è quello del mentalismo, secondo il quale « TUTTO è mente » e che quindi «l’universo esiste nella mente del tutto ». Se questo principio è vero, dobbiamo poterne verificare gli effetti: la trasmutazione mentale deve quindi, poter CAMBIARE LE CONDIZIONI DELL’UNIVERSO in funzione della materia, della forza, della mente. E’ certamente questo il motivo per cui la trasmutazione mentale, fu considerata «magia» dagli antichi scrittori, che per altro ben pochi accenni hanno fatto alle sue proprietà pratiche. Perconcludere, se tutto è mentale, quest’arte deve rendere il maestro in grado di controllare sia le condizioni materiali, che quelle mentali. Purtroppo solo alcuni alchimisti mentali assai progrediti hanno la capacità di dominare situazioni fisiche di grande portata, come il controllo degli elementi della natura, il produrre o il far cessare terremoti, tempeste o altri grandi fenomeni fisici. L’esistenza di uomini siffatti, non può però essere negata dagli occultisti, quale che sia la loro scuola. I migliori maestri, infatti, hanno avuto esperienze tali da giustificare queste credenze. Essi non danno pubblicità ai loro poteri, ma, onde raggiungere un sempre maggior sviluppo, preferiscono l’isolamento. Quanto agli studiosi inferiori di grado, ovvero iniziati e insegnanti, essi sono in grado di operare liberamente sul piano mentale della trasmutazione, per quel che riguarda i cosìddetti «fenomeni psichici », « poteri mentali », « scienza mentale », ecc. che altro non sono se non diversi nomi per lo stesso principio, che agisce sulle stesse linee generali. Chi si dedica alla trasmutazione mentale, opera in essa, trasmutando stati e situazioni mentali in altri, secondo formule più o meno esatte; per cui, i tanti « trattamenti », «negazioni » o « affermazioni » di scuole di scienze mentali, si riducono a formule imperfette della scienza ermetica. In verità, la più gran parte dei moderni praticanti è assai più addietro nella conoscenza della filosofia ermetica, degli antichi maestri, non avendo essi, la conoscenza di base della dottrina. Per chi conosce questi metodi, è possibile cambiare non solo il proprio stato mentale, ma anche l’altrui; il che, normalmente avviene a livello subcosciente, ma a volte anche volontariamente, con la comprensione di leggi e principi se non si ha la capacità di neutralizzare degli effetti che si tenta di far ricadere su di loro. Molti studiosi della scienza mentale moderna sanno ormai, che, con un desiderio intenso e molta concentrazione, si può trasmutare qualsiasi condizione materiale dipendente da altre menti. Ma, essendo il pubblico, oggi, informato di queste cose, non riteniamo opportuno soffermarvisi oltre, volendo solo mostrare i principi ermetici che sono la base di queste applicazioni pratiche, buone o cattive che siano, essendo, grazie alla polarità, possibile usarle in opposte direzioni. «TUTTO E’ MENTE». Confidiamo nella più viva attenzione da parte dei lettori, in quanto questo è il principio fondamentale di tutta la scienza ermetica.

CAPITOLO QUARTO. IL TUTTO
« Alla base e più in là dell’universo del tempo, dello spazio e delle mutazioni, si trova la verità fondamentale, la realtà sostanziale ». Alla base e oltre ogni impressione o manifestazione esterna, c’è sempre una realtà sostanziale, sempre. Questa è la legge eterna. Per sostanza, intendiamo quello che è al di sotto di ogni manifestazione esterna; la «cosa in se», ecc. quindi con sostanziale si vuole indicare « lo stato di ciò che è reale » ovvero fisso, stabile, vero, ecc. Quando l’uomo prende in considerazione il suo universo, riesce a vedere solo i cambiamenti nella materia, nelle forze e negli stati mentali. Osserva che, in realtà, nulla E’, ma tutto CAMBIA, tutto DIVIENE. La legge del ritmo è sempre presente; niente è in quiete, ogni cosa nasce, si sviluppa e muore; nell’attimo in cui qualcosa perviene al culmine del suo splendore, già comincia, inesorabilmente, a decadere. Non esiste una realtà, una fissità, uno stato permanente: niente resta immutato, tranne ilcambiamento. Ogni cosa si evolve, tutto si risolve in altro, « sono e saranno » sempre, azioni e reazioni, flussi e riflussi, morte. Nulla resta, tranne il cambiamento. Ma l’uomo, quale essere pensante, comprende che tutte queste mutazioni non sono che apparenze esterne; la manifestazione di una realtà sostanziale, della potenza che è « al di sotto» delle cose. In ogni tempo, in ogni nazione, i grandi pensatori riconoscono l’esistenza di questa grande realtà; tutte le filosofie serie hanno per base tale pensiero, pur avendolo chiamato in vari modi: alcuni lo dicono Deità, altri « Energia Infinita », altri ancora « materia,». Tutti, però, sono d’accordo nel riconoscerne l’esistenza. Si tratta di una realtà così evidente, che non ha bisogno di commento. Come già molti prima di noi, abbiamo voluto chiamare questo grande potere, quest’immensa forza sottostante, col nome di TUTTO, con cui si indica il più capiente dei termini usati dall’uomo per ciò che trascende nomi e termini. Poiché accettiamo la dottrina dei più grandi pensatori ermetici di ogni tempo, e quella delle anime che hanno raggiunto i piani di esistenza più elevati, ci uniamo a loro nell’affermare che la natura profonda del TUTTO è inconoscibile. Così è e sarà perché a nessuno è dato di comprendere l’essere del TUTTO. I veri ermetisti sanno che le teorie, le ipotesi, le speculazioni dei metafisici e dei teologi, non sono che sforzi infantili delle deboli menti mortali, per tentare di spiegare i segreti dell’infinito. Ma, data la difficoltà e la natura del compito intrapreso, tutti questi tentativi sono destinati a fallire; perché chi si dedica a questi studi si perde nel labirinto del pensiero e tutta la sua logica lo condurrà in un vicolo cieco, come fosse al punto di partenza; tanto da mostrargli che non è in grado di capire i misteri della vita. Così, sono da considerare ancor più presuntuosi quelli che pretendono di ascrivere al TUTTO la loro personalità, le proprie qualità, i propri attributi; tutte cose che riguarderebbero il TUTTO, in quanto suscettibili di sentimenti, sensazioni; caratteristiche umane e anche delle più turpi sue qualità; come il desiderio di potenza sugli altri, di lodi continue, di venerazione, idee queste, del tutto indegne dell’uomo e come tali da rigettare. Si rende ora necessaria la distinzione esistente tra filosofia, religione e teologia. Noi diamo alla religione, il carattere di rivelazione intuitiva dell’esistenza del Tutto e delle sue relazioni con l’umana specie: mentre la teologia, altro non è se non quell’insieme di tentativi da parte dell’nomo, di attribuire personificazione, caratteristiche e qualità al TUTTO, escludendo la sua vera natura, mediante teorie riguardanti il suo Essere, i suoi desideri, i suoi disegni; e risolvendo così, la necessità di « intermediari » fra ESSO e gli individui. Per noi, filosofia vuol dire ricerca del significato di cose conoscibili e alla nostra portata, mentre, al contrario, la metafisica opera oltre i limiti del conoscibile, con un piano di azione del tutto simile a quello teologico. Ne consegue che, per noi, sia la religione che la filosofia vanno intese come dottrine aventi il loro fondamento nella realtà; al contrario, teologia e metafisica, non sono altro che vuote formule, che affondano le loro radici nella sabbia dell’ignoranza, ben povero appoggio per le deboli menti umane! Con ciò, non vogliamo convincere i nostri lettori ad accettare queste dottrine; le stiamo solo esponendo, per mostrare il nostro punto di vista. Ma, malgrado la vera natura del TUTTO sia inconoscibile, pure vi sono alcune verità essenziali, in rapporto stretto con esso, che non possiamo ignorare. Esaminarle, è parte precipua del nostro compito, specie se si tiene conto che, esse, concordano perfettamente con quanto fu detto dai sapienti più illuminati dei più alti piani. Ve ne mostriamo alcune: « Ciò che è la realtà sostanziale, non può essere nominato; ma i saggi lo chiamano il TUTTO ». « Nella sua essenza, il TUTTO è inconoscibile ». « La voce della Ragione deve essere accolta nel migliore dei modi e trattata col dovuto rispetto». In base alla nostra ragione, possiamo notare quel che ora esporremo, pur senza invadere l’inconoscibilità del TUTTO;
1) Poiché, per sua natura, nulla può esistere al di fuori del TUTTO, esso deve essere ciò che REALMENTE è.
2) Il TUTTO è infinito. Nulla può delimitare, definire, costringere, limitare il TUTTO, essendo questi ETERNO o infinito nel tempo, poiché è sempre esistito. Nulla può averlo creato, e noi sappiamo che niente può derivare, evolversi, dal nulla. Se non fosse mai «stato», fosse anche per un solo attimo, neppure ora «sarebbe». Quindi, esso non potrebbe essere sempre esistito, se da nulla può essere distrutto; né per un istante potrebbe cessare d’essere, poiché, qualcosa, non può divenire nulla, mai. E ancora, non può esserci luogo al di fuori del TUTTO, quindi, dev’essere infinito nello spazio e dovunque. Così, dev’essere ininterrotto nello spazio, continuo, senza separazione, o rottura, poiché niente esiste che possa interrompere la sua continuità. Né, d’altra parte esisterebbe qualcosa capace di colmare sue eventuali «fessure ». E dato che, non esiste nulla che possa costringerlo, limitarlo, condizionarlo, restringerlo o interferire con lui, si può dedurre che è « potenzialmente » infinito in se stesso, e quindi ASSOLUTO. Nessuna potenza potrebbe assoggettarlo, poiché nessun potere esiste al di fuori del Suo.
3) Se è vero, come è vero, che nulla vi è che possa operare dei cambiamenti, nulla in cui potrebbe cambiarsi o da cui essere cambiato, il TUTTO dev’essere immutabile nella sua essenza più profonda; infatti non si può aumentarlo né diminuirlo o distruggerlo, e in nessun modo si può farlo divenire più piccolo o più grande di quel che non sia. Esso è sempre stato e sempre rimarrà com’è , immutato neI tempo, e non è mai esistito un qualcosa che potesse alterarlo, né vi sarà mai. E, tenendo presente che il TUTTO è infinito, immutabile, assoluto ed eterno, tutto ciò che, al contrario, è instabile, finito, condizionato, non può essere il TUTTO; quindi, dato che nulla esiste al di fuori del TUTTO, ogni cosa finita è, in realtà, niente. Questo discorso non deve spaventare né stupire; non è fatto per giungere, attraverso la Filosofia Ermetica, a un ideale Cristiano o d’altra religione; e, anche se a prima vista può apparire assurdo, c’è un certo nesso logico tra le cose sopra dette, senza dover ricorrere a dogmi. Se noi ci guardiamo intorno, possiamo vedere ovunque, la base fisica d’ogni forma; la «materia ». Attenzione però a non confondere questa « materia» col TUTTO, in quanto essa non può contenere vita o mente, che sono, infatti, prerogative dell’universo, quindi del TUTTO. Questo perché nulla può mostrarsi nell’effetto, che già non sia nella causa.E’ questo il motivo per cui, anche la scienza moderna, ci dimostra che in realtà la «materia» non esiste; non esiste cioè un termine di quel genere; ma piuttosto, potremmo dire, « energia» o « forza interrotta », cioè forza a grado di vibrazione ridotto. Dice un recente scrittore: « la materia si è volatilizzata nel mistero », teoria d’altronde adottata, ormai, anche dalla scienza materialistica, che riconosce, a sua base, l’energia. Allora il TUTTO non è altri che pura energia o forza? Anche questo è errato, almeno nel senso comune dell’interpretazione; poiché energia e forza, per i materialisti, sono forze cieche, meccaniche e prive di una qualsiasi guida mentale. E noi sappiamo che la vita e la mente, non possono essere il frutto di cieca energia. Ecco quindi spiegato perché il TUTTO non può essere solo energia pura, altrimenti non esisterebbero vita o mente, mentre noi siamo ben vivi e ci serviamo ottimamente della nostra mente per risolvere questo stesso problema; stesso discorso poi, per quelli che ritengono il TUTTO consistente in energia. Allora, si potrebbe concludere che, essendoci nell’universo di superiore alla materia o all’energia solo LA VITA e LA MENTE, in tutti i loro gradi, il TUTTO si risolve in esse. Ciò è vero, ma fino ad un certo punto; se s’intende per vita e mente, quel che noi, poveri mortali, conosciamo intorno ad esse, siamo fuori strada; qualora invece, si voglia considerare per mente, quel qualcosa così aldisopra di ciò che si dice comunemente, come, ad esempio, la differenza esistente tra mente e forze meccaniche, allora potremo veramente dire che il TUTTO è la « Mente vivente »; esattamente quella MENTE VIVENTE INFINITA che gli illuminati chiamano, col massimo della riverenza. SPIRITO.
CAPITOLO QUINTO. L’UNIVERSO MENTALE
«L’universo è mentale; esso risiede nella mente del Tutto». Abbiamo detto che il TUTTO è SPIRITO; ma, in realtà, che è lo Spirito? E’ questa una domanda senza risposta, perché, identificandosi lo Spirito nel Tutto, per sua natura indefinibile, siamo in un circolo chiuso. Possiamo solo dire che lo Spirito è il nome che l’uomo dà alla sua più alta concezione della Mente vivente infinita. Esso vuoi dire «Essenza Reale», ed è del tutto superiore alla vita e alla mente, come noi le conosciamo. Poiché trascende la nostra è questo l’unico motivo per il quale siamo autorizzati a pensarlo come mente vivente infinita, pur riconoscendo di non poterlo comprendere appieno. Senza questa premessa, è impossibile procedere nell’argomento. Ora passiamo a considerare la natura dell’universo come Insieme e distinguendolo per parti. Già abbiamo osservato che nulla può esserci al di fuori del TUTTO. Né, però, l’universo può essere TUTTO, in quanto esso sembra consistere in molteplici parti e, in costante evolversi. La prima conclusione che ci verrebbe fatto di fare è che, se l’universo non è commensurabile al TUTTO, sarà quindi il nulla; ma con ciò non si può certo dire di aver risolto il problema, ma solo di averlo eluso, poiché noi abbiamo il senso dell’esistenza dell’universo. E se non è il nulla, né il Tutto, cos’è? Naturalmente, bisogna osservare che, se l’universo esiste o almeno sembra esistere, non può non provenire dal TUTTO, ed è quindi una sua creazione. Ma, conservando il principio che nulla può nascere dal nulla, cosa può aver creato il TUTTO? C’è, tra i filosofi, chi dice che il TUTTO ha creato l’universo da se stesso, cioè facendolo derivare dalla sua essenza, ma questa è una teoria in antitesi con il principio che ogni molecola dell’universo non sarebbe consapevole d’essere il TUTTO; quindi esso, non potrebbe perdere coscienza di se, né DIVENIRE una forza cieca o un essere vivente senza coscienza. C’è infine chi, nella consapevolezza della esistenza del TUTTO come «entità» e della realtà della natura umana, è giunto alla conclusione che uomo e TUTTO siano la stessa cosa, e quindi si ritengono specie di Dei novelli, causando il dileggio delle masse e la costernazione delle persone sensate. In confronto, la pretesa di un atomo di materia che dicesse: « io sono uomo», suonerebbe meno assurda. Ma torniamo al nostro problema; cos’è questo universo, se non si identifica col TUTTO, non è propriamente una sua creazione, né si è da lui separato? Cos’altro può essere, cosa può dunque averlo generato? Esaminiamo il dilemma più attentamente. Cominciamo col tenere a mente l’antico assioma ermetico della « corrispondenza »: « Quel che trovasi al di sopra è uguale a quel che è al di sotto». Proviamo a guardare le funzioni dei più alti piani basandoci su quel che avviene sul nostro. Innanzi tutto com ‘è che l’uomo crea sul proprio piano? Vediamo subito che egli riesce a creare, formando qualcosa da materie esterne. Tutto ciò non potrebbe essere, in quanto nessun materiale esiste esteriormente al TUTTO, con cui si possa creare. Inoltre, l’uomo riproduce la propria specie con un processo di generazione, che si può definire come moltiplicazione di se, grazie al trasferimento di una propria sostanza a quel che viene da lui generato. Tutto questo però, non può applicarsi al TUTTO, poiché, come sappiamo, esso non può sottrarre o trasferire una sua parte, né può moltiplicarla né tanto meno riprodurla. Assurdo in entrambi i casi: nel primo gli si toglierebbe qualcosa, nel secondo si addiverrebbe ad un’addizione. Ma non esiste forse un altro modo di creazione per l’uomo? Non ci è noto che egli può produrre mentalmente? Così facendo, il suo spirito raggiunge la creazione mentale, senza ricorrere alla riproduzione e senza usare materiali esterni. Per cui, in base al principio di corrispondenza, possiamo affermare che il TUTTO crea l’universo MENTALMENTE mediante un processo analogo a quello usato dall’uomo per le immagini mentali. E’ questo il punto in cui i postulati della Ragione combaciano perfettamente coi dettami degli Illuminati, quali risultano dai loro insegnamenti scritti; quindi, gli insegnamenti dei Saggi, sono uguali a quelli di Ermete. Non possiamo dunque, razionalmente giungere ad una conclusione diversa da questa: che il TUTTO non può creare che mentalmente, cioè, senza impiego di alcun materiale, o mediante riproduzione. Il processo usato dal TUTTO nella creazione degli universi è in fondo simile a quello con cui, mentalmente, ci creiamo un nuovo mondo. La differenza è che, mentre il nostro è una creazione di una mente finita, l’altro è di una mente infinita, superiore, e se sono quindi simili nella specie, differiscono infinitamente per grado. Importantissimo è tener presente che:
L’UNIVERSO, E TUTTO CIO’ CHE CONTIENE, ALTRI NON E’ SE NON UNA CREAZIONE MENTALE DEL TUTTO, POICHE’ in verità, TUTTO E’ MENTE!
