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mercoledì 10 ottobre 2018

Il libro dell'inquietudine - F. Pessoa

 


- Non c’è differenza tra me e le strade dalla parte dell’Alfândega, salvo che esse sono strade e io sono anima, il che può anche essere che non voglia dire niente, in comparazione all’essenza delle cose. -

Amo, nei pigri pomeriggi estivi, la quiete del centro della città bassa. Soprattutto quella quiete che viene accentuata dal contrasto con il forte rumore in cui, durante il resto del giorno, quella zona si trova immersa.

 Rua do Arsenal, Rua da Alfândega, il prolungamento delle strade tristi che si snodano verso est dal punto in cui Rua da Alfândega termina, l’intera linea ripartita dei moli placidi – tutto ciò mi conforta di tristezza, se mi inoltro, in quei pomeriggi, nella solitudine del loro complesso articolarsi. Vivo un’epoca anteriore a quella in cui vivo; mi piace sentirmi coevo di Cesário Verde ed ho in me anche versi che pur non simili ai suoi, hanno dei suoi uguale sostanza. Là trascino, fino all’imbrunire, una sensazione di vita simile a quella delle strade stesse. Di giorno esse sono colme di un rumore che non vuol dire niente; di notte sono colme dell’assenza di quel rumore che non vuole dire niente. Di giorno io sono nullo, ma di notte io sono io. Non c’è differenza tra me e le strade dalla parte dell’Alfândega, salvo che esse sono strade e io sono anima, il che può anche essere che non voglia dire niente, in comparazione all’essenza delle cose. C’è un destino uguale, perché è astratto, per gli uomini e per le cose – una designazione ugualmente indifferente nell’algebra del mistero. Ma c’è ancora un’altra cosa… In queste ore lente e vuote, mi sale dall’anima alla mente una tristezza di tutto il mio essere, l’amarezza che tutto sia al medesimo tempo una sensazione mia e una cosa esterna, che non è in mio potere alterare. Ah, quante volte i miei stessi sogni mi si ergono in cose, non per sostituirsi alla realtà, ma perché si rivelano pari a me, in quanto provenendo dal di fuori non sono stati da me voluti, come il tram che svolta all’ultima curva della strada, o come il richiamo del notturno venditore ambulante, di non so quale cosa, che si eleva, con intonazione araba, come un getto d’acqua improvviso, dalla monotonia del crepuscolo! Passano coppie di futuri coniugi, passano i ragazzi delle sartine, passano i giovani ansiosi di conquiste, fumano nella loro solita passeggiata i pensionati da tutto, fermi in ozio sull’una o sull’altra porta i padroni dei negozi osservano con aria svagata. Indolenti, forti e fiacche, come sonnambuli le reclute deambulano a frotte, ora molto rumorose ora più che rumorose. Gente normale appare di tanto in tanto. Le automobili in questa ora non sono molto frequenti; sono musicali. Nel mio cuore c’è una pace di angustia, e la mia quiete è fatta di rassegnazione. Passa tutto questo, e niente di tutto questo mi dice qualcosa, tutto è estraneo al mio destino, estraneo, persino, allo stesso destino – incoscienza, imprecazioni a sproposito quando il caso getta, pietre, echi di voci ignote – insalata russa della vita."


