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martedì 12 giugno 2018

Iniziazione all'alta magia. Rituale esoterico-magico di Jorg Sabellicus

 


INIZIAZIONE ALL’ALTA MAGIA RITUALE ESOTERICO-MAGICO
Di JORG SABELLICUS

PARTE PRIMA

PREMESSA
Si legge nel LEMEGETON, o Chiave Minore di Re Salomone, che < la Magia non è altro che la più Alta, Assoluta e Divina Conoscenza della Filosofia Naturale, fatta progredire verso l’efficacia completa delle sue meravigliose operazioni dalla giusta comprensione delle virtù interne e nascoste delle cose >.
Aleister Crowley, nel suo Magic in Theory and practice, precisa il concetto, fornendo la seguente sinossi:
<< Definizione: La Magia e la Scienza e l’Arte di causare il verificarsi di cambiamenti conformi alla Volontà.
<< Postulato: Qualsiasi cambiamento si richieda, può essere provocato mediante l’applicazione di un giusto grado d’una certa forza nel giusto modo attraverso il giusto mezzo ad un giusto oggetto.
<<Teoremi:
1) Ogni atto intenzionale è un atto magico.
2) Ogni atto coronato da successo conferma il postulato.
3) Ogni insuccesso prova che una o più delle richieste del postulato non sono state soddisfatte.
4) Il primo requisito necessario per provocare qualsiasi cambiamento è la completa comprensione, qualitativa e quantitativa, delle condizioni.
5) Il secondo requisito necessario per provocare qualsiasi cambiamento è la capacità pratica di mettere in azione le forze adatte.
6) Ogni uomo e ogni donna è una stella.
7) Ogni uomo, e ogni donna, segue un certo corso, dipendente in parte da se stesso, in parte dall’ambiente che per ciascuno è naturale e necessario. Chiunque sia forzato a seguire un certo corso , sia per mancata comprensione di se stesso, sia per opposizioni esterne, entra in conflitto con l’ordine dell’universo, e ne soffre conseguentemente.
8) Un uomo la cui volontà cosciente sia in contrasto con la volontà vera, perde energie inutilmente. Non potrà mai sperare di influenzare in modo efficace il suo ambiente.
9) Un uomo che segua la sua volontà vera, è assistito dall’inerzia dell’universo.
10) La natura è un fenomeno continuo, anche se non sempre scorgiamo in qual modo le diverse cose siano fra loro connesse.
11) La scienza ci mette in condizioni di sfruttare la continuità della natura mediante l’applicazione empirica di certi principi il cui interagire coinvolge diversi ordini di idee connesse l’una con l’atra secondo schemi che superano la nostra presente comprensione.
12) L’uomo ignora la natura del suo stesso essere e dei suoi poteri. Anche l’idea che ha delle sue limitazioni è basata su esperienze del passato, ed ogni passo in avanti estende il suo dominio. Non vi e, di conseguenza, alcuna ragione di assegnare limiti teorici a ciò che egli potrebbe essere o potrebbe fare.
13) Ogni uomo e piu o meno consapevole che la sua individualità comprende diversi ordini di esistenza, anche quando afferma che i suoi principi più sottili altro non siano che sintomi di mutamenti avvenuti nel suo veicolo più grossolano. Un concetto simile può essere applicato alla natura nella sua interezza.
14) L’uomo è in grado di essere, e di usare, tutto ciò che percepisce, in quanto tutto ciò che percepisce è in certo senso parte del suo stesso essere. Può perciò soggiogare alla sua volontà individuale tutto l’universo di cui è cosciente.
15) Ogni forza dell’universo può essere trasformata in una forza di altro genere mediante l’impiego di mezzi idonei. È quindi a nostra disposizione una riserva di forze inesauribili
16) L’applicazione di una data forza influenza tutti gli ordini di esistenza relativi all’oggetto al quale è applicata,quale che sia, fra questi ordini, quello direttamente interessato.
17) Un uomo può apprendere come usare qualsiasi forza per i propri scopi, traendo vantaggio dai teoremi esposti.
18) Può attrarre in se qualsiasi forza dell’universo facendo di se un ricettacolo adatto ad essa, stabilendo con essa una connessione, e predisponendo condizioni tali che la natura della forza costringa a fluire verso di lui.
19) L’uomo che si sente separato dall’universo e ad esso opposto, ne ostacola le correnti conduttive. Questo concetto lo isola.
20) L’uomo può attrarre ed impiegare solo quelle forze che gli sono congeniali.
21) Non vi sono limiti all’estendersi delle relazioni di qualunque uomo con l’universo nella sua essenza; infatti, non appena l’uomo diviene una cosa sola con l’universo, qualsiasi sistema di misura cessa di esistere, tuttavia, la sue capacità di utilizzare le forze universali sono limitate dai suoi poteri e capacità mentali, e dalle circostanze relative al suo ambiente umano.
22) Ogni individuo è, essenzialmente, sufficiente a se stesso. Ma non soddisfa ancora se stesso sino a quando non ha stabilito la giusta relazione con l’universo.
23) La magia è la scienza che comprende se stessi e le proprie condizioni. E l’arte dell’ applicare all’azione questa comprensione.
24) Ogni uomo ah l’inalienabile diritto di essere ciò che è.
25) Ogni uomo deve fare della magia ogni volta che agisce o pensa. Il pensiero è infatti un atto interiore, la cui influenza infine si proietta sull’azione, anche se ciò può non avvenire istantaneamente.
26) Ogni uomo ha un diritto: quello dell’autoconservazione, il diritto di completarsi sino alla fine.
27) Ogni uomo dovrebbe fare della magia la nota centrale della sua vita. Dovrebbe impararne le leggi, e vivere secondo esse.
28) Ogni uomo ha il diritto di compiere il proprio volere senza preoccuparsi se questo interferisce con quello degli altri; perchè se egli si trova al posto che gli è stato assegnato, è colpa degli altri se interferiscono con lui >>.
AVVERTIMENTO
L’OSSESSIONE PENETRA SEMPRE ATTRAVERSO L’INTERFERENZA DI UNA VOLONTA SUPERIORE SULLA VOLONTA INFERIORE, ED E GENERALMENTE INDOTTA DAPPRIMA DA UN RAGGIO DELLA COSCIENZA SPIRITUALE (dal che deriva il pericolo costituito da pensieri malefici non governati, che penetrano nella sfera della sensazione, aprendo la via ad un’ altra potenza, sia umana incarnata, sia umana disincarnata, elementare o demonica). COME PRIMO ATTO, TALE FORZA SCHIACCIA LA VOLONTA INFERIORE, SINO A QUANDO NON HA STABILITO UN SOLIDO INGRESSO NELLA SFERA DELLA SENSAZIONE; IN QUESTO MODO CAUSA UN INDEBOLIMENTO IN NEPESCH CHE RENDE IL RUACH MENO CONCENTRATO. QUANDO IL RUACH E ORMAI TROPPO DISPERSO PER PORRE RIMEDIO ALLO SFINIMENTO DEL CORPO FISICO, LA VOLONTA INFERIORE, INDEBOLITA, DIVIENE PREDA DELL’INTRUSO. DA QUESTO NASCE LA SENSAZIONE DI FREDDO E DI SONNOLENZA CHE SOLITAMENTE ANNUNCIA L’OSSESSIONE. PER ORIGINARE LA FORZA NECESSARIA AD IMPEDIRE ALLA VOLONTA INFERIORE OGNI POSSIBILITA DI COMUNICAZIONE CON LA SUPERIORE, L’IDEA OSSESSIVA SI DISPONE AD IMPADRONIRSI DEL DAATH: E QUESTO SEGNA IL PUNTO CULMINANTE DELL’ATTACCO, SPECIE IN QUELLA PARTE DEL CORPO FISICO CHE SI TROVA SUL RETRO DELLA TESTA, IN CORRISPONDENZA CON LA GIUNZIONE DELLA SPINA DORSALE.
A QUESTO PUNTO, A MENO CHE LA VOLONTA INFERIORE NO VOGLIA ADOPERARSI – PUR RILUTTANTE - PER RISTABILIRE LA CONNESSIONE, DIVIENE IMPOSSIBILE PER LA VOLONTA SUPERIORE INTERVENIRE, DATO CHE LA VOLONTA INFERIORE E REGINA DEL CORPO FISICO. SI RICORDI TUTTAVIA CHE NESSUNA FORZA OSSESSIVA PUO SOPRAFFARE LA VOLONTAINFERIORE, SE QUESTA TENDERA, CORAGGIOSAMENTE E CONTRO TUTTE LE OPPOSIZIONI, ALLA VOLONTA SUPERIORE.
<<NELL’UOMO NATURALE, LA MORTE SOPRAVVIENE QUANDO L’AZIONE MENTALE DEL RUACH E DEL NEPESCH E INTERROTTA COMPLETAMENTE E DEFINITIVAMENTE NEL CORPO FISICO. NELL’ADEPTO, LA MORTE SOPRAVVIENE SOLO QUANDO LA VOLONTA SUPERIORE LO CONSENTE: IN QUESTO E SOTTINTESO TUTTO IL MISTERO DELL’ELISIR DI VITA >>.