« Nella sua mente infinita, il TUTTO crea moltissimi universi, che esistono per tempi diversi, nell’ordine dei millenni. Ma, per il TUTTO, creazione, sviluppo, regresso e morte di un miliardo di universi, non ha durata maggiore dell’aprirsi e chiudersi di un occhio». « La mente infinita del TUTTO è la fattrice de gli universi ». Come già abbiamo avuto occasione di osservare, il principio del Genere pur manifestandosi su tutti i piani di esistenza, mentale, spirituale e materiale, non va confuso col SESSO che è soltanto una manifestazione materiale del Genere. Per «Genere » si deve quindi intendere, « relativo a generazione o a creazione ». Perciò, ovunque avvenga una creazione o generazione, questo principio non può non manifestarsi. Ciò è applicabile anche alla creazione di universi. Non si deve, però, concludere che noi insegniamo che c’è un Creatore o Dio, maschio e femmina. Tale teoria non è che una deformazione degli antichi insegnamenti sull’argomento; la verità è che il TUTTO in se stesso, è al di sopra di ogni legge, quindi di quella del tempo, dello spazio e anche di quella del Genere. Esso è la legge da cui derivano tutte le altre e non può essere soggetta ad alcuna di esse. Bisogna dire invece, che, quando il TUTTO si manifesta sul piano della generazione o creazione, opera secondo questo principio, in quanto si muove su un piano d’essere più basso. Ne consegue quindi, che esso manifesta il principio del Genere nei suoi aspetti: maschile e femminile. Il tutto avviene naturalmente sul piano mentale. Forse questa è una teoria che può sembrare strabiliante a chi ne sente parlare per la prima volta mentre in realtà, essa viene comunemente accettata nei pensieri di ogni giorno. Non si parla, forse, giornalmente della paternità e della maturità di Dio, come pure della Natura Madre universale? Così dicendo, si riconosce per valido il Principio del Genere nell’universo. Va peraltro notato che, il principio del Genere, non implica una vera e propria dualità: il TUTTO è uno solo, pur se si manifesta sotto i due aspetti. Il principio maschile che il TUTTO manifesta, rimane in un certo senso, separato dall’effettiva creazione mentale dell’universo. La sua volontà viene proiettata verso il principio femminino o natura, e soltanto da questo ha inizio il vero lavoro di evoluzione dell’universo che, dai più semplici « centri di attività » giunge all’uomo e poi ad entità sempre più alte, sempre rispettando le leggi fisse e improrogabili della natura. Volendoci attenere alla vecchia forma di pensiero, si può dire che il principio maschile si realizza in Dio Padre, quello femminile, nella Natura, madre universale, da cui tutte le cose furono generate. E’ questa più che un’immagine metaforica; si tratta dell’effettivo processo creativo dell’universo. Ciò non toglie che bisogna sempre tener presente che il TUTTO non è che UNO e che l’universo esiste, come creazione, nella sua mente infinita. Per avere un’idea più esatta sulla veridicità di questa legge, basterà che applichiate il principio della corrispondenza a voi stessi, alla vostra mente. Ognuno di noi sa molto bene che quella parte che chiamiamo «lo », è in noi quasi separata e assiste, in un certo senso, alla creazione di immagini mentali. Dall’io possiamo distinguere il « me »; cioè quella parte della mente in cui si compie la creazione. L’io quindi, agisce come supervisore, esaminando i pensieri e le immagini del « me ». Se terremo a mente che, « come al di sopra, così è al di sotto », potremo usare i fenomeni di un piano per spiegare i misteri dei piani superiori o inferiori. Quella specie di venerazione istintiva che abbiamo per il TUTTO, viene generalmente chiamata « religione », così come la riverenza per la MENTE MADRE si manifesta in pieno, quando osserviamo le meravigliose opere della natura; è questo un sentimento che ha le sue radici nella parte più riposta del nostro intimo; poiché ci deriva proprio dalla mente madre, dalla quale siamo attratti come il bimbo che si stringe al seno della mamma. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla supposizione che questo piccolo mondo in cui viviamo, e che non è che un granello di polvere sperduto nello spazio, sia l’immenso Universo! Nella mente in finita del TUTTO risiedono miliardi di universi e di mondi anche più grandi del nostro. Nello stesso nostro minuscolo sistema solare, vi sono piani di vita assai più alti del nostro, ed esseri, al cui confronto, non siamo che deboli forme di vita terrestri. Esseri con poteri superiori a quelli che l’uomo ha sognato essere attributi degli Dei, veramente inimmaginabili. Eppure, anche questi esseri, un tempo erano simili agli umani, se non ad un livello anche più basso; allo stesso modo, un giorno, saremo come e più in alto di loro; questo, dicono gli illuminati, è il destino umano, poiché la morte non ha nulla di reale, è solo nascita a nuova vita, elevazione sempre più rapida a piani vitali sempre più alti, nel l’immensità del tempo. Poiché l’universo è la nostra ultima dimora, prima che il tempo abbia fine, lo percorreremo interamente. Le nostre possibilità, proiettate nel futuro, sono immense, dato che abitiamo nell’infinita mente del TUTTO, che ci rende infiniti nel tempo e nello spazio. Quando poi il TUTTO, finito il ciclo di eoni, deciderà di riportare a se tutte le sue creazioni, raggiungeremo il massimo dell’elevazione, saremo una cosa sola col TUTTO, avremo in mano la Verità. Coloro che, più Illuminati, sono assai avanti nel sentiero, questo ci dicono. In attesa di ciò, dobbiamo vivere sereni, perché protetti dall’immensa potenza della MENTE, Madre e Padre.« Entro la Mente Madre-Padre, i mortali sono al sicuro ».« Nell’universo nessuno è senza padre e
senza madre »
CAPITOLO SESTO. IL DIVINO PARADOSSO
«I mezzi-saggi che, riconoscendo la parte di irreale che è nell’universo, credono di poterne infrangere le leggi, sono in realtà, soltanto degli sciocchi, che, per la loro pazzia, finiranno con lo spaccarsi la testa sulle rocce, vinti dagli elementi. I veri saggi, invece, che sanno qual’è la natura dell’universo, usano la Legge contro le leggi, ciò che è più elevato contro quel che è più in basso; e riescono a tramutare l’indegno in degno con l’alchimia mentale. E’ per tutto ciò, che essi sono dei vincitori. Le conoscenze più alte non consistono in strani sogni, assurde visioni o immagini fantastiche; ma nel sapersi servire delle energie più alte contro le più basse, sottraendosi alle sensazioni dolorose dei piani più bassi, con opportune vibrazioni sui più alti. La grande arma dei Maestri è la trasmutazione, non la vana negazione! Quando il TUTTO dà inizio alle sue creazioni, assieme al principio di polarità, si manifesta inequivocabilmente il paradosso dell’universo. Esser consapevoli di ciò, significa oltrepassare la linea che separa i mezzi-saggi dai saggi. Se per il TUTTO, l’universo con le sue leggi, fenomeni, vita e potenza appare nello stato di sogno, di meditazione, per noi esseri finiti, fa parte della realtà, e ugual sorte hanno la vita, l’azione, il pensiero. Il tutto pur nella consapevolezza della sua natura immaginaria, mentale. Ad ogni piano le sue leggi. Male sarebbe per l’universo se il TUTTO lo considerasse reale! Cesserebbe il continuo tenere verso l’alto, il divino, e l’universo diverrebbe un qualcosa di immobile, statico, privo di progresso. Chi si ostina a voler pensare all’universo come a qualcosa di irreale, finisce per farlo divenire veramente tale, cosicché prende a vivere come un sonnambulo, girando sempre in tondo, per ritrovarsi al punto di partenza; finché svegliatosi, si ritrova contuso e sanguinante per aver cozzato con quelle leggi di natura che si è ostinato a ignorare. Rivolgete pure i vostri occhi alle stelle, ma non scordate di guardare dove mettete i piedi, potreste scivolare nel fango! Tenete a mente il « divino paradosso », per cui l’universo, mentre NON E’, E’ tuttavia. Ricordate anche i due poli della verità, assouto e relativo, non lasciatevi convincere dalle mezze verità. Questa legge del paradosso ermetico, non è altri che uno degli aspetti del principio di polarità, in riferimento al quale molte pagine sono state scritte dagli ermetici, nella trattazione dei problemi di vita ed essere. I maestri, infatti, ricordano frequentemente ai loro discepoli, di non lasciarsi tentare dall’errore di omettere, in ogni problema, « l’altra parte», e in particolar modo raccomandano molta attenzione coi problemi riguardanti l’assoluto e il relativo, il punto debole di ogni filosofo, che portano a pensare ad agire quasi si fosse privi del più elementare «senso comune ». Da parte nostra, raccomandiamo a tutti gli interessati di scienze occulte la massima cautela per quel che concerne la comprensione del divino paradosso», onde non restino imbrigliati nella rete delle mezze verità. E’ al raggiungimento di questo scopo che verte particolarmente questa lezione, per cui tenetene il debito conto. Chi si rende conto che l’universo non è che una creazione mentale del TUTTO, per prima cosa pensa che esso e tutto ciò che contiene non è che un’illusione, un’irrealtà, qualcosa contro cui tutti i suoi istinti si ribellano. Ma questa, come ogni altra grande verità, deve essere guardata sotto la luce sia del punto di vista assoluto, che di quello relativo. Sotto il primo, si presenta dunque, come illusorio, innaturale e fantasmagorico rispetto al TUTTO in se. Riconosciamo però questa validità anche al secondo, in quanto parliamo del mondo come di quel « complesso di cose » che muta continuamente, nasce e muore, poiché l’idea di mobilità, di finitezza, di non-sostanzialità, è sempre unita a quella di una creazione; anchequalora questa sia in antitesi con l’idea del TUTTO, senza con ciò pregiudicare le nostre convinzioni sulla natura di ambedue. Tutti sono d’accordo su questo: il teologo, il metafisico, lo scienziato, il filosofo, e la stessa teoria è presente in ogni forma di pensiero filosofico o religioso, come anche nei postulati delle scuole di metafisica e di teologia. Per cui, sebbene il modo in cui il soggetto è mostrato ai lettori, sia, seguendo gli insegnamenti ermetici, assai più strano e impressionante, predicando la non-sostanzialità dell’universo, pure, esso non differisce molto, nella sua essenza, da termini a voi molto più familiari. Per ogni corrente intellettuale o filosofica, quel che ha un inizio e un termine, non può non sembrare irreale, immaginario, data la sua finitezza; quindi, lo stesso ragionamento è applicabile anche all’universo. Per cui, basandoci sulla visione assolutistica, niente è reale tranne il TUTTO; senza con ciò pregiudicare il modo o la terminologia con i quali ci si può accostare all’argomento. Da ciò, che l’universo sia o meno di materia, limitato nella sua durata o essenziale, esso è sempre un qualcosa formato da tempo, spazio, e in incessante modificarsi. Prima di concepire un’idea sulla natura men tale dell’universo, è necessario tener conto di questo fatto, valido anche per ogni altra concezione. Ricordiamoci però, che esiste anche il rovescio della medaglia, dato dal punto di vista relativo. Se la definizione della « verità in assoluto » è: « cose come le conosce la mente di Dio », quella relativa sarà: « cose come sono viste e intese dall’uomo nelle sue più alte accezioni ». Quindi, l’universo è per il TUTTO irreale, frutto di sogno o di meditazione, mentre per le menti finite, che fanno parte di questo stesso universo, esso può non essere, in quanto visto da menti e poteri mortali, qualcosa di più che reale. Pur mantenendo come valida la visione assolutistica, bisogna ricordare che noi non siamo il TUTTO e che quindi non dobbiamo erroneamente ignorare o negare i fenomeni dell’universo, come si presentano alle nostre menti umane. Ad esempio, ben sappiamo qual’è, ai nostri sensi, la sensazione di « esistenza » della materia, e assai imbarazzante sarebbe affermare il contrario. Tutto questo, anche se sappiamo che, scientificamente, non esiste quel qualcosa che chiamiamo con tanta sicurezza, «materia». In realtà, diamo questo nome ad un aggregato di atomi, i quali, a loro volta, non sono che l’unione di ioni ed elettroni, cioè di unità di energia che vibrano in costante movimento circolare. Malgrado ciò, se noi diamo un calcio ad una pietra, ne sentiamo la resistenza come fosse una materia fissa, questo perché il piede è come la materia costituito di elettroni, e quindi sente l’urto della massa e lo trasmette ai centri nervosi, cosicché questa sensazione materiale raggiunge il cervello. D’altra parte è proprio grazie alla nostra mente che possiamo avere nozione del piede o della pietra. Lo stesso processo avviene al pittore o allo scultore, quando tenta di riprodurre sulla tela o nel marmo quell’immagine ideale che, a lui, sembra reale. Anaogamente avviene per i personaggi creati dalla mente dell’autore drammatico, quando cerca di esprimerli in modo che possano essere sentiti anche da gli altri. Ma se questa sensazione di realtà è così forte nelle nostre menti finite, immaginiamo come dev’essere infinitamente più potente per quel che concerne le immagini mentali create nella mente dell’infinito! Per noi mortali il nostro universo mentale è l’unica realtà di cui abbiamo nozione, malgrado andiamo sempre più in alto, innalzandoci da piano a piano. Conoscerlo attraverso l’esperienza, significherebbe essere il TUTTO. Naturalmente, più andiamo avanti sulla scala, più ci avviciniamo alla Mente Infinita, mentre ci diviene sempre più evidente la natura illusoria delle cose; nonostante ciò; ne rimarrà una pur minima traccia, finché il TUTTO non sarà giunto ad Incorporarci. Evitiamo di soffermarci troppo sull’evidenza dell’illusione, ma riconosciamo invece per vera la natura dell’universo e le sue leggi mentali, che dobbiamo adoperare per ricavare gli effetti migliori nella nostra ascensione onde passare più rapidamente ai piani supremi dell’Essere. Non perché questo ha una natura mentale, vengono meno le leggi dell’universo, poiché tutto, tranne il TUTTO, è soggetto ad esse. Quel che si trova nella «MENTE INFINITA DEL TUTTO » è « reale » proporzionatamente alla realtà propria della sua natura. Dato ciò, non bisogna mai essere insicuri o avere paura, poiché il TUTTO CI CONTIENE NELLA SUA MENTE INFINITA, e da nessuna cosa abbiamo da temere perché nulla ci può essere dannoso; niente e nessuno tranne il TUTTO ci può toccare. Questa deve, come abbiamo detto, essere la nostra sicurezza, sempre che si sia compreso quanto sopra indicato; la capacità di lasciarsi cullare dall’oceano della Mente Infinita, di addormentarsi con ogni conforto, nella Culla del Profondo. Ricordiamo che nel «TUTTO VIVIAMO, AGIAMO ED ABBIA MO LA NOSTRA ESSENZA». Non perché sappiamo che essa è costituita da aggregati di elettroni e di energia in movimento rotatorio che vibrano incessantemente nelle formazioni atomiche, consideriamo la materia meno «materia, »! Così gli atomi, nella loro vibrazione, danno luogo alle molecole, che a loro volta formano strati di materie più grandi. Ma anche se ci endiamo conto, grazie ai dettami ermetici, che le unità di elettroni costituenti le «forze », non sono altro che una manifestazione mentale del TUTTO, la materia continua ad avere per noi, le antiche caratteristiche. Ma, come fa gran parte dei maestri di ermetismo, pur riconoscendo sul loro piano i fenomeni materiali, vi riesce a controllare la materia con l’applicazione di energie di specie più elevata. Negare la esistenza della materia, nell’aspetto relativo, sarebbe pura follia. Si può non riconoscere il suo dominio su di noi, ed è giusto che sia così, ma non si può ignorarlo, nel suo aspetto relativo, almeno fin ché sostiamo sul suo piano. Allo stesso modo, il sapere che le leggi di natura sono semplicissime creazioni mentali, non toglie nulla alla loro costanza o alla loro efficienza. Il loro effetto si manifesta su diversi piani. Noi impariamo a servirci delle leggi più basse, applicando quelle più alte; né abbiamo altro mezzo per ottenere lo stesso effetto; però non possiamo sfuggire definitivamente alla legge o superarla completamente. Solo il TUTTO può farlo, perché il TUTTO è la LEGGE suprema da cui derivano le altre. I maestri di grado superiore hanno tutti quei poteri che noi, normalmente, riteniamo essere attributi esclusivi degli Dei, come ci sono, nella scala di valori potenziali della gerarchia della vita, esseri la cui potenza è superiore a quella dei più grandi maestri fra gli uomini, il cui potere è inconcepibile ai mortali; eppure, anche il più grande fra essi, deve sottostare alla Legge ed essere un « nulla » di fronte al TUTTO. Se quindi, anche questi esseri supremi con poteri superiori a quelli immaginati dagli uomini per i loro dei, devono sottostare alla « grande legge », consideriamo un attimo quanto sia presuntuoso l’uomo, quando osa considerare la natura con le sue leggi, come irreale, essendo il solo in grado di dire che le leggi sono di natura mentale e quindi solo delle creazioni del TUTTO. Ma queste leggi, che secondo i voleri dei TUTTO, sono leggi che «governano», non possono essere trascurate, né sfidate; finché esisterà l’universo, esse dureranno, poiché è grazie ad esse che l’universo esiste ed ha un riscontro, un’aderenza, in ogni sua parte. Il principio ermetico del mentalismo non muta la vita, l’evoluzione, le Ieggi scientifiche dell’universo, pur spiegandone la sua vera natura.La scienza stessa prende molto dagli insegnamenti ermetici. Da essi si può solo dedurre che la natura dell’universo è mentale, mentre la scienza d’oggi ci dice che essa è materiale, o meglio « energia ». L’ermetismo può benissimo affiancarsi a Spencer nel dire che c’è « un’energia eterna ed infinita da cui derivano tutte le cose ». In effetti, gli ermetici riconoscono in Spencer e nella sua filosofia, l’espressione più alta e completa che l’umanità abbia mai posseduto delle leggi e dei processi naturali; anzi ritengono che il grande filosofo non sia altri che la reincarnazione di un filosofo antico, vissuto in Egitto migliaia d’anni or sono e che si è poi reincarnato nel filosofo greco Eraclito, vissuto intorno al 500 a.C. Il suo postulato dell’« energia eterna ed infinita » viene da esso visto sullo stesso filo dei dettami ermetici, cui aggiungono la loro dottrina particolare, per cui l’energia nominata da Spencer, è « l’energia della mente del «TUTTO». Servendosi della filosofia ermetica, chi si interessa di Spencer, potrà afferrare molte delle sue più care concezioni filosofiche, che rispecchiano inequivocabilmente i risultati della profondità della sua preparazione, resa possibile dalle sue precedenti incarnazioni. Infatti le sue teorie sull’evoluzione e il ritmo, sono quasi in completo accordo con gli insegnamenti ermetici sullo stesso principio. Per cui allo studioso ermetico non è chiesto di negare alcuna delle sue visioni scientifiche sull’universo e la sua natura. Gli è solo chiesto di ricordare il principio fondamentale: «TUTTO E’ MENTE», «L’UNIVERSO E’ MENTALE ». I rimanenti sei principi, combaceranno perfettamente con le sue cognizioni scientifiche, edanzi, serviranno a rendere più chiari alcuni concetti oscuri. Tutto questo non ci deve rendere perpIessi, basterà notare che la filosofia greca, su cui ha le sue basi ogni teoria scientifica moderna, molto derivò dall’antica filosofia ermetica. L’unico grande punto di contrasto tra la scienza odierna e il pensiero ermetico, è l’accettazione del primo principio; per il resto, la scienza avanza gradatamente verso i postulati ermetici nel suo procedere attraverso tentativi, dall’oscurità in cui si trova, alla ricerca della verità. Tutta questa lezione verte ad imprimere, nella mente del lettore, il concetto che l’universo, le sue leggi ed i suoi fenomeni, sono e debbono essere per l’uomo, tanto reali, sotto ogni riguardo, quanto lo sono secondo il materialismo i fautori dell’energetismo. Pur lasciando adito a qualsiasi ipotesi, non bisogna dimenticare che I’universo, visto esternamente, è mutabile, soggetto a flussi continui e del tutto transitorio, vale a dire, non-sostanziale ed irreale. Però, col tener conto dell’altra faccia della realtà e conservando le stesse ipotesi, siamo obbligati a VIVERE ed AGIRE come se, quel che sappiamo essere transitorio, fosse invece reale e sostanziale; ma con una differenza: nelle antiche credenze, il potere mentale era del tutto ignorato come forza naturale, ora, grazie al mentalismo, viene considerato la più grande forza naturale. Quest’unica differenza, per quelli che ne comprendono la portata, le leggi che ne conseguono, e la sua applicazione pratica, comporta tutto un ridimensionamento della vita stessa. Così, quasi tutti gli studiosi riescono a comprendere i vantaggi del mentalismo ed imparano a conoscere e a rendersi padroni delle leggi che ne conseguono. Ma bisogna guardarsi dalla tentazione, che, come ammonisce il « Kybalion », opprime il mezzo-saggio, il quale, quasi ipnotizzato dall’apparente evanescenza delle cose, si muove come un sonnambulo in un mondo di sogni, inconsapevole ed ignaro della vita vissuta, e alla fine, « costretto dagli elementi ad infrangersi contro le rocce a causa della sua follia ».Giusto sarebbe invece, seguire l’esempio dei saggi, che, come dice il « Kybalion », siservono della legge contro le leggi, di ciò che è più in alto contro ciò che è più in basso, egrazie all’alchimia, tramutano « quel che è indegno in degno e desiderabile, e giungono così alvero trionfo ». Evitiamo quindi la mezza saggezza, (che equivale a follia) che non fa rendere conto che, la più alta saggezza, non consiste di sogni abnormi, visioni fantastiche, strani sistemi di vita; bensì d’impiego delle più alte energie contro le infime, «sottraendosi così ai dolori dei piani piùbassi, con vibrazioni su quelli più alti ». Non dimentichiamo che «la trasmutazione è l’arma del maestro, non sciocca negazione ». Quanto abbiamo sopra detto è stato preso dal Kybalion, quindi dev’essere ben ponderato. Quello in cui viviamo, non è un mondo di sogni, bensì un universo che, pur essendo relativo, è per noi e la nostra vita, una realtà. Nostro dovere, nell’universo, non è negarne ma VIVERE l’esistenza, nell’osservanza e nell’uso delle sue leggi per salire a piani più elevati, nel vivere adoperandosi quanto più è possibile, senza tralasciare le circostanze che si presentano ognigiorno, per assurgere alle mete più alte. A noi uomini di questo piano, non è dato di conoscere il vero significato della vita, anche se c’è qualche eccezione; ma le voci di maggior autorità, come pure il nostro intuito, almeno fino ad un certo punto, (in conformità ai nostri migliori istinti e all’armonicità dell’universo), ci insegnano a vivere secondo questi dettami, malgrado i tanti ostacoli che, sempre più numerosi, si frappongono sul nostro cammino. Tutti siamo sul sentiero, e tendiamo
inesorabilmente verso l’alto, anche se a volte abbiamo bisogno di fermarci a riposare. Ricordare il messaggio del « Kybalion ».
CAPITOLO SETTIMO IN TUTTO IL TUTTO
Allo stesso modo che tutto è nel TUTTO> il TUTTO è in tutto. Chi ben afferra questa verità, ha in se un grande sapere. Ogni popolo della Terra, si è spesso sentito ripetere che la sua deità (che prendediverse denominazioni, seguendo i vari usi), era il « TUTTO nel TUTTO». Pochi hanno saputo leggere l’intima verità nascosta dietro queste semplici parole, pronunciate candidamente!Questa comune espressione è infatti, un rifacimento dell’antico idioma ermetico. Come dice il Kybalion, « Colui che ben afferra questa verità, possiede un grande sapere». Poiché è così, cerchiamo questa verità, il cui intendimento è di vitale importanza. In questo concetto ermetico, è racchiusa una delle più grandi verità filosofiche, scientifiche, e religiose. Fino ad ora, abbiamo esposto ciò che dice l’ermetismo, sulla natura mentale dell’universo,insegnamento che è nella mente infinita del TUTTO. Notiamo ora, che, oltre al detto « Tutto è nel TUTTO », esiste l’altro, apparentemente opposto: IL TUTTO è in tutto ». Questa contradizione è però conciliabile grazie alla «legge del paradosso»; inoltre è l’esatto postulato ermetico riguardante le relazioni che intercorrono tra il TUTTOe il suo universo mentale. Passiamo ora ad esaminare l’altro aspetto del soggetto.Secondo gli ermetici, il TUTTO è immanente al suo universo, quindi è presente in ogni particella, anche nella più minuscola combinazione dell’universo stesso. Questa regola viene generalmente unita dai maestri al principio di corrispondenza ». Diciamo che il maestro istruisce il discepolo, intendendo che questi raggiunge la sua formazione con un’immagine mentale di qualcosa, sia essa una persona, un’idea; un « quid » in poche parole. Proprio come il drammaturgo cresce in se un’idea dei suoi personaggi, o il pittore, che crea dentro di se quella figura ideale che poi cercherà di esternare con la sua arte. Comunque sia, lo studioso noterà che, se l’immagine possiede esistenza e vitalità solo nella sua mente, egli, quale autore, studioso, pittore ecc. è tuttavia, per un certo verso, immanente ad essa.Ovvero, vita, spirito, sensazione di « reale » dell’immagine mentale, sono frutto della mente immanente del pensatore. Cercate di comprendere a fondo questa teoria, poiché è molto importante. Per esempio, noi potremmo dire che Otello, Iago, Amleto e Riccardo III, quando vennero alla luce come personaggi, esistevano solo nella mente dell’autore, Shakespeare, il quale, a sua volta, esisteva in ognuno di essi, in quanto dava loro vita, spirito e capacità d’agire. Così, lo spirito di personaggi quali Micawber, Oliver Twist, Uriah Heep, è di Dickens, oppure ognuno di loro ha un proprio spirito, del tutto indipendente da chi li ha creati? E la Venere dei Medici, la Madonna della Cappella Sistina, l’Apollo di Belvedere, hanno una loro personalità individuale, o non sono piuttosto la rappresentazione del potere mentale dei loro creatori? Secondo la legge del «Paradosso » entrambe le ipotesi sono vere, se osservate dal relativo punto di vista. Pur se Micawber è tanto se stesso quanto Dickens, non si può dire che Dickens si identifichi con lui, ma si può dire senz’altro affermare che Micawber è Dickens. Egli potrebbe infatti dire: « Lo spirito del mio creatore è in me, pur tuttavia, io non sono lui ». Quant’è diverso tutto questo dalla sciocca saccenza di certi mezzi-saggi, che proclamano ai quattro venti: « Io sono Dio! ». Proviamo ad immaginare il nostro Micawber o il meschino Uriah Heep che urlano: «Io sono Dickens! »; o anche qualche stolto personaggio di una commedia di Shakespeare che annunzia a gran voce: « Io sono Shakespeare! ». Se pure il TUTTO è nel verme della terra, siamo ben lungi dall’affermare che un verme sia il TUTTO; Nonostante ciò, la splendida realtà che, malgrado il verme esista comprenderà immediatamente che, quanto finora detto, è per forza di cose, imperfetto ed inadeguato, rappresentando una creazione mentale di menti finite, mentre l’universo è la splendida creazione di una mente infinita. Essi sono diametralmente opposti. Tuttavia è questa soltanto una questione di grado; ovunque opera lo stesso principio; la Corrispondenza è sempre presente: « com’è al di sopra, così è al di sotto, com’è al di sotto, così è al di sopra ». Così l’uomo, salirà la scala spirituale, della vita proporzionalmente al riconoscimento dello spirito immanente nel suo essere. E’ questo lo sviluppo spirituale fatto di constatazione e realizzazione dello spirito in noi. La verità della vera «religione » è racchiusa questa definizione dello sviluppo spirituale. Molti sono i piani d’essere, i sotto-piani di vita, i gradi di esistenza nell’universo. Ma tutti dipendono dal progredire degli esseri sulla scala, di cui il punto più basso è dato dalla materia più rozza, mentre tra lo SPIRITO DEL TUTTO e l’essere più elevato esiste solo una debolissima divisione. Sulla scala della vita ogni cosa è in movimento, tutti sono su quel Sentiero, chiamato il TUTTO; ogni progresso, diviene ritorno, quali che siano le apparenze, tutto si innalza e procede in avanti: questo è il messaggio lasciato dagli illuminati. Seguendo gli insegnamenti ermetici sulla creazione mentale dell’universo, possiamo sapere che, all’inizio del ciclo creativo, il TUTTO nella sua parte di « Essere » emette la sua volontà verso il suo aspetto di divenire, iniziando così il processo di creazione. Il processo, come ci viene insegnato, è determinato dall’abbassarsi della vibrazione fino al suo più basso grado, ove si manifesta la più rozza forma di « materia ». E’ questo lo stadio di involuzione, cioè quello in cui il TUTTO si avvolge nella sua creazione. Detto processo, secondo gli ermetisti, sembra corrispondere al processo mentale di un artista, inventore o scrittore, che si immerge talmente nella sua creazione mentale, da dimenticarsi quasi completamente della sua esistenza, e, per questo periodo, si può dire che « egli viva nella sua creazione ». Qualora invece di « involuto » volessimo adoperare la parola « avvolto » potremmo ottenere una idea più chiara; di quello che intendiamo. Tale stadio involontario di creazione, viene a volte denominato «distribuzione» di energia divina, allo stesso modo in cui, per lo stadio evolutivo, si usa il termine « attingere ». L’estremità del processo creativo è senza dubbio la più distante dal TUTTO, mentre si usa considerare principio dello stadio evolutivo, l’inizio dell’oscillazione retrocedente del pendolo del « ritmo »; nozione questa, convalidata da ogni ermetista. Così, ci viene detto, che, nel « processo di distribuzione », le vibrazioni si fanno sempre più rarefatte, finché cessa lo stimolo, ed inizia il moto inverso. Il tutto però, con una differenza: nella distribuzione, le forze creatrici si manifestano come un insieme compatto; mentre partendo dallo stadio evolutivo s’inizia la « legge di individuazione », ovvero la tendenza a distribuirsi in diverse unità di forza. Così, quel che si è andato separando dal TUTTO come energia non individuata, torna alla fonte come insieme di unità di vita assai sviluppate, le quali si sono innalzate lungo la scala, attraverso l’evoluzione fisica, mentale e spirituale. Il processo di creazione mentale dell’universo nella mente del TUTTO, è descritto dagli antichi ermetisti come « meditazione »; come pure fanno grande uso del termine «contemplazione». Tale idea può essere chiarita maggiormente con l’espressione di «divina attenzione »; intendendosi per attenzione, secondo la sua origine latina, parola indicante il «porgersi mediante distensione», quindi, un protendersi dell’energia mentale. Grazie agli insegnamenti ermetici sul processo evolutivo, si può derivare che il TUTTO, una volta stabiliti i fondamenti e i limiti materiali dell’universo, e dato ad esso esistenza con un ordine mentale, tralascia a poco a poco la sua meditazione, dando così inizio al processo evolutivo sui piani materiale, mentale, e spirituale. Ha luogo così, un moto verso l’alto, mentre volge nella direzione dello spirito. Così la materia si rende meno rozza; le unità si elevano verso l’essere; si formano i primi agglomerati, inizia la vita che si manifesta in forme sempre più alte; la mente si evidenzia maggiormente; il ritmo vibratorio diventa sempre più alto. Per riassumere, il processo evolutivo inizia e procede, in ogni sua fase, secondo leggi ben precise, stabilite dal processo di « attingimento di energia mentale ». Per raggiungere ciò, sono necessari millenni del tempo umano, ognuno d’essi consistendo di innumerevoli milioni di anni; ciò nonostante, da parte di illuminati ci viene detto che la creazione di un universo, nella sua interezza, cioè, l’involuzione, non è altro, per il TUTTO, che «l’aprirsi e chiudersi di un occhio ». Terminati molti cicli di secoli, il TUTTO distoglie la sua attenzione dall’universo, dato che la sua Grande Opera è terminata, ed ogni cosa si ritiene nel TUTTO da cui è emersa. Malgrado ciò, ed è questo il Grande Mistero; lo spirito di ogni anima non si distrugge, ma si protende all’infinito. Questo immedesimarsi e distogliersi dalla « meditazione » da parte del TUTTO, rappresenta, naturalmente, soltanto un tentativo dei Maestri di descrizione del processo infinito con un esempio finito. Ciò nonostante, « tutto è al di sotto com’è al di sopra». La differenza è solo di grado. E come il TUTTO si ritrae dalla sua meditazione sull’universo, così l’uomo, attraverso il tempo, cessa di manifestarsi su un piano materiale e si ritrae sempre maggiormente nei meandri dello Spirito, dell’Ego divino. Abbiamo ancora qualcosa da dire, anche se ciò equivale ad un’invasione del campo metafisico, ma è nostro unico proposito mostrare l’inutilità di tale speculazione. Ci riferiamo al problema che si pone inevitabilmente ad ogni pensatore che si dedichi alla ricerca della verità. Ecco il problema: perché il TUTTO crea degli universi? Molte sono le forme in cui può essere posto, ma possono essere tutte ricondotte a quella sopra indicata. Di risposta valida ancora non ce n’è nessuna; c’è chi ha immaginato che il TUTTO avesse, creando, qualche guadagno, ma ciò è assurdo, perché il TUTTO possiede già ogni cosa. Altri hanno detto che il TUTTO potrebbe cercare qualcosa degno del suo amore, altri che lo facesse per divertimento o perché stanco della solitudine. Altri ancora per dar prova del suo potere. Ma si tratta sempre di spiegazioni futili di menti infantili. C’è chi tenta di spiegare l’arcano col dire che il TUTTO fosse forse costretto a creare, per uno stimolo della propria natura. Questa potrebbe essere una spiegazione attendibile, ma non regge per l’idea che il TUTTO possa essere «obbligato » a fare qualcosa. Se la sua natura più intima o il suo istinto creativo, lo costringessero a fare qualcosa, l’attributo di Assoluto passerebbe ad essi in luogo del TUTTO, il che non è possibile. Comunque sia, il TUTTO crea e si manifesta come se provasse una sorta di soddisfazione nel far ciò. Né è facile sottrarsi alla conclusione che possa esistere ad un grado infinito, quel che al nostro livello corrisponderebbe ad un istinto creativo ugualmente infinito. Esso non agirebbe se non volendolo, non potrebbe voler agire se non fosse suo desiderio far ciò; né potrebbe desiderare di agire se non ne ottenesse una soddisfazione. Tutte queste cose, facenti parte di una natura interna, potrebbero essere attribuite al TUTTO secondo la legge di corrispondenza. Noi, però, preferiamo immaginare il TUTTO come scevro da qualsiasi imposizione, esterna od interna. Ecco quindi la difficoltà che è alla base del problema. Più precisamente; è difficile affermare che possa esistere una ragione che determini il TUTTO ad agire; dato che, per ogni ragione, deve esistere una causa, e il TUTTO è al di sopra di qualsiasi causa o effetto. tranne quando non voglia diventare, per una volontà, causa. E’ quello il momento in cui il principio si mette in moto. Vale la stessa regola che si ha per l’inconoscibilità del TUTTO: come affermiamo che il TUTTO « E’ » semplicemente, così dobbiamo dire che « AGISCE PERCHE’ AGISCE ». Quindi, per concludere, il TUTTO è tutta Ragione, Legge, Azione, in se stesso, o anche: il TUTTO è la sua propria Ragione, Legge, Azione; oppure che è tutt’uno con queste tre cose, trattandosi di diversi nomi per la stessa cosa. Secondo gli illuminati, la risposta è racchiusa nel PIU’’ INTIMO SE’ DEL TUTTO, assieme al segreto dell’essere. Da ciò si può dedurre che il principio di corrispondenza conserva la sua validità, solo per l’aspetto del DIVENIRE del TUTTO; quando si giunge a quello dell’« ESSERE » tutte le LEGGI vengono assorbite dalla LEGGE ed i principi si perdono nell’Unico Principio. Ogni metafisica al riguardo è inutile, perché il TUTTO, il PRINCIPIO e l’ESSERE sono IDENTICI, formano un TUTT’UNO indistinto, noi ne parliamo solo per mettere l’accento sul problema,e sull’inadeguatezza delle risposte che, ordinariamente, vengono date da teologi e metafisici. Interessante è notare che, se alcuni tra vecchi e nuovi ermetici, hanno tentato di applicare il principio di corrispondenza, ERMETE il Grande, invece, richiesto sull’argomento dai suoi discepoli, pare abbia risposto SERRANDO LE LABBRA, senza proferire verbo, il che indica che NON C’E’ RISPOSTA. Forse, però, egli potrebbe aver voluto indicare l’assioma della sua filosofia: « le labbra della sapienza sono chiuse, tranne che per chi le comprende », ritenendo che anche i suoi migliori discepoli, non fossero pronti per la grande Verità. Ad ogni modo, anche se Ermete era a conoscenza del segreto, non volle svelarlo, e per il mondo le sue labbra RIMASERO CHIUSE. Quindi se Ermete si astenne dal parlare, quale altro mortale può ardire insegnare? Ma quale che sia la risposta, è sempre valido il postulato che « mentre tutto è nel TUTTO, il TUTTO è in tutto».A questa regola non c’è eccezione