http://wwwmyblogsky.blogspot.com/2015/07/f-pessoa-il-libro-dellinquietudine.html

mercoledì 26 settembre 2018

Sesso disabile, anima e corpo



Il cortometraggio americano Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O'Brien del 1996 diretto dalla regista Jessica Yu che nel 1997 si è aggiudicato l'Oscar come Best Documentary delineando il ritratto dello scrittore Mark O'Brien, che a seguito della poliomielite contratta da bambino passò gran parte della sua vita in un polmone artificiale.
Egli affermava : "Le due mitologie sulle persone disabili si riducono a una: non possiamo fare nulla, o due: possiamo fare tutto, ma la verità è che siamo solo umani".
Per oltre quarant'anni, ha combattuto contro la malattia, subendo e rigettando i vincoli della burocrazia, mettendo in luce le contraddittorie percezioni inerenti la disabilità proiettate sul piano sociale al fine di ribadire il suo diritto a condurre una vita indipendente, nella sua interezza ed identità, anche sessuale.
Mark O'Brien parte dagli sforzi e dalle sensazioni derivanti dagli esercizi di respirazione, sino alle profonde considerazioni legate al lavoro, al sesso, alla morte ed anche a Dio e innalza le poesia della bellezza della vita in tutte le sue forme ed identità, e pare gridare io vivo, io sono nel totale rapporto identitario con la realtà che circonda la mia condizione di disabile, io devo poter esistere per ciò per cui sono.
Ecco che fuori dagli schemi e preconcetti legati al proprio background sociale, culturale e religioso mi soffermo a considerare che forse è stato atavicamente tenuto fuori da ogni considerazione il rapporto esistente tra sessualità e disabilità.
Oggetto e scopo sessuale nonché l’intero universo della sfera sessuale che ordine di problema costituisce nel variegato mondo del diversamente abile?
Per un primo, ma profondo approccio a questo problema consiglio la visione del film “The Session” del 2012 che facendo riferimento sempre a Mark O'Brien, narra in chiave cinematografica la storia del poeta e giornalista che a 38 anni decide di porre fine al suo stato di verginità sessuale e con l’aiuto del sacerdote a lui vicino, padre Brendan, assume un compassionevole surrogato sessuale rappresentato da una donna con cui concorda sei incontri, che si interromperanno a causa dell’impeto delle emozioni affettive e passionali che il rapporto così instaurato causerà involontariamente .
Le moderne teorie psicoanalitiche si sono allontanate dall’interpretazione energetico-pulsionale, circa la definizione della sfera sessuale almeno nel suo aspetto esplicativo, convergendo verso le teorie oggettuali che percepiscono l'origine dello sviluppo psichico, e con esso quello della sessualità, nelle relazioni oggettuali, conseguenza dell’esperienza relazionale, non legate a fenomeni endogeni.
Ogni persona ha la sua soggettiva attitudine nell'essere affascinato e sessualmente eccitato, nel provare particolare piacere coinvolto in alcune circostanze piuttosto che in altre, così come provare pulsioni nei confronti di specifiche parti del corpo, così come nei confronti dell’osservare determinate situazioni o provare sensazioni tattili, sentire odori, suoni o essere attratto da capi di abbigliamento particolari: un universo complesso in cui si struttura una propria unica identità sessuale.
Pauletta D'Anna interpreta in chiave antropologica la sfera della sessualità, in ogni sua manifestazione enucleandosi dal concetto di normalità/patologia, mettendo così in luce di sola oggettività, come essa sia determinata dal gruppo sociale
La dimensione sessuale individuale è costituita dall’insieme delle costruzioni psichiche che scandiscono lo sviluppo di un individuo, che vengono memorizzate, come iniziale entità dinamica, si sedimentano nel tempo costituendo le strutture della sessualità individuale.
Queste “memorie” soggettivamente vissute come provenienti dagli organi genitali, sono in effetti delle mere elaborazioni psichiche per cui ogni percezione divine un insieme di afferenze. Le entità identificate come insiemi afferenziali rappresentano i significanti dei significati interiori strutturatisi nell’iter del costrutto evolutivo dell’identità sessuale soggettiva.
Allora anche i disabili fanno sesso….peccato che in questa società ciò sia ancora un tabù che va abbattuto.
Ambrogio Giordano

sabato 22 settembre 2018

Giuseppe Lauda incontra a Roma il Sottosegretario di Stato Vincenzo Zoccano.

 

 



Il Presidente dell'Associazione Rinascita e Rose, Giuseppe Lauda, ha incontrato a Roma, su suo invito, il dott. Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la Famiglia e le Disabilità, dell'attuale governo Conte presso la sede del Consiglio dei Ministri sita a Largo Chigi.
Erano presenti il Vicepresidente , il Presidente del Comitato Tecnico Scientifico e alcuni membri del direttivo dell'Associazione.
Insieme ci si è seduti intorno al tavolo delle riunioni nello studio del Sottosegretario per discutere di tematiche inerenti la disabilità e i suoi rapporti con l’attuale tessuto sociale, sia a livello nazionale che locale, al fine di individuare opportuni contesti nei quali implementare politiche atte a promuovere opere di welfare inclusivo.
Si è concordato che è fondamentale il rapporto tra territorio, associazioni e specifici ambiti sociali, nonché la preminenza del ruolo da riconoscere a chi promuove un atteggiamento etico rivolto verso l’altro da sé disabile, il quale compensa una eventuale perdita di funzionalità o limitazione di un senso, con il potenziamento delle percezioni ed abilità  altre, le quali vanno a costituire identità peculiari dotate di potenti e propositive potenzialità empatiche da sfruttare come risorsa nel campo del lavoro, della cultura e della promozione sociale.
Il dott. Vincenzo Zoccano ha fornito al Presidente ed ai membri dell’Associazione degli indirizzi strategici, rinvenienti dalla sua grande esperienza nel campo del welfare inclusivo e dell’associazionismo, con la volontà di realizzare con l’Associazione Rinascita e Rose progetti innovativi da realizzarsi nel Sud Italia, territorio a lui caro.
E’ in atto un articolato programma di protocolli d’intesa con diversi attori sociali allo scopo di rendere estremamente efficace e pragmatico il piano di interventi concreti da realizzare anche a Greci sua città natale, ove è stato prontamente attuato un programma di rilancio socio economico del paese.
L'idea di fondo è quella di partire da una dettagliata conoscenza del presente per progettare le linee di sviluppo delle attività future, con particolare riferimento agli aspetti di costruzione fisica del dato e implementazione nell'ambito dei Sistemi Informativi Territoriali, di funzionalità di analisi, monitoraggio e modellistica ambientale finalizzata alla valorizzazione della disabilità quale aggiunta di valore sia individuale che sociale.
L'obiettivo più ambizioso è quello di sviluppare un Sistema Informativo Territoriale di supporto ai processi decisionali, nell’ambito della Pubblica Amministrazione, progetto già in atto, orientato alla logica del rispetto dei principi di solidarietà, valorizzazione ed inclusione della disabilità, partendo dalla conoscenza oggettiva della realtà che ci circonda mediante l’acquisizione di dati quantitativi e qualitativi, tra loro interrelati e di supporto ai progetti di promozione e sviluppo sociale visti in termini di sostenibilità sociale, ambientale ed economica utilizzando come vettore i principi e le leggi che sono alla base di una scienza come la pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale.


sabato 25 agosto 2018

Incontro con Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la Famiglia e le Disabilità




Oggi il Presidente dell'Associazione Rinascita e Rose, Giuseppe Lauda, ha potuto incontrare il carissimo e fraterno amico Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la Famiglia e le Disabilità, dell'attuale governo Conte.
L'incontro si è tenuto a Greci (AV), paese natale di entrambi, nelle strade che li ha visti giocare insieme da ragazzi, in occasione della festa patronale del paese che ogni anno rivede le "eccelenze" di umanità e competenza professionale di tutti quelli che per motivi legati al lavoro ed alla carriera si sono dovuti allontanare dal paese natio.
Come ogni anno però ci si ritrova e questa volta l'amico Vincenzo porta come novità la sua nomina a Viceministro
per la Famiglia e le Disabilità, argomenti verso i quali Giuseppe è particolarmente sensibile, visto che ormai da anni è il presidente di un'Associazione sociale e culturale, la quale si è battuta più volte su temi ed argomenti volti alla lotta al disagio e alla devianza sociale, nonchè alla promozione di una città pienamente vivibile dagli spesso dimenticati diversamente abili.
Un augurio affettuoso al Viceministro da parte del vice presidente, del consiglio direttivo tutto, del presidente del comitato tecnico scientifico e di tutti gli iscritti a Rinascita e Rose.

giovedì 23 agosto 2018

Ambiente e Pianificazione Territoriale




Ambiente e Pianificazione Territoriale

Lo sviluppo abnorme delle metropoli ed in particolare i fenomeni di degrado legati all’ urbanesimo, hanno posto in risalto nuove problematiche circa l’uomo e l’ambiente in cui vive. Si è trattato di un processo che si è evoluto di pari passo allo sviluppo del progresso socio economico moderno. I sistemi di produzione sono stati coinvolti in questa dinamica espansiva, diventando fonte di crescita e di benessere da un lato, e contemporaneamente attori  delle attuali problematiche ecologiche, ponendo in primo piano importanti interrogativi circa i danni prodotti all’ambiente dall’azione antropica. Attualmente l’umanità deve fare i conti con diversi punti di rottura causa dell’equilibrio eco-biologico quali:

·         Il pericolo nucleare: oggi l’uomo dispone di potenzialità tecniche per cancellare la propria specie e l’intero pianeta;
·         Incremento demografico: se fino ad oggi le risorse di cibo e di energia sono state sufficienti, in un futuro molto vicino potrebbero non esserlo più;
·         Alterazioni cicli biogeochimici: appartengono a questa categoria le variazioni climatiche indotte dall’attività umana, ad esempio la deforestazione,  che possono rendere invivibile il pianeta,
·         Inefficienza energetica: lo sfruttamento intensivo delle risorse energetiche può provocare il loro impoverimento, mettendo a repentaglio la possibilità di alimentazione dell’umanità.

Nel tempo, lo sviluppo della scienza ha permesso di attenuare l’ancestrale atteggiamento sacralizzante che l’uomo aveva verso la natura e si è dato credito alla corrente scientista che ha evocato l’ onnipotente capacità della conoscenza scientifica di rendere reversibili in qualunque momento le gravi alterazioni e inquinamenti prodotti dall’uomo, tragicamente dilagati fino a compromettere il delicato equilibrio tra l’essere umano e l’ambiente biofisico in cui vive.
Al riguardo, secondo il biologo e filosofo inglese Thomas Huxley:
 
“Per l’umanità, il problema per eccellenza, il problema sopra il quale  tutti gli altri poggiano e che ci interessa più profondamente di ogni altro, è lo stabilire quale posto l’uomo occupi nella natura e quale rapporto egli abbia con il mondo che lo circonda”.[1]