CAPITOLO OTTAVO I PIANI DI CORRISPONDENZA
« Com’è al di sopra così è al di sotto; com’è al di sotto, così è al di sopra ». E’ questo il secondo principio ermetico, che ci mostra l’armonia, l’accordo e la corrispondenza che esistono tra i diversi piani di vita e d’essere. Ciò è vero, in quanto tutto quel che c’è nell’universo, deriva dalla stessa sorgente, ed è soggetto agli stessi principi ed ha le stesse caratteristiche, applicabili ad ogni sua unità; dato che ognuna di esse si manifesta sul proprio piano. Per maggior semplicità di studio e pensiero, si suole dividere l’universo in tre categorie di fenomeni, che vanno sotto il nome di « tre grandi piani » ovvero:
1) Il grande piano fisico
2) » » mentale
3) » » spirituale
Naturalmente, queste divisioni, sono del tutto arbitrarie, dato che non rappresentano che i diversi valori sulla scala della vita, di cui il più basso è la « materia indifferenziata»; il più alto, «lo spirito ». Tra i due piani, esistono poi diverse sfumature, cosicché, una divisione netta tra i più bassi fenomeni del piano mentale e i più alti di quello fisico (o viceversa), non può essere fatta. Quindi potremmo considerare i tre grandi piani come tre gruppi di gradi di manifestazione vitale. Non possiamo però soffermarci oltre in codesti approfondimenti, e preferiamo passare a descriverli più generalmente. Per prima cosa rispondiamo alla prima domanda che sale alle labbra del profano: il significato della parola «piano». Questo termine, assai usato, è stato oggetto di spiegazioni errate da parte di varie scuole occultiste, per cui cercheremo di rimediare. Il problema è il seguente: Il piano è un luogo a due dimensioni, o soltanto una condizione o uno stato? Esso non è certamente un luogo, né una dimensione di spazio; pur tuttavia, è molto di più di uno stato o di una condizione. Possiamo dirlo uno stato o una condizione, per quel che in esso c’è di grado di dimensione su di una scala graduata. Può sembrare un paradosso, ma non lo è. Esaminiamo il problema più da vicino: noi sappiamo che una dimensione è «una misura in linea retta »; tre sono le normali dimensioni dello spazio: lunghezza, larghezza e altezza, o anche: larghezza, altezza, spessore. Esiste però, un’altra dimensione di «cose create », o di « misure in linea retta », nota agli occultisti ed anche agli scienziati, anche se quest’ultimi non riconoscono ad essa il nome di «dimensione»; è !a tanto discussa « quarta dimensione », che è il modello usato per la misurazione dei « gradi o piani ». Essa può essere anche denominata come « la dimensione della vibrazione». E’ un fatto ben noto agli ermetisti, ed anche alla scienza moderna, che tutto vibra, ogni cosa è in movimento e nulla è in riposo; regola incorporata nel terzo principio ermetico. Dunque, ogni cosa vibra, dalla più bassa alla più alta manifestazione, il che avviene non solo a vari gradi di movimento, ma anche in diverse direzioni e maniere. Nella gamma di vibrazioni, i gradi sono l’unità di misura sulla scala delle vibrazioni stesse; cioè, i gradi della quarta dimensione. Essi rappresentano quel che gli occultisti chiamano piani. Tanto più alto è il grado nella gamma di vibrazioni, tanto più alto è il piano, e la manifestazione della vita che esso occupa. Da ciò deriva il fatto che il piano, pur non essendo né un luogo, né una condizione, possiede qualità comuni ad entrambi. Quanto all’argomento in questione, ci dilungheremo maggiormente nelle prossime lezioni, in cui considereremo appunto, il principio della vibrazione. Come certamente ricorderete, i tre grandi piani non sono delle divisioni reali dei fenomeni dell’universo, bensì una suddivisione fatta dagli ermetisti, al solo scopo di semplificare al massimo lo studio delle varie forme e dei diversi gradi di attività e vita dell’universo. La differenza tra l’atomo di materia, l’unità di forza, la mente umana e l’essenza degli angeli, è soltanto di grado e di gamma di vibrazioni, essendo tutti fondamentalmente identici. Ogni cosa, essendo da Lui creata, ha la sua ragione di esistere, solo nella mente infinita del TUTTO. Ognuno dei tre grandi piani, è suddiviso dagli ermetisti in sette piani minori, i quali a loro volta sono divisi in sette sotto-piani. Naturalmente, anche queste altre divisioni sono arbitrarie, non essendoci tra alcuna di esse dei limiti precisi ed essendo il loro unico scopo, di facilitare il pensiero e lo studio degli stessi. Tutto quel che ha a che fare con la fisica, le cose materiali, come forze e manifestazioni, nei fenomeni universali, è compreso nel grande piano fisico e nei suoi sette piani minori. In esso sono racchiuse tutte le forme di quel che noi consideriamo « materia », ed ogni specie di energia o forza. Quel che però va ricordato, è che la materia è vista dalla filosofia ermetica, non come «cosa in se» e quindi con esistenza a parte anche nella mente del TUTTO, bensì come forma di energia, anche se di un certo tipo di vibrazioni a bassa gamma. Quindi, la materia è considerata energia, ed ha il suo campo di azione in tre dei sette piani minori del grande piano fisico. Esaminiamoli più da vicino:
1) piano della materia A
2) piano della materia B
3) piano della materia C
4) piano della sostanza eterea
5) piano della energia A
6) piano della energia B
7) piano della sostanza C
Nel piano della materia A, sono comprese le forme di materia di « solidi, liquidi e gas », così come li troviamo descritti nei libri di fisica; nel piano della materia B, si trovano quelle forme più alte in materia che, attualmente, sono oggetto di studio presso i moderni scienziati, quali i fenomeni della materia radiante nelle sue fasi di radium, ecc. Il Piano della materia C, poi, è formato dal cosiddetto « etere », Sostanza assai tenue e di rara elasticità, di cui è permeato tutto l’universo, e che agisce come « medium » nella trasformazione di onde di energia, come la luce, il calore, l’elettricità. E’ questa la sostanza che agisce da trait d’union, tra la materia e l’energia, partecipando della natura di ognuno. Noi sappiamo però, in base alle conoscenze ermetiche, che, avendo il piano sette suddivisioni, ci sono 7 eteri e non uno. Proprio sopra il piano della sostanza eterea, inizia quindi, il piano dell’energia A, che comprende tutte le forme ordinarie di energia, così come sono note alla scienza: calore, luce, magnetismo, elettricità, attrazione, comprendendo anche la gravitazione, la coesione, ogni affinità chimica, ecc., e molte delle forme di energia che la scienza già conosce, ma che ancora non ha classificato. Nel piano di energia B, sono sette sottopiani di forme assai elevate di energia, ancora non note alla scienza, ma che passano sotto il nome di «forze più sottili della natura», operanti in alcune forme di fenomeni mentali. Infine, nel piano di energia C, si trovano sette piani di energia dalla suprema organizzazione, tali da non poter essere esaminati dalla mente umana in sede ordinaria di sviluppo, sebbene possiedano molte delle caratteristiche della « vita ». Esso è di competenza degli esseri del piano spirituale, ed essendo questa forma di energia, trascendente l’uomo, si può considerarla come una sorta di potere divino e conseguentemente, gli esseri che la usano sono visti come Dei, anche al confronto dei più alti tipi umani a noi noti. Quanto al grande piano mentale, esso comprende tutte le forme di « cose viventi», che osserviamo- nella vita ordinaria, ed anche altre, note solo agli occultisti. Anche questa classificazione è arbitraria e non del tutto soddisfacente, a meno che non la si accompagni con accurate spiegazioni, peraltro non possibili in questa sede.

1) piano della mente minerale
2) piano della mente elementale A
3) piano della mente vegetale
4) piano della mente elementale B
5) piano della mente animale
6) piano della mente elementale C
7) piano della mente umana
Il primo comprende gli stati delle unità (o entità), come pure dei gruppi e delle combinazioni che possono formare; esse rendono possibili quelle forme che ci sono note come minerali, sostanze chimiche, ecc. Badiamo bene a non confondere queste entità con le molecole, gli atomi e i corpuscoli, che non sono altro che il corpo, la forma materiale di dette entità, proprio come il corpo dell’uomo, lo racchiude, ma non è lui stesso. Si potrebbe, in un certo senso, chiamarle « anime », pur essendo esseri viventi di un basso grado di sviluppo, vita e mente: solo qualcosa di più delle più alte energie viventi del piano fisico. Normalmente, l’uomo, (mente media), non riconosce al mondo minerale mente, anima o vita, mentre gli ermetisti ed ora, in parte, la scienza moderna, ne hanno la piena convinzione. Quindi, molecole, atomi, corpuscoli, hanno i loro amori e i loro odii, attrazioni e ripugnanze o affinità, proprio come noi; non solo, alcuni tra i più audaci scienziati attuali ritengono fondata l’opinione che desideri, volontà, emozioni, sentimenti degli atomi, differiscano dagli umani solo di grado. Purtroppo non abbiamo abbastanza spazio per, esaminare meglio iI quesito; ci limitiamo a dire che ogni occultista conosce questo fenomeno, e che alcuni di essi, fanno riferimento ad opere scientifiche, per averne una più valida con ferma. Naturalmente, anche in questo piano, sono presenti le solite sette suddivisioni. Segue, nell’ordine, il piano della mente elementale A che rappresenta lo stato e il grado di sviluppo mentale, di entità sconosciute all’uomo comune, ma note agli occultisti. Pur essendo invisibili all’uomo dotato .dei cinque sensi ordinari, assolvono puntualmente il loro compito neII’universo. Il loro grado d’intelligenza è qualcosa che sta tra le entità minerali e chimiche e quelle del regno vegetale. Quest’ultime, fanno parte del piano che, con le sue sette divisioni, ben comprende ogni loro fenomeno; cosa, del resto, riconosciuta anche dalle persone di media intelligenza, certamente grazie, anche, alle assai diffuse opere scientifiche sulla « mente e vita delle piante », dotate di attributi, proprio come gli animali, l’uomo e il superuomo. Il piano della mente elementale B rappresenta, invece, gli stati e le condizioni di una forma più elevata di entità invisibili, con funzioni generali nell’universo, la cui vita e mente, essendo situata tra il piano della mente vegetale e quello animale, partecipa del la natura di entrambi. Nel piano della mente animale sono rappresentate le comunissime entità delle forme animali di vita. Non ci soffermiamo oltre su questo piano, certi che vi è ben noto. L’ultimo piano elementale, è costituito da quelle entità (invisibili come ogni elementale) che, fino ad un certo grado e dietro precise condizioni, partecipano della natura della vita animale e di quella umana. Di esse, le più alte forme hanno un’intelligenza semiumana. Infine, abbiamo il piano della mente umana che comprende tutte le manifestazioni di ogni grado, specie o funzione, comuni aIl’uomo. In merito, vogliamo attrarre la vostra attenzione sul fatto che l’attuale uomo comune non occupa che la quarta delle sette suddivisioni del piano, e che solo i più dotati superano i limiti della quinta. Se si sono resi necessari milioni di anni per raggiungere questo stadio, per oltrepassarlo, alla specie umana, occorrerà un tempo forse maggiore. Altri esseri però, prima di noi, hanno passato questo stadio; sul sentiero, la nostra specie è la quinta, con l’aggiunta di alcuni sviati della quarta. Esistono pure, tra noi, anime che, staccatesi dalla massa, sono giunte alla sesta, alla settima suddivisione ed anche oltre. Alla sesta l’uomo diventa «superuomo», alla settima « ultrauomo ». Quando accennammo ai sette piani minori, abbiamo appena nominato i tre piani elementali; pur se non ci possiamo perdere in particolari sul soggetto, dato che è estraneo al nostro tipo di trattazione, filosofico-teoretica, possiamo però, per chiarirvi le relazioni esistenti tra essi e quelli che noi già conosciamo, dirvi che tra essi intercorrono le stesse relazioni che ci sono, nel pianoforte, tra le chiavi bianche e quelle nere. Se le chiavi bianche bastano a produrre della musica, per alcune scale, melodie ed armonie, sono necessarie quelle nere. La loro funzione con le anime è quella di anelli di congiunzione fra i molti piani, raggiungendosi con esse un certo sviluppo. Grazie a questa spiegazione, il lettore potrà comprendere meglio i suoi processi evolutivi, ed avere una nuova visione dei salti vitali tra regno e regno. Gli enormi regni degli elementali, sono spesso menzionati da scrittori esoterici, e conosciuti da tutti gli occultisti; chi avesse letto lo « Zanoni» di Bulwer, e simili libri, saprà senz’altro qualcosa intorno a questi esseri. Ora, si dovrebbe passare, dal grande piano mentale, a quello spirituale, ma come si possono spiegare questi altissimi stati d’essere, se già ci sfugge il significato delle più alte suddivisioni del piano della mente umana? Poiché ciò è impossibile, dobbiamo limitarci a parlarne in termini molto vaghi. Infatti, come si potrebbe descrivere la luce ad un cieco nato, o il sapore dello zucchero ad uno che non ha mai assaggiato nulla di dolce, o l’armonia dei suoni a chi è sordo dalla nascita? Possiamo solo dire, in base alle conoscenze che abbiamo, che nei sette piani minori del grande piano spirituale, stanno esseri i cui attributi, (vita, mente, forma), sono di una superiorità inimmaginabile, rispetto all’uomo, più di quanto egli superi un verme, un minerale ed alcune forme di materie o energia. Noi non possiamo nemmeno concepire i particolari della vita di questi esseri, tanto trascendono la nostra natura: i nostri processi mentali, confrontati alle loro menti, somigliano a quelli animali, e noi possiamo appena « pensarle». La loro forma è composta di materia dei più alti piani, e alcuni di questi piani, pare, siano rivestiti di pura energia. Ma cosa possiamo dunque dire di questi esseri? Forse li chiameremmo angeli, arcangeli o semidei; sui più bassi piani minori, stanno le anime che noi e chiamiamo «maestri » e « adepti», poi vengono le grandi schiere angeliche, a noi ignote, ed infine, sopra ad esse, stanno quelli che, senza timore di sbagliare, potremmo chiamare Dei, essendo la loro essenza, potenza ed intelligenza, così elevate, da essere al di là di ogni umana comprensione; la cui unica definizione, può essere «divino». Dei problemi dell’universo si interessa gran parte di essi, esplicandovi una funzione considerevole. Non chiamiamo noi, forse, quelle divinità invisibili che lasciano la loro impronta sul processo di evoluzione e il progresso del cosmo, angeli custodi? Il loro intervento ed aiuto agli uomini hanno fatto sì che nascessero moltissime leggende, usanze, credenze ed infine religioni, sia nel passato che nel presente. Sotto la legge divina del TUTTO, esse hanno ripetutamente mostrato al mondo la loro scienza e il loro potere. Ciò non toglie che, anche i più elevati fra questi esseri supremi, esistono solo in quanto creati dalla mente del TUTTO, e sono anch’essi soggetti ai processi cosmici e alle leggi universali. Pur se noi li chiamiamo Dei, essi sono ancora mortali, ovvero quelle anime che, sorpassate di gran lunga le altre, hanno rinunziato all’estatico riassorbimento nel TUTTO per aiutare gli uomini nel loro viaggio attraverso il cosmo. Pur tuttavia, sono parte del l’universo e devono soggiacere alle sue leggi; il loro piano, pur se altissimo, è al di sotto dello Spirito assoluto. Ma i profondi insegnamenti sullo stato di esistenza e i poteri dei piani spirituali, possono essere compresi solo dagli ermetisti più avanzati, dato che quei fenomeni sono di grado talmente superiore a quello dei piani mentali, che, tentare di darne una descrizione, genererebbe solo una terribile confusione. Solo quelli che, o per studi di lunghi anni delle discipline ermetiche, o grazie al retaggio di conoscenze frutto di precedenti incarnazioni, hanno la mente particolarmente preparata, possono intendere il senso profondo di questi insegnamenti sui piani spirituali, e molti di questi, ritenuti troppo importanti e pericolosi, non vengono resi pubblici dagli ermetisti. Per « Spirito », ogni persona intelligente se ne renderà conto, noi intendiamo, secondo i dettami degli ermetisti, il « potere vivente », la «forza prima », «l’essenza vitale », ecc.; significato da non confondere con quello che si usa generalmente parlando di «religioso, ecclesiastico, spirituale, santo, immanente, ecc. » Quindi, dicevamo, Spirito sta per «principio animatore », racchiudendo questo termine, l’idea di potenza forza mistica, energia viva, ecc.. Ogni occultista sa che questo potere può essere usato tanto per fini buoni, come per fini cattivi, in accordo col principio di polarità; cosa, d’altra parte, riconosciuta anche dalla più gran parte delle religioni, che mettono accanto ai loro Dei buoni, Satana, Belzebù, il Diavolo, Lucifero, gli angeli perduti, ecc.. Conoscenza, questa dei piani superiori, che tutti gli ordini occultistici conservano gelosamente nella camera segreta del Tempio ». Ma anche se vi sono stati coloro che, impadronitisi di altri poteri, ne hanno abusato, il loro destino si è reso spaventoso: secondo il principio del « ritmo», saranno costretti a tornare al punto di partenza dell’esistenza materiale, e da lì dovranno percorrere di nuovo tutto il cammino sul Sentiero, ma con la torturante consapevolezza delle altezze da cui sono caduti in seguito alloro agire dissoluto. Ogni bravo occultista sa che, la leggenda degli angeli puniti, ha una sua remota verità; questo perché l’adoperarsi per ottenere un potere «personale» ed egoistico sui piani spirituali ha come conseguenza il decadimento spirituale ed il ritorno immediato al punto di partenza. E’ questa la terribile pena inflitta a tale anima, cui peraltro è data la possibilità di risalire verso l’alto. Concludiamo ricordandovi che, in accordo al principio di corrispondenza per cui «com’è al di sopra, così è al di sotto », i sette principi ermetici sono tutti in funzione su ogni piano: sul fisico, sul mentale, sullo spirituale. Allo stesso modo, si applica a tutti il principio della sostanza mentale, dato che tutti sono generati e contenuti nella mente infinita del TUTTO. Così possiamo vedere che ovunque agisce il principio di corrispondenza, poiché tra ogni piano vi è armonia e accordo perfetto; lo stesso vale per il principio di vibrazione; infatti, le « reali » differenze che danno origine ai piani, hanno alla loro base, una differente vibrazione. Poiché gli estremi dei poli sono opposti e contrari, in ogni piano varrà il principio relativo. Quanto al «ritmo», ben sappiamo che, in ogni piano c’è, nel movimento dei fenomeni, un flusso e riflusso, un innalzamento e un abbassamento, un’entrata e un’uscita; mentre, riguardo a quello di causa ed effetto, ci rendiamo perfettamente conto che, in ogni piano, ogni effetto deve avere la sua causa e viceversa. Infine, dobbiamo riconoscere la stessa regola per il principio del Genere, dato che l’energia creativa opera sempre in uno dei suoi due aspetti: maschile o femminile. Se l’antichissimo assioma ermetico del « com’è al di sopra così è al di sotto», è uno dei più importanti principi operanti coi fenomeni universali, esaminando anche i rimanenti, ci si renderà sempre più conto dell’estrema importanza, di portata universale, del grande principio di corrispondenza
CAPITOLO NONO VIBRAZIONE
«Niente è in riposo; tutto si muove, ogni cosa vibra ». Questo terzo grande principio ermetico, ci riporta alla verità che, in ogni cosa dell’universo, c’è movimento, che nulla è in quiete permanente, ma che tutto si muove, vibra e circola. Alcuni antichissimi filosofi greci, scoprirono e adottarono nelle loro dottrine, questo principio ermetico; purtroppo però, fu poi per secoli dimenticato da pensatori che nulla avevano a che spartire con l’ermetismo. Giunti al diciannovesimo secolo, con l’avvento della fisica, il grande principio venne riscoperto, e le ultime ricerche scientifiche, hanno ancora una volta confermato la veridicità di questo grande principio ermetico. Quindi, non solo tutto vibra costantemente, ma le « differenze » tra le diverse manifestazioni fenomeniche del potere esistente nell’universo, sono proprio dovute al grado e al modo di vibrazione; non solo, secondo i dettami ermetici, anche il TUTTO esaminato in se stesso, sembra essere in costante vibrazione, ma con un movimento talmente rapido e così intenso, da sembrare in riposo. Si insegna, in merito, che ad un’estremità della vibrazione risiede lo spirito, all’altra, forme di materia assai rozze. Tra questi due estremi c’è una varietà infinita di modi e gradi di vibrazione. La stessa scienza moderna ci insegna che, quel che noi chiamiamo materia o energia, si risolve in ultima analisi, in «tipi di movimento vibratorio» e molti ormai, tra i maggiori scienziati, convergono rapidamente sul pensiero occultista, secondo il quale, anche i fenomeni mentali non sono altro che diversi modi di vibrazione. Passiamo ora a considerare il punto di vista della scienza sull’argomento. Innanzi tutto, essa ci insegna che la materia rende diversamente potenti le vibrazioni dovute alla temperatura o al calore; un oggetto, sia esso caldo o freddo, (ricordiamo che il caldo e il freddo non sono che gradazioni della stessa cosa) forma vibrazioni di calore, quindi è in un certo movimento; avviene quindi che ogni particella di materia, dal corpuscolo ai soli, sia in movimento. Molti dei pianeti che ruotano intorno ad un sole, hanno anche moto di rotazione su se stessi. Così i soli si muovono at- torno a più grandi punti centrali, i quali, a loro volta, ruotano su punti più grandi ancora, e così via, fino all’infinito. Anche le molecole che compongono ogni specie di materia sono in eterno movimento vibratorio, le une intorno alle altre. Così gli atomi, formati di ioni, elettroni, neutroni, sono in stato di rapidissimo movimento e vibrazione circolatorio. Notiamo dunque, che ogni forma di materia rispetta il grande principio. Lo stesso discorso vale per le forme di energia. Luce, calore, magnetismo, elettricità, ci insegna la scienza, sono date dalla connessione di forme in movimento vibratorio con l’etere, e forse finanche emanate da esso. Non c’è ancora una spiegazione valida sulla natura di alcuni fenomeni, quali quello della coesione, ovvero dell’attrazione atomica; della gravitazione, il più importante e misterioso, che sarebbe poi dell’attrazione, cioè del fenomeno per cui ogni massa, ogni particella di materia, è collegata ad un’altra. Sono queste tre forme di energia ancora ignote alla scienza, eppure gli scienziati ritengono che, anch’esse non siano che manifestazioni di una qualche energia vibratoria, cosa conosciuta ed insegnata dagli ermetisti da millenni. Quell’etere universale a cui gli scienziati non hanno ancora saputo attribuire la vera natura, è considerato dagli ermetisti come una più alta manifestazione di quella che noi chiamiamo impropriamente: sostanza eterea. Essa, ci dicono gli ermetisti, è dotata di una tenuità e un’elasticità eccezionali, e serve da mezzo di trasmissione delle onde di energia vibratoria (calore, luce, elettricità, magnetismo), attraverso lo spazio, del quale è permeata. Potremmo quindi immaginarla come un enorme anello di connessione tra materia da un lato e forza dall’altro. Inoltre, essa ha pure un certo grado di vibrazione proprio. Ci sono scienziati che, per mostrare gli effetti delle diverse gamme di vibrazione, hanno preso come esempio una ruota, una trottola, un cilindro, imprimendo loro un forte moto rotatorio; proviamo a prendere uno di questi oggetti, rallentandone la velocità; noi possiamo vederlo, ma nessun suono, dato dal movimento, ci raggiunge. Aumentiamo la velocità: la nota sale di un tono sulla scala musicale, aumentandola ancora, la nota diventa sempre più alta. Si giunge così a completare tutta la scala: finalmente, raggiunto un certo grado di vibrazione, si arriva alla nota finale, percepibile dalle orecchie umane. Ecco che il rumore cessa a poco a poco, e subentra il silenzio. Nessun suono ci giunge dall’oggetto che ruota, essendo il suo movimento divenuto troppo alto perché le sue vibrazioni possano essere percepite dalle nostre orecchie. Inizia allora la percezione dei diversi gradi crescenti di calore. Poi, trascorso un certo tempo, s’intravede il suo colore, che è di un rosso cupo; coll’aumentare del movimento, il rosso diventa sempre più brillante ed acceso, mutando, col progredire del la velocità in arancio e quindi in giallo. Seguono poi il verde, l’azzurro, l’indaco ed infine il violetto, dopo di che l’occhio umano non riesce più a registrare colori.. Pur tuttavia, l’oggetto continua ad emanare dei raggi invisibili; quelli usati per fotografie, ed altri ancora, quali raggi X, ecc.. Avviene allora una modificazione nella costituzione dell’oggetto; i fenomeni elettrici e magnetici, appaiono solo ad un certo grado di vibrazione. Continuano a vibrare sempre più velocemente, le molecole dell’oggetto si disintegrano, riducendosi agli elementi originali, gli atomi, i quali, a loro volta, si separano ulteriormente in corpuscoli infinitesimali, che infine scompaiono, dando luogo alla cosiddetta sostanza eterea. Qui la scienza si ferma; ma gli ermetisti ci dicono che, aumentando le vibrazioni ulteriormente, nell’oggetto si avrebbe un’intensificazione e un passaggio per i successivi stati di manifestazione mentali, fino al ricongiungimento col TUTTO, con lo Spirito Assoluto. Ma l’oggetto muterebbe di natura, assai prima di giungere allo stadio di « sostanza eterea». Comunque la spiegazione adottata rimane valida, in quanto evidenzia gli effetti raggiungibili con la crescita del moto vibratorio. Rammentiamo che nella fase in cui l’oggetto emette vibrazioni di luce, calore, ecc:, esso non si modifica totalmente in queste forme di energia, ma la libera soltanto, grazie al suo moto, parzialmente, dall’influenza delle sue molecole, atomi e corpuscoli, Infatti, queste forme di energia, sebbene assai più alte della materia, sono da essa imprigionate, a causa delle energie che si manifestano e delle forme usate. Quindi, dicevamo, restano impigliate nelle stesse loro creazioni, cosa, d’altra parte, che avviene per tutte le creazioni; in quanto la forza creante, viene involuta, racchiusa, nella sua creazione. Ma ci è noto che, gli insegnamenti ermetici, superano grandemente le cognizioni della scienza attuale, insegnandoci che, tutto quel che è pensiero, dall’emozione alla ragione, dalla volontà al desiderio, o qualsiasi stato mentale, non può essere dissociato da vibrazioni, di cui, una parte, irraggiata all’intorno, penetra nelle altrui menti. E’ questo il processo per il quale, avvengono i cosiddetti fenomeni di telepatia, di influenza mentale e d’ogni altra forma di superiorità di una mente su di un’altra, peraltro oggi sempre più conosciuti data l’enorme diffusione delle tecniche occulte. Poiché ogni stato mentale (pensiero, emozione, ecc.) è accompagnato dal corrispondente grado di vibrazione, esso può essere riprodotto da una forte concentrazione di volontà, singola o di più persone, proprio come si può riprodurre un tono musicale, con la vibrazione, fino ad un certo livello, di uno strumento. Allo stesso modo si può riprodurre un colore. Grazie al principio di vibrazione, e alle sue applicazioni sui fenomeni mentali, si può sensibilizzare la propria mente fino al grado desiderato, raggiungendo l’esatto controllo sulle proprie sensazioni e stati mentali, come pure su quelli altrui, inviando e riproducendo quelli desiderati, in un’altra mente. Per riassumere, si può riprodurre anche sul piano mentale, quel che la scienza sa fare solo su quello fisico, ovvero vibrazioni all’infinito. E’ chiaro però, che per raggiungere tale potere sono necessarie opportune spiegazioni, esercitazioni, ecc.. La scienza che si occupa di tutto questo è la Trasmutazione Mentale, uno dei rami dell’ermetica. Basterà soffermarsi un attimo su quanto fin qui detto, per accorgersi che anche questo principio può essere assoggettato dai maestri e dagli adepti, quasi sapessero comandare alle leggi di natura, mentre non fanno altro che usare una legge contro un’altra, compiendo miracoli quando invece si limitano a mutare le vibrazioni di energia o di materia degli oggetti. Giustamente disse un antico scrittore ermetico:« chi impara ad usare il principio di vibrazione, ha in mano lo scettro del mondo».

CAPITOLO DECIMO POLARITA’
«Tutto è male, ogni cosa ha poli; per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti, poiché simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici di natura, differendo solo di grado; gli estremi si toccano, ogni verità non è che mezza-verità, tutti i paradossi possono essere conciliati». E’ questo il grande quarto principio ermetico, grazie al quale, gli antichi paradossi che hanno sempre assillato gli uomini, possono finalmente essere compresi. In fondo, a ben osservare, l’uomo ha sempre riconosciuto che « doveva esistere » qualcosa del genere; il che ha espresso, pur se confusamente, con massime ed aforismi: « tutto è e non è nello stesso tempo », « ogni verità è per metà falsa », « in ogni cosa ci sono due lati », «c’è un rovescio per ogni medaglia », e così via. Per gli ermetici, fra cose che appaiono opposte, esiste solo una differenza di grado; quindi gli Opposti sono conciliabili a coppie, e « tesi ed antitesi sono identiche per natura, differendo solo di grado», il tutto avvenendo in forza del principio di polarità. I maestri ritengono che questo principio possa essere illustrato convenientemente a tutti, in base ad un esame della vera natura delle cose. Cominciamo col mostrare che materia e spirito non sono che i due poli della stessa cosa, e che gli infiniti piani compresi fra essi, non sono che « diversi gradi di vibrazione». Anche il TUTTO e i molti sono la stessa cosa, differiscono sempre per il grado; lo stesso discorso fanno valere per la LEGGE e le leggi, il Principio dei principi, la Mente Infinita e le menti finite. Quanto al piano fisico, ripetono la spiegazione per il caldo e il freddo, notando che il termometro segna molti gradi di temperatura di cui due sono « il più caldo » e « il più freddo », esistendo tra essi, diversi gradi di caldo o freddo. Non esiste l’assoluto, tutto dipende dal grado, come sul termometro non si può dire quando cessa il caldo e inizia il freddo. Malgrado ciò, noi siamo costretti ad usare per comodità, i relativi, cioè i poli della stessa cosa. Diremo quindi, alto e basso; oriente e occidente: girando il mondo verso oriente, si giungerà a un punto, che da dove si era partiti, sarà detto occidente; camminando sempre verso nord, ci si troverà a viaggiare verso sud, e così via. Molti gradi intermedi esistono tra luce e oscurità, che sono poli della medesima cosa; sempre uguale è la scala musicale, le divergenze, tra le due estremità di una chiave, sono identiche, pur se con molti gradi intermedi. Lo stesso dicasi per la scala dei colori; la sola differenza fra ultravioletto ed infrarosso è data da velocità di vibrazioni; grande e minuscolo sono relativi, come anche frastuono e silenzio, morbido e duro, acuto e ottuso, positivo e negativo. Così non c’è un assoluto per il buono e il cattivo; chiamiamo buona una parte e cattiva l’altra o viceversa, se una cosa è senz’altro meno buona di quella che è immediatamente inferiore, ecc.; il tutto avviene perché il più e il meno sono dati dalla posizione sulla scala. Lo stesso ragionamento è valido sul piano mentale. Amore ed odio, che si reputano, normalmente, del tutto opposti, assolutamente diversi e inconciliabili, non sono affatto distinti l’uno dall’altro, non esiste amore od odio assoluto, sono solo due termini che si trovano ai due poli di uno stesso concetto unitario; e tra questi due poli opposti vi sono tutti i gradi intermedi: così dall’amore passeremo a « meno amore » e così via fino all’odio, il tutto prescindendo dal punto, alto o basso, da cui siamo partiti. Tra i diversi gradi di amore e odio, c’è un punto in cui piacere e dolore sono così deboli e vicini, da confondersi. Potremmo usare lo stesso principio per il coraggio e la paura; ovunque esistono coppie di opposti, ovunque constatiamo una cosa, ci dobbiamo anche accorgere del suo opposto: abbiamo i due poli. E’ proprio su queste basi che l’ermetista riesce a trasmutare gli stati mentali, entro le linee della polarizzazione, il che vale naturalmente solo per cose appartenenti alla stessa categoria, la cui polarità è intercambiabile. Per cui, se l’amore non può diventare orientale od occidentale, rosso o violetto, può però, come spesso accade, tramutarsi in odio, il quale, a sua volta, può diventare amore, invertendo la polarità. E ancora, il coraggio si può risolvere in paura, il duro nel morbido, un acuto in ottuso; il caldo può divenire freddo, e così di seguito, sempre fra cose della stessa specie ma di grado diverso. Un codardo, ad esempio, può, aumentando le sue vibrazioni mentali, divenire improvvisamente il più intrepido degli uomini; un pigro, grazie alla polarizzazione, divenire attivo fino al grado desiderato. Spesso, lo studioso, pur se a conoscenza dei vari processi con i quali le scuole di scienza occulte permutano gli stati mentali di chi segue le loro dottrine, non riesce a comprendere il principio che ne è a fondamento. Ma una volta capito il principio di polarità, si rende conto di tutte quelle pratiche oscure. Non si può cambiare la natura di una cosa in un’altra completamente differente, ma cambiamenti di grado nelle stesse cose sono sempre attuabili, il che è molto importante. Per attenersi ad un esempio simile, ma sul piano fisico, potremmo dire che se è impossibile tramutare il calore in suono, acutezza, altezza, si può però cambiarlo in freddo, con un semplice abbassamento di vibrazioni. Così si tramutano amore ed odio, o paura e coraggio; ma non si può tramutare la paura in amore, o il coraggio in odio. Ogni stato mentale ha la sua categoria, con i suoi poli opposti che permettono la trasmutazione. Chi ci segue, potrà facilmente notare che, sia negli stati mentali che nei fenomeni del piano fisico, si possono distinguere i due poli in positivo e negativo. Ad esempio, l’amore è positivo rispetto all’odio, il coraggio alla paura, l’attività rispetto all’ozio, ecc.. Non solo, ma anche a coloro che non conoscono il principio di vibrazione, il polo positivo apparirà come più alto di un grado del negativo, che infatti domina, dato che la tendenza della natura è verso l’attività, prerogativa del polo positivo. Come già abbiamo accennato, oltre al cambiamento dei propri stati mentali, con l’applicazione del principio di polarità, il principio può servire per esercitare la propria influenza mentale su di un’altra mente, argomento sul quale esistono innumerevoli testi da molti anni. Non appena ci si rende conto che è possibile raggiungere un’induzione mentale, cioè che si possono produrre stati mentali da altri, ci si accorge come uno stato mentale, possa essere inviato ad un altro soggetto, cambiandone la polarità in quella categoria di stati mentali. Con l’applicazione di questo principio si possono ottenere ottimi risultati su vari « trattamenti mentali ». prendiamo ad esempio una persona azzurra, malinconica e piena di timori. Un cultore di scienza mentale, che, con opportune vibrazioni di volontà, conduce la sua mente al grado di polarizzazione voluto, riesce a comunicare, per induzione, lo stesso stato mentale su di un’altra persona, facendone elevare le vibrazioni, finché la persona si polarizza sull’estremità positiva della scala anziché verso la negativa, cambiando contemporaneamente le sue emozioni e paure in coraggio e affini stati mentali. Dedicando molta attenzione al fenomeno, vi potrete rendere conto che questi cambiamenti, avvengono quasi tutti sulle linee della polarizzazione, poiché il cambiamento è di grado e non di genere. Conoscere questo grande principio ermetico, significa per lo studioso, comprendere assai più a fondo i propri e gli altrui stati mentali. Egli noterà altresì che questi stati dipendono tutti dal grado, e che può, di conseguenza, cambiare i suoi stati mentali con un innalzamento o un abbassamento di vibrazione, rendendosi così padrone e non schiavo degli stessi. Inoltre, grazie a questa facoltà, potrà dare un valido aiuto ai suoi simili e mutare, secondo metodi ben precisi, qualora gli sia utile, la polarità. Nostro consiglio, per ogni studioso, è di approfondire adeguatamente questo principio, con grande vantaggio per molte difficili situazioni.