E’ oramai evidente che le azioni esercitate dagli individui o dai gruppi umani sull’ambiente sono legate in un rapporto di stretta interdipendenza, i cui effetti non sono sempre prevedibili.
Parallelamente appare sempre più chiaro come un mutamento dell’idea del rapporto uomo-natura, implichi inevitabilmente profonde modificazioni nei modelli di sviluppo esistenti, vale a dire nelle regole che  definiscono i sistemi economici, sociali politici e giuridici.[2]
L’attuale modello di sviluppo, mirato allo sfruttamento e  alla dispersione delle risorse, si basa su una irresponsabile sottovalutazione dell’importanza dell’equilibrio naturale e presuppone un potere illimitato di rigenerazione della natura. Le conoscenze scientifiche e i ripetuti disastri ambientali, invece dimostrano come gli interventi manipolatori siano spesso irreversibili e come le risorse si possano esaurire.
Si apre un nuovo scenario all’interno del quale l’umanità cerca il soddisfacimento dei propri bisogni cercando di minimizzare  gli impatti sull’ambiente in modo da preservarlo. L’urbanistica moderna rifiuta il concetto espansivo dei nuclei urbani  per evitare quello che è definito consumo del territorio.
Questo atteggiamento è il frutto di un nuovo approccio culturale che si fonda  sulla consapevolezza di uno sviluppo basato sul recupero della qualità  e non su modelli di crescita illimitata.
Un nuovo modello di sviluppo orientato alla conservazione si sostituisce alla  visione del dominio antropocentrico nel rapporto uomo-natura, imponendo un nuovo approccio epistemologico che coinvolge anche la pianificazione territoriale  e l’urbanistica , discipline all’interno delle quali  l’essere umano è oggi visto come parte  fondamentale di un ecosistema naturale o urbano che utilizza i principio di tali scienze per mediare il proprio rapporto con lo spazio e l’ambiente che lo circondano.
E’ questo l’ambito in cui la  pianificazione ambientale svolge un compito di fondamentale importanza poiché come ambito scientifico multidisciplinare pondera l’influenza dell’ambiente sulla vita psicologica, economica, sociale e culturale oltre che biofisica degli esseri umani.
Lo spazio fisico rappresenta il contenitore delle attività socio economiche, ma è anche specchio per l’identificazione sociale ed individuale, partendo dall’assunto che gli uomini instaurano una relazione psicologica con l’ambiente circostante, che modifica e struttura  le loro capacità percettive con una profonda influenza sulla loro identità e sul loro benessere.[3]
L’ambiente urbano o il paesaggio in cui si vive ingenera piacere o angoscia nell’individuo in funzione del modo in cui lo spazio biofisico si adatta alle specifiche necessità comportamentali. E’ un fatto socialmente rilevante che l’inserimento in un ambiente positivo stimola le relazioni tra soggetti e agevola processi di interrelazione interpersonale, riducendo o annullando forme di isolamento.
Sono questi i principi che hanno ispirato i membri  della Scuola Ecologica di Chicago[4] quali Robert Park, Ernest Burgess e Louis Wirt, che con le sue teorie ha considerevolmente influenzato la pianificazione e l’organizzazione della città, dove l’ambiente diventa elemento predominante.
Nello specifico, questi studiosi hanno cercato di creare degli spazi vitali nei quali i soggetti potessero integrarsi, quindi hanno posto al centro della loro attenzione i simboli ambientali (giardini, piazze, parchi, etc.) che permettono alla società di trasformarsi in comunità vitale. In sintesi, due sono stati i concetti sviluppati dalla scuola di Chicago degni di particolare attenzione: uno è il cosiddetto approccio ecologico all’analisi urbana, l’altro la caratterizzazione dell’urbanesimo come modo di vita.[5]
Sul piano epistemologico la pianificazione ambientale tende a ridurre ed interpretare la complessità dell’ambiente urbano, fortemente condizionato dall’azione antropica e nel contempo elemento fondamentale per la strutturazione del comportamento sociale urbano. Per far ciò viene promossa un’azione sul piano culturale tesa a far emergere una diffusa concezione dell’ambiente come valore non solo ideale, bensì un vero e proprio bene da tutelare e preservare.
Pianificazione e progettazione ambientale si trasformano in attività su base multidisciplinare volte all’ideazione di spazi ed ambienti fisici capaci di rispondere alle esigenze umane ponendo in primo piano, specie nell’attività di progettazione, qualità naturali, paesaggistiche e geomorfologiche del territorio.