CAPITOLO UNDICESIMO RITMO
«Ogni cosa fluisce e rifluisce, tutto procede per fasi; ogni cosa s’innalza. e cade, l’oscillazione del pendolo è sempre manifestata; poiché l’oscillazione di destra è la misura di quella di sinistra, il ritmo si compensa ». Questo grande principio, rende omaggio alla verità che, in ogni cosa è presente un movimento ben preciso, che si espande in ogni direzione; un fluire continuo, per ogni oscillazione in avanti, una all’indietro, un moto pendolare, un’alta e bassa marea. Questo avviene tra i due poli, su tutti e tre i piani: fisico, mentale e spirituale, essendo in stretto rapporto con il precedente principio di polarità. Il fatto che tra i due poli esista sempre un ritmo, non comporta però, che l’oscillazione giunga necessariamente alle due estremità; ciò avviene, anzi, assai raramente, inoltre è molto difficile stabilire quali siano gli estremi polari. Comunque, l’oscillazione si dirige sempre, prima ad un polo, poi verso l’altro, e ci sarà sempre per ogni azione una reazione, un avanzamento e un arretramento, un innalzarsi e un abbassarsi; sempre, in ogni fenomeno universale; questo vale tanto per i soli, i pianeti, gli uomini, le piante, gli animali, i minerali, le sorgenti di forza o di energia, la materia in genere, che per la mente e lo spirito. E’ un principio che si manifesta nella creazione e distruzione dei mondi, come nel progredire e cadere delle nazioni, nella storia di tutte le cose, ed infine, negli stati mentali dell’uomo. Partendo dalle manifestazioni Spirituali (del TUTTO) possiamo vedere come ci sia un’entrata e un’uscita, per dirla coi Bramini, un’aspirazione e un’espirazione di Brahma. Dapprima si creano gli universi che raggiunto il più primitivo limite di materialità, iniziano la loro ascesa. Si formano così i soli, che, giunti al massimo della loro potenza, cominciano a retrocedere. Col passare dei millenni, si trasformano in masse inerti di materia che, soltanto quando giungerà un altro impulso capace di rimuovere le loro energie interne, inizieranno un nuovo ciclo solare. Lo stesso avviene per i mondi, essi nascono, si sviluppano e muoiono per poi rinascere da capo; così avviene per ogni cosa che abbia forma: c’è un passaggio dall’azione alla reazione, dalla nascita alla morte, dall’attività alla stasi, e così via, all’infinito. Lo stesso processo ha luogo per le cose viventi; anch’esse nascono, crescono e muoiono, per poi ricominciare; altrettanto dicasi per tutti i grandi meccanismi culturali o di costume: credenze filosofiche, mode, governi, nazioni, in ognuno si ha un crescendo fino alla maturità, al massimo splendore; poi inizia la decadenza, quindi sopravviene la morte e… ecco la rinascita! Il moto oscillatorio è sempre presente. La notte segue al giorno, come questo alla notte, il pendolo oscilla dall’estate all’inverno e viceversa. Tutto compie il suo ciclo; atomi, corpuscoli, molecole, ogni massa di materia. Non vi può essere cessazione ed è valido per ogni cosa; sia per i fenomeni dei diversi piani di vita che per le fasi dell’agire umano; ovunque si manifesta la ritmica oscillazione tra i due poli, l’enorme pendolo dell’universo è sempre in funzione; come vuole la legge, le maree della vita fluiscono e rifluiscono. Anche gli scienziati attuali hanno ben compreso questo principio, considerato come legge universale applicabile a tutte le cose materiali, ma gli ermetisti, assai più avanti nella conoscenza delle cose occulte, sanno che il suo raggio d’azione invade anche le attività mentali dell’uomo. Sanno pure che lo strano mutamento degli stati d’animo e dei sentimenti, apparentemente senza logica, è dovuto a questo principio; con l’applicazione conveniente del quale, ci si può sottrarre ad alcune delle sue manifestazioni che ci stupiscono e addolorano. Essi si sono resi conto da lunghissimo tempo che, se il principio era invariato e sempre operante per i fenomeni mentali, c’erano altri due piani in cui si manifestava: uno più basso e uno più alto di coscienza. Il comprendere tutto questo, diede loro la possibilità di inserirsi nel piano più elevato, sottraendosi così alle oscillazioni del piano inferiore. Più brevemente, l’oscillazione aveva luogo a livello sub-cosciente, per cui l’oscillazione negativa, non manifestandosi in termini coscienti, non ne pregiudicava le vibrazioni. Processo chiamato« legge di neutralizzazione », ovvero innalzamento del l’Ego al di sopra delle vibrazioni del piano incosciente di attività mentale. Qualcosa di simile a quello che avverrebbe sollevandoci al di sopra di una certa cosa, e lasciandola passare al di sotto. Lo studioso molto progredito o un maestro di ermetica, riescono a concentrarsi sul polo desiderato e, grazie ad un certo procedimento (simile ad un rifiuto), neutralizzano l’influenza pendolare, rifiutandosi di seguire l’oscillazione retrocedente, ma soffermandosi sulla posizione acquisita, tanto da far si che il pendolo mentale oscilli solo sul piano incosciente. Qualsiasi individuo che possegga un qualunque grado di conoscenza delle discipline ermetiche, compie più o meno consapevolmente quanto sopra esposto, applicando la legge di neutralizzazione ogni volta che non si lascia influenzare dal proprio temperamento o stato mentale. Naturalmente, un maestro ha capacità assai superiori, per quel che concerne l’applicazione di questa legge, e, grazie alla forza di volontà di cui è capace, raggiunge uno stadio di equilibrio e serenità mentale, quasi inconcepibile per quelli che invece, sono in continua balia del pendolo mentale dei sentimenti, degli stati d’animo, delle passioni. L’enorme importanza di questo procedimento, è ben visibile a chiunque sia a conoscenza della varietà contraddittoria dei sentimenti e dell’effimera padronanza di se che hanno la maggior parte degli uomini. Basta analizzare un attimo la questione, per rendersi conto dell’influenza che le oscillazioni ritmiche hanno esercitato nella nostra vita: non è forse vero che a periodi di grande coraggio sono corrisposti altri pieni di timori, o che a un momento di grande entusiasmo sia poi subentrato un senso di scoraggiamento? La maggior parte di noi però, non sospetta minimamente la vera causa di tutto ciò; quindi, imparare ad adoperare questo principio, significa controllare le oscillazioni ritmiche di sentimento e di conseguenza, miglior conoscenza di se, e maggior resistenza al pericolo di essere travolti da questi flussi e riflussi. Infatti, malgrado il principio non possa essere distrutto, può però essere neutralizzato dalla volontà, che è superiore alle sue manifestazioni coscienti; se ne riesce dunque a sfuggire gli effetti, ma il principio rimane attivo; il pendolo oscilla sempre, che ne siamo o meno trasportati. Naturalmente esistono altre spiegazioni del principio stesso, come la « legge di compensazione», cui fa riferimento il Kybalion quando giunge al postulato: « la misura dell’oscillazione di destra è la misura di quella di sinistra; il ritmo si compensa ». La legge è valida in quanto l’oscillazione verso un polo, è causa di un’altra uguale e contraria, nella direzione opposta. L’una bilancia l’altra. Esempi di questa legge, sul piano fisico, sono stati ben semplificati da Archimede nella sua legge del pendolo. Così, le stagioni o le maree seguono questa regola, e lo stesso avviene per ogni fenomeno del ritmo. Un pendolo che oscilli per un certo tratto a destra, compirà un’oscillazione equivalente a sinistra, nello stesso tempo; se si lancia un oggetto verso l’alto questi dovrà compiere un pari tragitto per tornare a terra. La forza che ha un proiettile che cada a terra, è uguale a quella di andata, ecc.. Ma gli ermetisti vanno molto più in là nell’applicazione di questa legge: essi dicono che è operante anche negli stati mentali umani. L’uomo che prova grandi piaceri, è anche soggetto a tristi sofferenze, mentre chi è poco sensibile al dolore, lo sarà altrettanto poco per la gioia. Anche i porci, se soffrono poco a causa del ridotto livello intellettivo, non si può però dire che godano molto; come, d’altra parte, alcuni animali che sono capaci di grande godimento, sono altrettanto soggetti, per la loro indole, particolarmente nervosa, ad alte punte di dolore. Stesso discorso può farsi per l’uomo; ci sono temperamenti poco portati alla gioia, e parimenti poco sofferenti; altri capaci invece, della più grande felicità, come del più immenso sconforto. Di solito, in ogni essere, piacere e dolore si bilanciano, dando piena azione alla legge di compensazione. Ma, ancora, gli ermetisti vanno oltre. Ci dicono che, per provare un certo piacere, bisogna prima aver conosciuto, proporzionalmente, anche l’altro polo. Ma quel che c’è di più saliente nella loro interpretazione, è il fatto che il negativo segua il positivo, e non viceversa; cioè, provare un certo piacere non comporta un subitaneo, corrispondente dolore; ma al contrario, nella legge di compensazione, il piacere «segue» un grado di dolore già passato, o in questa vita, o in precedenti incarnazioni. Il che apre una nuova dimensione sul concetto di dolore. Se non esistesse la reincarnazione, l’oscillazione ritmica non potrebbe esistere, dato che è incessante; quindi per gli ermetici, il susseguirsi di più individui forma parte di un’unica vita. Per sfuggire all’oscillazione verso il dolore, essi ci dicono, bisogna applicare quel processo di neutralizzazione, innalzandosi ad un piano più alto dell’io, sottraendosi a gran parte delle tristi esperienze di quelli che restano sui piani più bassi. Noi vediamo che questa legge del compenso, opera in tutto l’arco di vita dell’uomo; normalmente, ognuno paga il prezzo di quel che ha o non ha (non si può avere contemporaneamente il denaro e la torta): ogni cosa piacevole ha un rovescio; quel che uno raggiunge un’altro lo perde, i ricchi hanno la maggior parte di quello che manca ai poveri, mentre questi hanno, a volte, cose che i ricchi non possono comprare. Un miliardario, grazie ai suoi averi, se ha tendenza verso le soddisfazioni materiali, può procurarsi i cibi più prelibati, ma può anche avere dei disturbi epatici tali da impedirgli di goderne e… da fargli invidiare l’appetito e la buona capacità digestiva con cui l’operaio, con grande piacere, prende il suo misero pasto. E così vale per ogni altra cosa nella vita. Ovunque funziona la legge di compensazione, cercando di ristabilire sempre il primitivo equilibrio, anche se spesso occorrono nparecchie vite perché riesca nell’intento.
CAPITOLO DODICESIMO CAUSALITA’
«Per ogni causa un effetto; ogni effetto ha la sua causa; tutto avviene in conformità alla legge, il caso è solo il nome per quel che non conosciamo; molti sono i piani di causalità, ma, nulla sfugge alla legge » Siamo giunti al sesto principio ermetico, secondo il quale, in tutto l’universo agisce una legge che nulla lascia al caso; essendo qest’ultimo solamente un termine indicante una causa occulta o non riconosciuta. Questa regola è antica quanto il tempo, essendo stata esplicata dai maestri ermetici, millenni or sono, ed ha pervaso tutto il pensiero susseguente, avendo per oggetto le dispute sorte tra le varie scuole, sull’attribuzione di significato a certe parole, o a particolari punti del principio. Il fenomeno, nella sua globalità è stato accettato all’unanimità, perchè affermare altrimenti significherebbe togliere i fenomeni universali dall’ordine eterno, e lasciarli alla mercé di quel « quid » senza senso che si chiama«caso » Eppure non ci vuol molto per capire che il puro caso non esiste. Così lo chiama Webster: « un presupposto fattore d’attività, che però non è forza, né legge; è un accadimento, una causalità…». Ma noi sappiamo che non può esistere qualcosa che si sottragga alla legge, al principio di causa ed effetto. Un elemento del genere, sarebbe del tutto indipendente dal movimento ordinario e logico del l’universo; ma, per esser tale, dovrebbe essere superiore a questo; mentre noi sappiamo anche che nulla ci può essere al di fuori del TUTTO, e il TUTTO è la Legge stessa… Quindi, per concludere, nell’universo non può esistere qualcosa al di fuori o sopra della Legge, altrimenti cesserebbe l’ordine e regnerebbe il caos. Dunque, quel che noi chiamiamo caso, non e altri che un modo per esprimere delle cause che ci sfuggono e che non comprendiamo. In senso etimologico, la parola si riallaccia a un termine che indica « caduta » (come quella dei dadi) intendendo con ciò, un accadimento che non fa capo a causa alcuna. Ma la caduta dei dadi, non è dovuta al caso, bensì obbedisce a una regola ben determinata, quella stessa che regola la rivoluzione dei pianeti intorno al sole. Invece di parlare di caso diciamo piuttosto che le regole che la governano sono così complesse da non poter essere afferrate dalla nostra mente! Certo bisognerebbe conoscere la posizione del dado nella scatola, la forza impressa alla gettata, le condizioni della tavola, la sua natura, la pressione atmosferica, ecc. ma al di là di queste cause fisiche, ne esistono altre a noi ignote, che hanno determinato l’apparizione di un numero e proprio di quello. Gettando più volte un dado, si potrà notare che il numero di cifre apparse, si equivarrà, all’incirca; cioè, apparirà un numero quasi uguale di uno, di due, ecc.. Così, anche per una moneta; la prima volta apparirà o testa o croce, ma aumentando il numero di lanci, le apparizioni di testa e croce, tenderanno sempre più verso la parità. Questa è la legge delle medie. Ad ogni modo, sia la media che il lancio singolo, avvengono in forza della legge di causa ed effetto, e se noi ne fossimo a conoscenza ci renderemmo conto che il dado, non poteva mostrare se non quella faccia, tenuto conto delle circostanze e il periodo di tempo cui avvenne. Per le stesse cause, avremo sempre gli stessi effetti. Ogni avvenimento ha la sua causa, il suo perché; niente accade senza una coincidenza di cause. Lo studio di questo principio, ha creato qualche perplessità, in quanto molte persone non riescono a spiegarsi come una cosa possa causarne, crearne un’altra. In realtà non è che qualcosa ne crea un’altra, la causalità non fa altro che rispecchiare gli eventi, cioè i fatti che avvengono in seguito ad altri, precedenti; tutti stabiliti e sviluppati, come una grande catena, dall’energia creatrice del TUTTO. Tra gli avvenimenti esiste infatti una continuità, per ogni precedente c’è un conseguente, quindi un susseguente e così via. C’è sempre una relazione fra quel che è accaduto prima e quel che avverrà dopo. Proviamo ad immaginare una pietra che, staccatasi dalla roccia, piombi sul letto di una casetta sottostante. Dapprima diremo che ciò è dipeso dal caso, ma, esaminando meglio la cosa, ci potremo accorgere che molte sono state, in realtà, le cause. Innanzi tutto gli agenti esogeni hanno diminuito la resistenza della roccia, e la pietra, non più trattenuta, è caduta. Ma potremmo risalire alla natura della roccia stessa, quindi alle cause che hanno portato alla formazione della montagna, del suo sollevarsi in seguito a fattori endogeni, bradisismi, ecc.. Poi bisogna passare all’esistenza del tetto, e alle altre infinite cause, perdendoci sempre più in un intricato sopravvenire di motivi. Si potrebbe paragonare il numero di cause che sottostanno al più piccolo avvenimento, come un granello di polvere che colpisce l’occhio, alla parentela di un uomo: se si sa con precisione che egli ha due genitori, quattro nonni, otto bisnonni, sedici avi; proseguendo all’indietro nelle generazioni, il numero di antenati salirà a parecchi milioni, impossibili da identificare. Non è facile riportare il granello di polvere, attraverso le ère geologiche, fino alla formazione della Terra, quando, forse, era parte di un tronco d’albero, poi tramutatosi in carbone, col processo di fossilizzazione, e proseguendo così, fin quando si è posato sul nostro occhio, per poi proseguire in attesa di nuove vicende. Esso è stato ridotto com’è ora, da una serie di avvenimenti, e il suo giro non è ancora terminato, è solo l’inizio di una nuova catena di eventi che chissà quante altre ne produrrà col passare dei secoli. Ad esempio, una delle serie di eventi, cui ha dato luogo il nostro granello, quello di essere descritto in queste righe, grazie alle quali, tipografo, correttore di bozze, editore, esplicano un certo lavoro; non solo, chissà quali effetti produrrà, nella vostra e nelle altrui menti, e potremmo continuare su questo tono all’infinito. Tutto questo discorso serve a mettere in luce, che, nella mente, niente esiste, grande o piccolo che sia, come causa di tutto; inoltre mostra assai bene la relatività e l’associazione delle cose. Pensiamo un po’; se nell’età della pietra, non ci fosse stato un certo uomo che incontrò una donna, noi ora non saremmo qui. E l’atto con cui noi scriviamo queste cose e voi le leggete, produrrà certamente un’influenza, non solo sulle nostre e le vostre vite, ma anche su quelle di molte altre persone che vivono, o vivranno in altra epoca. Per ogni nostro atto o pensiero, ci sono migliaia di conseguenze, dirette o indirette, tutte facenti parte della grande catena delle cause e degli effetti. Non è il caso che ci si soffermi su disquisizioni di libero arbitrio o di determinismo, per molte ragioni, di cui la più ovvia è che nessuna parte ha mai totalmente ragione o totalmente torto, e come ci avverte l’ermetismo, entrambe hanno una parte di ragione; secondo il principio di polarità, non sono che i poli opposti alla verità, quindi mezze-verità. Quindi, un uomo può essere libero, ma anche vincolato, il tutto a seconda del significato dato alle due parole, e dal punto di vista riguardato. Così si esprimevano, sull’argomento, gli scrittori antichi: « tanto più una creazione è vicina al centro, tanto più ne è libera; viceversa, più se ne distacca tanto più soggiace ai suoi vincoli ». La più gran parte degli uomini è schiava di antichi tabù e dell’ambiente; essa è tanto dominata dal pensiero, il modo di vivere e di agire degli altri, che dalle proprie emozioni e sentimenti. Pur non avendo alcun controllo di sé e della propria vita, se gli vien detto, ribatte indignata: io faccio quel che credo, agisco come mi pare e piace… senza però spiegare da che ha avuto origine il suo «quel che voglio ». Infatti cos’è che fa credere all’uomo che una cosa gli piaccia e un’altra no? Prendiamo il maestro; egli può, a suo piacimento, cambiare i piaceri e i desideri in altri, che, nell’ordine sulla scala, stanno al polo opposto. Può cioè, voler volere, in quanto un certo sentimento o suggestione ambientale, fa nascere in lui il bisogno di fare in un certo modo. Purtroppo, la maggior parte degli uomini sono mossi come pedine su di una scacchiera, trascinati dai propri e gli altrui stati d’animo, guidati dall’ambiente, da qualsiasi fattore esterno, obbedendo a forti suggestioni, senza opporre alcuna resistenza o esercitare un minimo di volontà. Poi, una volta compiuta la parte loro assegnata nel gioco della vita, vengono messi da parte. I maestri, invece che sanno come condursi, s’innalzano sul piano della vita materiale, mettendosi in relazione con le potenze superiori, e riuscendo così a dominare tendenze, sentimenti, carattere, polarità e ambiente, muovendo essi stessi il gioco anziché esserne mossi, divenendo causanti invece che effetti. Anche se non possono sfuggire al principio di causalità dei piani più elevati, possono però afferrarne le leggi e servirsene per dominare i piani più bassi. Diventano in tal modo, parte integrante della legge e non suoi strumenti. Se servono sui piani più alti, comandano però su quello materiale. Non dimentichiamo tuttavia, che la legge opera sia sui piani più alti che nei più bassi, che il caso, questo strano e cieco Dio, è stato da tempo abolito dalla ragione. Comprendiamo finalmente, in base alle conoscenze acquisite, che su ogni cosa impera la legge « universale » che le innumerevoli leggi in cui si articola, non sono che manifestazioni del l’unica Legge, del TUTTO. Dicono le scritture che nulla avviene che non sia conosciuto dal TUTTO; anche i nostri capelli sono contati. Nulla avviene in contrasto con la legge, ma ciò non comporta che l’uomo sia solo un’automa, poichè esso può usare la Legge per dominare le leggi, perchè una volontà più forte prevale sempre sulla più debole, finchè raggiunge quello stadio per cui, sotto la protezione del TUTTO, può ben irridere le leggi fenomeniche. Riuscite a comprendere l’alto significato di tutto ciò?
CAPITOLO TREDICESIMO GENERE
« Il genere si manifesta in ogni cosa, in ogni piano; tutto ha il suo principio maschile e femminile ».Passando a questo settimo principio, vogliamo attrarre la vostra attenzione sul fatto che il genere, ermeticamente inteso, è del tutto diverso dal senso ordinario dato al sesso Esso trae la sua etimologia dal latino, con significato di creazione, produzione; insomma di qualcosa di molto più vasto di quanto non indichi il « sesso », che si riferisce piuttosto alle differenze anatomiche tra i due generi, maschi e femmine. Meglio ancora, il sesso non è che una delle manifestazioni del genere, su un certo piano di quello fisico: il piano della vita organica. E’ necessario che questa differenza vi resti bene a mente, dato che alcuni scrittori, in possesso di una qualche infarinatura ermetica, hanno creduto di rinvenire questo settimo principio in strane e repellenti teorie sul sesso. Compito del genere è quello di creare, produrre, generare, come è ben visibile dalle sue manifestazioni su ogni piano fenomenico. Ciò è difficile da provare scientificamente, poichè la scienza non ne ha ancora riconosciuto l’universale applicazione. Pur tuttavia, non mancano le prove « scientifiche »; innanzi tutto, i corpuscoli, gli ioni ed elettroni, che sono la base della materia e della formazione degli atomi, un tempo creduti indivisibili, sono una lampante manifestazione del principio. Per la scienza questi tre elementi ruotano: fra loro ad altissimo grado di vibrazione; inoltre l’atomo si forma dal l’aggregazione di corpuscoli negativi attorno ad uno positivo. Dunque, quest’ultimo, esercita una certa attrazione sui negativi, rispecchiando in pieno la formula ermetica per cui, il principio maschile si identifica col polo positivo, l’altro col negativo. Occorre adesso dare un certo chiarimento: spesso sia ha una cognizione del tutto errata sulle qualità del polo « negativo » della materia elettrica; i termini non sono appropriati, in quanto positivo significa qualcosa di forte e buono in confronto alla debolezza e l’irrealtà del negativo. Ciò nel significato corrente, ma applicarlo all’elettricità è del tutto inesatto. In una pila il polo negativo è quello in cui e per cui si generano nuove forme di energia. Gli scienziati più intelligenti, hanno ora sostituito ad esso il termine di « catodico », dal greco, indicante appunto, discesa, generazione, ecc.. Dunque dal catodo emergono gli elettroni e quegli strani raggi, che hanno rivoluzionato totalmente qualche decina di anni fa, le cognizioni scientifiche. Esso è la causa di tutti quei fenomeni che hanno fatto rigettare tante e tante affermate teorie, ora buone solo per gli archivi. Non solo genera tutti i fenomeni elettrici, ma anche le più sottili forme di materia di cui la scienza ha cognizione. Tutto ciò giustifica ampiamente la nostra preferenza del termine « femmina » in luogo, di « negativo». Quindi, diremo che gli elettroni sono composti di energia femmina, che abbandonando un corpuscolo maschile, inizia un nuovo corso. Il suo impulso creativo la spinge a cercare un nuovo corpuscolo maschile; dice un’ermetista:«…ella cerca immediatamente e volontariamente l’unione ». Infatti, alla base della maggior parte dei processi chimici, sta proprio questo distacco ed unione; sotto l’influsso dell’energia mascolina, le particelle femminili vibrano sempre più rapidamente, ruotandogli intorno. Risultante di questo lavorio, è la nascita di un nuovo atomo, il quale però, una volta formatosi, perde le manifestazioni dell ‘elettricità libera, e acquista certe proprietà particolari. Quanto al processo di separazione delle particelle femminili, esso si può chiamare di « ionizzazione ». Sono proprio i femminili, i più attivi operatori sulla natura; da essi scaturiscono i fenomeni della luce, del calore, del magnetismo, dell’elettricità, di attrazione o repulsione molecolare, di affinità chimica e simili. Sempre sotto il principio del genere. Il lavoro di creazione viene compiuto esclusivamente dal principio femminile, spettando all’altro, solo di inviare a questo una certa energia. Bisogna ricordare però, che nessun principio può operare creativamente senza gli altri: esistono, infatti, forme di vita in cui i due principi sono riuniti in un solo organismo; abbiamo allora un ermafrodito, ma ciò non toglie però, che in esso siano presenti ambedue i generi. Non riteniamo necessario soffermarci oltre su questo argomento, sebbene gli ermetici vi si dedichino molto; questo perchè non potremmo convalidarIo scientificamente, non essendo, la scienza, ancora giunta sin qui; dovrà bastare a darvi un’idea generale sui suoi fondamenti, l’esempio, soprannominato, degli elettroni. Inoltre, secondo alcuni scienzati, nella formazione dei cristalli si può rinvenire qualcosa di simile all’attività sessuale, il che denota che, anche la scienza moderna, si accosta sempre più alle nostre teorie, aggiungendo un sempre maggior numero di prove, col passare degli anni. Ecco quindi dimostrato che il principio del genere, è in azione incessantemente sia nel campo della materia inorganica che in quello dell’energia o della forza; la stessa elettricità è ora considerata come quel qualcosa in cui paiono mutarsi tutte le altre forme di energia; questa nuova teoria, diremmo « elettrica » dell’universo, è l’acquisto più nuovo e meglio accolto dalla scienza attuale. Ci riteniamo perciò in diritto di credere, che, se si può rinvenire alla base dei fenomeni elettrici, una chiara manifestazione del principio del genere, questa regola può essere estesa a tutti i fenomeni dell’universo. Tralasciando di soffermarci su fatti scontati, come l’attrazione e repulsione degli atomi, l’affinità chimica, l’attrazione e dispersione molecolare, proviamo però a pensarli come manifestazioni del principio del genere. Non avete notato l’analogia che presentano coi fenomeni degli elettroni? E ancora, la legge di gravitazione, secondo la quale tutte le particelle dell’universo tendono le une verso le altre, non è come dicono gli ermetisti, un’altra manifestazione del nostro principio. Certo, non possiamo offrirvi le prove di ciò, però, se riguardate i fenomeni in questione, dal punto di vista ermetico, vedrete che forse questa è un’ipotesi più ragionevole di quella offerta dalla scienza fisica. Provate pure a sottoporre ad un esame simile tutti i fenomeni fisici, vedrete da soli che il principio del genere è applicabile a tutti. E’ giunto il momento di considerare l’azione del principio sul piano mentale, grande sarà l’interesse che susciterà questa indagine.