Il suo campo d’attività va pertanto dal singolo vano di una casa, alle aree verdi urbane fino al territorio extraurbano. Pertanto nell’ideazione delle abitazioni si tiene conto dell’ambiente naturale cercando di integrare con il paesaggio sia l’esterno che gli interni degli edifici. Nell’ideazione degli ambienti esterni il compito della moderna urbanistica è invece quello di studiare le città ed il territorio e il loro funzionamento per progettarne lo sviluppo e correggerne gli errori in modo da rendere vivibile lo spazio urbano.
In altri termini, mentre in passato la disciplina urbanistica si è occupata essenzialmente di progettare e gestire le nuove espansioni della città, oggi tale scienza abbraccia anche la sua programmazione e gestione nel tempo, perde i convenzionali confini territoriali per guardare alla cosiddetta “città diffusa” dove il limite tra città e campagna perde il suo senso.[6]
E’ in quest’ottica che tematiche come la sostenibilità, la pianificazione territoriale, la progettazione ambientale, nonché quella delle infrastrutture sono oggi al centro dei nuovi progetti urbani a tutte le scale, compresi anche i settori turistici.
La prospettiva di riqualificare il territorio a fini turistici valorizzando il patrimonio architetturale e culturale é ormai diffusa e riguarda numerose aree italiane.
Anche attraverso l’input degli enti locali il turismo sta diventando per molti una possibilità di riscoprire sé stessi e il mondo d’appartenenza oltre che un tentativo di ristabilire un rapporto armonioso con l’ambiente.
Le forme di riqualificazione urbana sono infatti molto spesso collegate anche alla valorizzazione del territorio e, più in generale, alle esigenze di salvaguardia ambientale.
Si possono al riguardo contare numerosi interventi normativi in materia di tutela del patrimonio naturalistico, finalizzati alla creazione di parchi e riserve naturali il cui accesso viene sottoposto a regolamentazione.
 Il nesso esistente tra pianificazione urbana ed istituzione di parchi naturali può in questo caso essere analizzato attraverso lo studio della normativa in materia di parchi attraverso cui é possibile cogliere le prospettive di intervento verso la fruizione turistica all’insegna della salvaguardia ambientale, a partire dalle aree a cui si riconosce il valore di unicità ambientale
In questa direzione vanno le esigenze di controllo del territorio, le proposte di risanamento e di conservazione delle aree di interesse naturalistico e le nuove forme di attenzione culturale nei confronti di itinerari turistici che non si basino sul consumo del territorio.
Per realizzare tutto ciò in ogni fase della progettazione ambientale, è bene avvalersi del contributo dei sociologi che sono gli specialisti dell’interpretazione sociale, dei gruppi, degli atteggiamenti e dei valori della comunità.
Laddove la progettazione è partecipata, nel senso che le popolazioni su cui il progetto va ad insistere sono prese in considerazione dai committenti e dai tecnici, il sociologo trova il suo campo d’azione.
Molti sociologi sono oggi impegnati sui temi del territorio e dell’ambiente, con attività orientate alla soluzione di problemi di grande rilievo sociale, collaborando alla definizione di piani, progetti, politiche.
Il loro apporto è divenuto essenziale per approfondire tanto gli aspetti teorici, legati alla logica della progettazione del territorio e dell’ambiente, quanto quelli relativi alla ricerca sul campo, evidenziando il ruolo essenziale della collaborazione tra esperti di diversa formazione disciplinare.
In questa prospettiva, vengono analizzati quegli oggetti di ricerca, modalità di lavoro, approcci metodologici che possono costituire un proficuo terreno di lavoro comune.
In particolare, l’attenzione cade sulla pianificazione territoriale e sui processi di partecipazione, sullo studio delle percezioni soggettive e del valore simbolico e identitario di luoghi ambienti e paesaggi fino  alle politiche dei tempi ed orari che scandiscono la vita delle città comprese le progettazione degli spazi aperti pubblici, e valutazioni su interventi in situazioni di rischio.[7]
Il lavoro sulla struttura epistemologica di un progetto pianificatorio si esplica nei seguenti ambiti:

·         Metodiche di raccolta e analisi dei dati qualitativi e quantitativi
·         Contestualizzazione e interpretazione della realtà oggetto di studio
·         Scelta e applicazione di modelli teorici pertinenti
·         Concettualizzazione fenomeni complessi e interrelati
·         Stesura rapporti di ricerca e formalizzazione dati

Quanto sinora affermato dimostra la fondamentale necessità di studi e ricerche multidisciplinari per la redazione di piani programmi e progetti i quali costituiscono il mezzo per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalle policy inerenti la pianificazione del territorio e delle città nell’ottica di promuovere lo sviluppo sostenibile e l’esaltazione delle caratteristiche socio economiche ed identitarie delle popolazioni ivi insediate.
Assume forma dogmatica l’asserzione che l’uomo modifica l’ambiente e l’ambiente modifica in forma di doppia implicazione logica la società.
In tale ottica  una scienza come la sociologia trova ampi spazi nei processi cognitivi  legati a singole entità territoriali sino a fornire modelli interpretativi di comportamenti globali. La norma  interviene per poter esplicare un’azione istituzionalmente riconosciuta garante di un corretto  modus operandi, specie in materia ambientale.
La legislazione in materia ambientale ha le sue origini nella cultura americana, nel 1969 viene infatti istituito il NEPA (National Environmental Policy Act), un regolamento che introduce la procedura di VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) inizialmente chiamata EIA (Environmental impact assessment).
Il rapporto tra VIA e pianificazione territoriale risulta essere assai stretto poiché è possibile considerare la Valutazione di impatto ambientale come una forma di “pianificazione inversa”[8], eseguita per verifica di una progettazione. Inoltre la VIA potrebbe essere utilmente integrata nel processo pianificatorio  raggiungendo così il livello di pianificazione integrata.
La valutazione di impatto ambientale risulta dunque essere senza dubbio una procedura di controllo e verifica concettualmente praticamente fondamentale e irrinunciabile, la cui importanza oggi non può essere messa in discussione.
Di più ampio respiro, invece, risulta essere la VAS (Valutazione Ambientale Strategica).
Concettualizzata alla fine degli anni Ottanta, la VAS consiste in un processo sistematico di valutazione delle conseguenze ambientali, di proposte pianificatorie, finalizzato ad assicurare che queste vengano incluse in modo completo e considerate in modo appropriato, alla pari degli elementi economici e sociali all’interno dei modelli di “sviluppo sostenibile”, a partire dalle prime fasi del processo decisionale.[9]
Con direttiva n. 2001/42/CE del 27/06/01 (direttiva VAS) del Parlamento e del Consiglio dell’UE viene istituito l’obbligo della VAS al fine di determinare gli effetti sull’ambiente di piani, progetti e programmi definiti su scala territoriale al fine di garantirne l’attenuazione degli impatti e massimizzare compatibilità e integrazione ambientale anche durante le fasi di realizzazione e sviluppo degli stessi.
La VAS è indirizzata diversamente dalla VIA che si riferisce a singole opere o progetti, a piani e programmi generalmente complessi costituiti da più elementi integrati tra di loro di cui è necessario effettuare un’analisi ex ante, un monitoraggio in itinere e procedere ad indirizzare le linee di sviluppo generali degli stessi secondo veri e propri principi strategici.
Pertanto la VAS ha senso nei contesti inerenti i processi di implementazione dei piani e costituisce pertanto uno strumento di ausilio alla decisione DSS (Decision Support System), e non si identifica in un processo decisionale a sestante.
Essa sembrava pertanto aprire una strada alla collaborazione tra sociologia e progettazione ambientale e quindi ad un recupero del ruolo professionale del sociologo in quanto ad esso si richiedeva una pluralità di interventi, da quello più specialistico, a quello di costituire un intermediario tra i tecnici coinvolti nel processo di valutazione, i decisori politici e la popolazione interessata.
                                                                                      Dott  Ing.  Ambrogio Giordano
                                                                      Pianificatore Territoriale Urbanistico e Ambientale
Ambrogio Giordano, nato a Foggia il 5/9/1961, è attualmente Dirigente Tecnico presso AMIU Puglia Spa. È laureato in Ingegneria Civile ed Ambientale, Sociologia, Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale ed ha anche conseguito un Master universitario di II Livello in Scienze Criminologiche.
Da anni si occupa di problemi inerenti l’ambiente, modelli matematici e temi sociali collegati al mondo del lavoro ed ai fenomeni di devianza sociale, collaborando con numerose Organizzazioni, Enti ed Associazioni con finalità sociali e culturali. Attualmente è presidente del comitato tecnico scientifico dell’Associazione Rinascita e Rose. Ha collaborato alla stesura di numerosi testi organizzando e presiedendo convegni inerenti tematiche legate alla filosofia, alla logica matematica e tematiche socio-economiche. Tra i suoi interessi: la filosofia, la logica e le scienze sociali. Molti dei suoi scritti sono rintracciabili su numerosi blog e sui social network.

[1] Thomas Huxley, “Il posto dell’uomo  nella natura”, Feltrinelli, 1956 (ed. originale 1956). 
[2] Catia Mazzeri, “Le città sostenibili.Storia, natura, ambiente”, Franco Angeli, 2003.
[3] Kevin Lynch, urbanista statunitense pubblica nel 1960 “Image of the city” un opera fondamentale nella strutturazione teorica della moderna urbanistica, ponendo l’accento sui processi di identificazione umani nei confronti dell’ambiente urbano in cui vive e sulla figurabilità dell’ambiente urbano. Le sue teorie sono fondamentali nella decodifica del rapporto psichico riferito alla percezione dell’ambiente e le relative immagini mentali alla base del processo di formazione della dimensione spazio temporale in un rapporto interrelato tra uomo e città. Apre la strada al tema della percezione specie quella identitaria, tema di ricerca in ambito territoriale e paesaggistico.
[4] Anthony Giddens, “Sociologia”,Il Mulino, 1994.
[5] Francoise Choay, “La città. Utopie e realtà”, piccola biblioteca Einaudi, 2011.
[6] Stefania Sacripanti, “Il valore dell’ambiente rurale. Riflessioni e casi di studio”, Cultura e dintorni Editore, 2011.
[7] Luca Davico, Maria Carmen Belloni, “Sociologia e progettazione del territorio”, Edizioni Carocci, 2006.
[8] Valerio Romani, “Il paesaggio”, Franco Angeli, 2008.
[9] Catia Mazzeri, “Le città sostenibili. Storia, natura, ambiente”, Franco Angeli, 2003.


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