CAPITOLO QUATTORDICESIMO GENERE MENTALE
Tutti coloro che, studiando psicologia, hanno seguito l’evoluzione del pensiero quanto ai fenomeni mentali, avranno senz’altro notato la grande diffusione avuta dal dualismo mentale, e la conseguente affermazione di molte teorie, tutte attendibili, circa la natura e la costituzione « di due menti ».Già nel 1893, Thomson J. Hudson riscosse un enorme successo con la nota teoria delle due menti, l’una oggettiva, l’altra soggettiva che lui diceva essere presenti in ogni individuo. Altri scrittori, hanno invece lanciato il presupposto che esistessero, una mente cosciente ed un sub-cosciente, ottenendo pari fama. Quel che in ultima analisi, accomuna però le pur diverse teorie, è la base comune della « dualità mentale ». Naturalmente, il filosofo ermetico, non può che sorridere nell’udire queste « nuove » teorie, propugnate da ognuno come se fosse il solo ad aver scoperto una verità… vecchia di secoli. Giungendo, infatti ai primordi della storia occulta, egli può trovare mille riferimenti all’antica legge del genere, come essa si manifesta sul piano mentale. Si può spiegarla molto brevemente e chiaramente a quelli che abbiano conoscenza delle moderne teorie su accennate. Basti dire che il princi pio maschile corrisponde alla mente oggettiva, cosciente ed attiva; mentre il femminile è dato dalla sub-cosciente involontaria e passiva: la soggettiva. Gli ermetici, però, devono rifiutare parecchie concezioni e postulati di queste teorie, per quel che riguarda la natura delle due fasi mentali, e ritengono molte di esse del tutto infondate. Comunque noi, per facilitare chi ci legge, accenniamo a quel che hanno in comune. Hudson dice all’inizio di un capitolo sulla sua « legge dei Fenomeni Psichici », come certo ricorderete, che « …il gergo mistico dei filosofi ermetici, apre una nuova dimensione, quella della dualità mentale ». Se egli si fosse preso la briga di cercare di capire quel « gergo mistico », forse avrebbe visto sotto una nuova, più chiara luce l’argomento in questione, ma allora non avrebbe più scritto quel suo tanto decantato libro. Ma passiamo ora a descrivere il genere mentale così come ce lo insegnano gli ermetici. Innanzitutto bisogna riguardare attentamente i rapporti della coscienza con il proprio «io». Ognuno pensa che è la coscienza a metterlo in rapporto e a conoscenza di esso con il noto idioma « io sono». Esaminiamo il problema un po’ più a fondo: queste parole non rispecchiano tutta la realtà; in effetti, noi vediamo che quell’« io sono », lo si può prescindere in due aspetti diversi, che pur operando insieme, possono stare separati. Abbiamo dunque, un «io» ed un « me ». Le loro caratteristiche e la loro natura, sono ben differenti, tanto che osservando i fenomeni che ne scaturiscono, si può avanzare di molto attraverso i problemi sull’influenza mentale. Prendiamo in esame il « me », normalmente confuso con l’« io», fin quando non ci si accorge della sua esistenza attraverso un’accurata introspazione. Come pensa l’uomo al suo «me»? Come se esso fosse stato fatto di piaceri, dolori, gusti, abitudini, caratteristiche, vincoli, ecc.: alla sua personalità, in poche parole. Pure sa che emozioni e sentimenti nascono, si sviluppano e muoiono, sono soggetti al principio di polarità e a quello del ritmo, che lo portano dall’uno all’altro estremo. E crede anche di avere del suo « me» una conoscenza precisa, che fa parte di lui. In verità, il « me » di molta gente, consiste più che altro nella conoscenza del proprio corpo, delle proprie tendenze fisiche, e così via. La loro coscienza è, in breve, legata del tutto alla loro natura corporea, quasi vivessero solo con questa. Alcuni considerano addirittura le loro disposizioni personali quali parte integrante del « me » e quindi di se stessi. Disse al riguardo un celebre umorista, che gli uomini sono fatti di tre cose: l’anima, il corpo e l’abito. Ma anche per quelli che non hanno la fissazione di una veste personale, il corpo è identificato col « me ». Non riescono a concepire un « io » distinto dal corpo, quasi che la loro mente fosse una appartenenza del corpo e non viceversa. Quando però l’uomo si innalza sulla scala della coscienza, può abbandonare l’idea del «me» come corpo e considerare quest’ultimo come un qualcosa che appartiene alla sua mente. Ma ancora, egli identifica il «me» con gli stati mentali, i sentimenti, ecc. che si agitano in lui, considerando questi stati esterni come identici a lui e non come prodotti della sua mente, facenti si, parte di lui, ma ben lungi dall’essere lui medesimo! Ma ecco che, con uno sforzo di volontà, egli riesce a cambiare i suoi stati interni, producendo sentimenti di natura opposta. Finché, passato un certo tempo, inizia a mettere da parte queste emozioni e sentimenti, abitudini e qualità, ma non può metterli fra le tante curiosità del « non me», poiché ciò richiede una grande concentrazione mentale, che si renderà possibile soltanto dopo molti studi e prove. Ma una volta riuscito nell’intento, il suo « io »potrà essere osservato nei suoi due aspetti: « io » e «me». Quest’ultimo sarà concepito come quel qualcosa da cui sono prodotti pensieri, emozioni, sentimenti, idee ed altri mille stati mentali. Sarà quella che anticamente veniva detta « la matrice mentale », in possesso di poteri di creazione e di generazione mentale latenti, d’ogni tipo. Si dice che la sua potenza creatrice sia enorme, ma sembra anche che essa abbia coscienza di ricevere un’altro « io » prima di poter infondere l’essere alle sue creazioni mentali, il che richiede un enorme capacità mentale e creativa. Ma non è questo che lo studioso cerca nei più profondi recessi della sua coscienza. Egli si rende conto dell’esistenza di qualcosa di mentale, che può imporre al me di agire sotto certe linee creative e nello stesso tempo può essere spettatore della sua creazione mentale. Ecco che ha scoperto la parte di lui chiamata «io». Ora può finalmente riposare nella propria coscienza, sapendo che non si tratta più della consapevolezza della propria abilità nel creare attivamente, nel senso di un processo concernente operazioni mentali, ma piuttosto della capacità di proiettare dall’« io » al « me », creando e continuando, un processo di creazione mentale. Inoltre, si rende conto che il suo «io» può isolarsi e osservare la creazione del « me ». Funzioni queste, possibili a ogni persona. Poiché l’« io » rappresenta l’aspetto maschile del genere, il « me » il femminile, il primo sarà «l’ essere », il secondo «il divenire». Come sul grande piano in cui si creano gli universi, anche qui giace il principio di corrispondenza, non differendo i due nella specie, ma, come abbiamo più volte accennato, di grado. Considerare questi aspetti mentali in connessione coi noti fenomeni mentali e fisici, apre un non indifferente spiraglio nell’oscuro regno delle mani festazioni mentali. Tornando ai nostri due principi, il femminino tende sempre a ricevere delle impressioni, mentre l’altro è sempre volto alla donazione, all’espressione, quindi il principio femminino, ha un campo molto più vasto e svariato che non il mascolino. Ad esso infatti, spetta il generare nuovi pensieri, concetti ed idee, come pure è di sua competenza tutto il campo dell’immaginazione. Il secondo invece, è tutto rivolto al rafforzamento della volontà, in ogni sua fase. Resta di fatto che, senza l’aiuto attivo della volontà, fornita da questo principio, il femminino non riesce a produrre creazioni mentali originali, ma soltanto immagini. Soffermare ininterrottamente l’attenzione e il pensiero su un qualsiasi oggetto, significa usare attivamente entrambi i principi: l’uno nella generazione mentale, l’altro nello stimolare, e nel dar forza al precedente. In verità però, la più gran parte degli uomini, usa assai poco il principio mascolino, vivendo piuttosto secondo quel che altri « io » gli istillano nel « me ». Non era di questo però, che volevamo parlare, dato che potrete trovarne un’ampia trattazione in ogni libro di psicologia, mettendolo sotto la nuova luce del genere mentale. Chi nutre una certa passione per lo studio dei fenomeni psichici, avrà senza dubbio sentito parlare di quei straordinari fenomeni che vanno sotto il nome di telepatia, trasmissione del pensiero, suggestione mentale, ipnotismo, ecc.. Molte spiegazioni sono state cercate in questo senso, tutte facenti capo alle teorie sulla mente duale, né si può dire, per un certo verso, che esse siano del tutto errate, in quanto nei fenomeni suddetti, si manifestano chiaramente due fasi distinte di attività mentale. Soltanto però, se chi si dedica a questi fenomeni, riguarderà tali teorie in conformità con i dettami ermetici sulla vibrazione e sul genere, comprenderà finalmente di avere in mano la verità. Osservando un fenomeno telepatico, si potrà notare che una massa di energia in vibrazione si proietta dal principio mascolino di una persona, a quello femminino di un’altra, che riceve il pensiero-guida e lo traduce in nuovi impulsi; lo stesso criterio viene usato per l’ipnotismo e la suggestione: chi dà la suggestione dirige il potere volitivo del proprio principio mascolino verso quello femminino dell’altra persona, che, accettandolo o non sapendovisi opporre, lo fa suo, agendo in accordo con esso. Così, un’idea immessa nella mente altrui, cresce e si sviluppa, dando l’impressione alla persona in cui dimora, di essere stata veramente partorita da lui, quando invece è come un uovo di cuculo messo in un nido di passero: distrutto quel che c’era, ivi si stabilisce. Normalmente, nella mente di ogni individuo, i due principi del genere agiscono di comune accordo; ma spesso purtroppo, nell’uomo medio, si ha uno scarso sviluppo del potere volitivo e conseguentemente, un dominio quasi totale della mente e della volontà, di altre persone, che si sostituiscono alla loro, determinandone azioni e finanche pensieri. Così, quante poche volte l’uomo medio pensa con la testa! La triste realtà è che la maggior parte delle persone non è che il prodotto, il riflesso di altre, la cui volontà è infinitamente più forte; la difficoltà maggiore sta nel fatto che questa gente, non si rende conto di avere oltre al « me » quel qualcosa chiamato «io », che, lasciato inattivo, si atrofizza e perde di forza. Guardiamo le cosiddette persone di carattere; la loro forza risiede soprattutto nel grande sviluppo del principio mascolino della volontà. Esse non vivono sul pensiero e le impressioni altrui, ma hanno il pieno controllo della loro mente, cui impongono i pensieri e le immagini desiderate, agendo allo stesso modo anche sulle menti altrui. Basti guardare come inculcano i loro pensieri-seme nella mente delle masse, costringendole a pensare secondo i loro voleri. La massa fa’ come le pecore, non usa mai le proprie capacità mentali, ma si limita a seguire gli altri. A noi basterà guardarci un po’ intorno, per notare le mille manifestazioni giornaliere del « genere». Non conosciamo forse persone quasi magnetiche, il cui potere volitivo è tale da impressionare gli altri? E l’attore, quando riesce a commuovere o indignare il pubblico, non usa forse lo stesso principio? E così ancora per l’oratore, l’uomo politico, il predicatore, lo scrittore e tutti quelli che riescono ad accentrare la pubblica attenzione. Questa strana influenza mentale, cui abbiamo accennato, è dunque una manifestazione del genere mentale in funzione delle vibrazioni; in questa regola è racchiuso il segreto del successo, del magnetismo, del fascino, e di quei fenomeni che vanno sotto il nome di ipnotismo. Chi possiede una certa conoscenza dei fenomeni psichici, saprà senz’altro quale importanza riveste, in questi fenomeni, quella particolare forza detta « suggestione », termine con cui si usa indicare la facoltà di una mente di imprimere, trasmettere, il proprio pensiero ad un’altra, soggiogandola al pun to di farla agire a proprio piacimento. Se assai importante è la conoscenza di questa forza per la comprensione dei fenomeni psichici, ancor più lo sarà quella del genere e della vibrazione, dato che la suggestione, dipende proprio da essi. Riguardo alla suggestione, scrittori e psicologi spiegano che è la mente oggettiva (volontaria), a suggestionare la mente soggettiva (involontaria). Ciò è esatto, però essi non sanno descrivercene il procedimento, né sono in grado di fornirci esempi analoghi, tratti dalla natura, con cui darci un’idea più esatta del fenomeno. Proviamo a guardare il tutto sotto la luce ermetica: l’energia volitiva inviata al principio femminino dal mascolino, risulta essere un procedimento del tutto conforme alla legge universale di natura, dal cui mondo possiamo ricavare innumerevoli esempi analoghi, capaci di farcelo comprendere più a fondo. Ci dicono gli ermetici, che l’universo viene creato seguendo la stessa legge, e così pure per ogni altra manifestazione creativa sui piani spirituale, mentale e fisico. Inoltre, una volta compreso e analizzato il principio del genere mentale, i tanti fenomeni psicologici diventano passibili di acuta classificazione e studio, anziché ricadere nell’ignoto. In pratica, si giunge ad una elaborazione del principio stesso. Poiché sull’argomento dell’influenza mentale (di qualsiasi genere), sono stati scritti molteplici testi, di cui alcuni veramente buoni, ci sembra inutile fare una minuziosa descrizione dei fenomeni che ne possono derivare; anche tenuto conto del fatto che, i più importanti tra gli avvenimenti descritti nei libri di cui sopra, sono reali, malgrado gli scrittori li abbiano spiegati con teorie quanto meno arbitrarie. Ma il nostro lettore, in forza della conoscenza della legge del genere mentale, può riordinare tutte queste teorie e rendersene padrone, se solo ne avrà la voglia. Infatti, noi preferiamo dare, offrire la chiave che apre le varie porte del « tempio del sapere », piuttosto che dilungarci in un esteso resoconto dei fenomeni psichici; ciò perché abbiamo la convinzione che, grazie agli insegnamenti del KYBALION, si possa trovare una spiegazione per tante delle difficoltà, dei problemi misteriosi che ci affliggono. A che serve poi, esaminare minuziosamente tutte le caratteristiche dei fenomeni psichici, quando si può insegnare ad attuarli? Col KYBALION si possono comprendere tutte le dottrine occulte, poiché tutte possono essere ricondotte ai dettami scaturiti dall’antico Egitto, e poi diffusisi in ogni dove; noi non vi stiamo propinando una nuova filosofia, ma vi stiamo erudendo sui punti principali di una dottrina vecchia quanto il mondo, con cui potrete chiarire gli altrui insegnamenti e riconciliare diverse teorie, in apparenza opposte


CAPITOLO QUINDICESIMO ASSIOMI ERMETICI«Avere in sé la verità, ma non servirsene praticamente, potrebbe essere paragonato all’accumuIo di pietre preziose; cosa assai sciocca ed inutile. Per la conoscenza, come per la ricchezza, vale l’uso; legge, questa, di tale portata, che chi la trasgredisce, è destinato a soffrire, poiché si volge contro le leggi naturali.» .Infatti, le dottrine ermetiche, ancor prima di penetrare stabilmente nella mente di chi le possiede, furono impartite con uno scopo, che non era certamente quello di restare inutilizzate. Ad esse va applicata la legge dell’uso. Il conoscere, senza uso e senza espressione è cosa del tutto vana, priva di alcuna utilità per chi Io possiede e per gli altri. Non ritenete per voi quel che avete imparato, ma esprimetelo, esprimetelo con l’azione! Studiate pure assiomi ed aforismi, ma non scordate di applicarli. Ora citeremo e commenteremo brevemente alcune tra le più importanti massime ermetiche, tolte, così com’erano scritte, dal Kybalion. Fatene tesoro e badate che non potrete dire che sono vera mente « vostre », fin quando non le avrete usate. « Cambiare temperamento o stato mentale, vuoi dire cambiare la propria vibrazione ». Con uno sforzo di volontà è possibile cambiare le proprie vibrazioni mentali, cioè, polarizzare la propria attenzione su di uno stato più desiderabile. Con la volontà si dirige l’attenzione, che si muta in vibrazione; riuscire a progredire nell’arte dell’attenzione significa riuscire a dominare temperamenti e stati mentali. « Distruggete la parte indesiderata di vibrazini mentali con il principio di polarità: concentratevi sul polo opposto a quello che volete annientare, liberatevi dell’indesiderabile invertendo la polarità». – Questo assioma ermetico, da annoverare tra i più importanti, poggia su vere e proprie basi scientifiche. Uno stato mentale e quello a lui opposto, sono, come sapete, i due poli della stessa cosa; invertibili a piacere, con la trasmutazione mentale. Gli stessi psicologi moderni sono a conoscenza di questo principio, che usano per eliminare abitudini nocive, consigliando ai pazienti di concentrarsi sulla qualità opposta. Se, ad esempio, siete oppressi da qualche paura, non tentate di scacciarla, provate invece a coltivare, ad accrescere il coraggio, vedrete. C’è chi ha creduto di ravvisare questo concetto in un’analogia: quella della camera oscura. Non si tratta di distruggere l’oscurità, basta semplicemente aprire una finestra; entrerà luce ed essa scomparirà certamente. Volete eliminare una qualità negativa? Concentratevi sul lato positivo di essa; le vibrazioni passeranno insensibilmente dal negativo al positivo, finché vi polarizzerete definitivamente su quest ultimo. Ma l’esistenza può essere anche puro dolore, come hanno tristemente constatato quelli che hanno lasciato indugiare troppo frequentemente le proprie vibrazioni sul polo negativo. Cambiando polarità si può dominare il proprio temperamento, mutare gli stati mentali, le proprie inclinazioni, il carattere. « La mente, i metalli, gli elementi, possono essere tramutati da stato a stato, grado a grado, condizione a condizione, polo a polo, vibrazione a vibrazione». La padronanza della polarizzazione, equivale alla conoscenza dei principi basilari della trasmutazione (alchimia mentale), dato che, senza la capacità di invertire la propria polarità, non si può esercitare alcuna influenza sugli altri e sull’ambiente. Conoscere questo principio, non significa solamente saper cambiare la propria polarità, ma anche quella degli altri, sempreché si attribuisca a quest’arte, tutto il tempo; l’attenzione, le prove, necessarie a rendersene padroni. Il principio incorpora una grande verità: basta saperlo usare con pazienza ed intelligenza. «Si può neutralizzare il ritmo con un’adeguata applicazione dell’arte della polarizzazione ». Il principio del ritmo, come ormai avrete appreso, si manifesta sia sul piano fisico che su quello mentale, causando, secondo l’oscillazione del pensiero mentale, che va da un’estremo all’altro del sentimento, la strabiliante sequenza di emozioni, stati d’animo, sentimenti diversi, che ben conosciamo. Sapete anche che, con la legge di neutralizzazione, è possibile, su larga scala, dirigere le manifestazioni del ritmo nella coscienza, questo perché, vi è stato insegnato, oltre al piano di coscienza ordinario, ne esiste un altro più elevato, innalzandosi sul quale (mentalmente), si fa sì che l’oscillazione del pendolo mentale si manifesti solo sul secondo. In questo modo, soffermandosi sul piano più alto, ci si sottrae alla sensazione dolorosa che sempre accompagna l’oscillazione a ritroso; il tutto avviene mediante la polarizzazione dell’«io» più elevato, che innalza le vibrazioni mentali dell’« ego » al di sopra della coscienza ordinaria. Come già accennato, tale processo può essere paragonato al « sollevarsi al di sopra di una cosa e lasciarla scorrere sotto di noi ». Ciò riesce all’ermetista progredito che, soffermandosi sulla sua affermazione di essere», lascia che il pendolo mentale oscilli all’indietro sul piano più basso, evitando con ciò di invertire la sua polarità, ma, pur se in misura minore, anche da qualsiasi individuo, dotato di una forte personalità, sia o meno a conoscenza della legge, mediante il semplice rifiuto di farsi portare indietro dal pendolo delle emozioni. Quel che non va scordato è che il principio del ritmo è indistruttibile; potete solo vincere una legge controbilanciandola con un’altra in modo da ottenere l’equilibrio. « Niente sfugge al principio di causa ed effetto, anche se molti sono i piani di causalità; inoltre è possibile usare le leggi del più alto per trionfare su quelle del più basso ».. Gli ermetisti, innalzandosi ad un più alto piano di causalità, divengono causanti, anziché causati, così, con la padronanza dei loro stati d’animo e dei sentimenti, neutralizzano il ritmo e sfuggono all’azione della causa e dell’effetto sul piano ordinario. Mentre le masse sono trasportate dall’ambiente, lasciando prevalere gli altrui desideri sui propri, le tare ereditarie, le suggestioni esterne, tanto da vivere come pedine ignare sulla scacchiera della vita, essi, mettendosi al di sopra di tutte queste cause, si creano nuovi caratteri, dominano impulsi e sentimenti ed ottengono così nuove qualità e poteri, dominando l’ambiente e trasformandosi da pedine, in giocatori. Resti chiaro però, che anche queste persone sono soggette al principio dei piani più alti e devono obbedire alle leggi superiori; pur tuttavia, lo riportiamo, sui piani più bassi essi sono dei dominatori. Né si oppongono al principio, poiché i saggi sanno che, comprendere la legge ed aderire ad essa, significa metterla in funzione in luogo dell’esserne schiavi. Un po’ come un abile nuotatore, muovendosi a suo piacimento, segue se occorre le onde, piuttosto che essere trasportato da una parte all’altra dai flutti. « Chi comprende tutto questo, è assai innanzi sul sentiero». Per concludere, vogliamo ancora una volta accentrare la vostra attenzione sulla massima: « La vera trasmutazione ermetica è un’arte mentale ». Con ciò si rende lustro al principio che dice che la grande opera di dominio sul proprio ambiente è fatta grazie alla potenza mentale, quindi esso può essere influenzato solo dalla mentalità. E’ questa la spiegazione di ogni fenomeno o manifestazione mentale che, negli ultimi vent’ anni, ha suscitato tanto scalpore ed attratto tante persone. Al di là di ogni scuola o dottrina, rimane, inalterato nel tempo, l’eccelso principio della sostanza mentale dell’universo. Se è vero, come è vero, che la natura dell’universo è mentale, la trasmutazione mentale deve poterne cambiare stati e fenomeni. E la mente deve essere la sovrana incontrastata di ogni sua mani festazione. Comprendete questo, e i miracoli e i prodigi non vi sembreranno più tali.

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