ISTUZIONE PRIMA
NOSCE TE IPSUM. Distenditi in posizione confortevole, in un luogo ove nulla possa giungere a disturbarti; cerca di fermare i tuoi pensieri. Per cominciare, fissa la mente sull’oggetto più semplice: un punto su un foglio di carta bianca e pulita . dopo pochi tentativi, sarai in grado di fare a meno del foglio, e di immaginare semplicemente il punto. All’inizio dei pensieri estranei tenderanno ad affacciarsi, ma con la pratica sarai in grado di allontanarli dalla mente senza sforzo. Pochi minuti al giorno saranno sufficienti per metterti in grado di raggiungere risultati concreti, e prepararti a successivi sviluppi.questo è l’inizio delle operazioni pratiche, il primo passo verso la conoscenza vera, distinta dalla semplice informazione.
TEORIA
<< l’universo della magia e situato nella mente dell’uomo; l’ambiente non e che un’illusione,anche per chi pensa >> (Aleister Crowley).
La scienza si forma sull’informazione: ma accumulare, notizie più o meno esatte, è solo una , e non la più importante, fra le vere funzioni della mente. L’uso corretto della mente, ed il pieno sviluppo delle sue facoltà,è in genere il primo obbiettivo dell’insegnamento dispensato dalle varie scuole esoteriche.
La meditazione consente di controllare e di purificare il pensiero.una mente cosi << perfezionata >> potrà cogliere la differenza tra i falsi ed i veri valori;sensi ed animo adagiati alla calma predisporranno alla liberazione dei pregiudizi, ed all’abbandono dei punti di vista personali. L’abitudine di pensare al <<se >>in opposizione agli << altri >, impedisce il pensiero impersonale: per giungere alla conoscenza assoluta, è tuttavia indispensabile pensare impersonalmente. Occorre perciò seguire una precisa disciplina mentale,praticando con frequenza certi esercizi , al fine di acquistare la necessaria concentrazione. ( Nei tarocchi, il raggiungimento di tale opportuno stato della mente è rappresentato dal sedicesimo arcano, la torre cadente, che raffigura una torre color carne, che crolla colpita da un fulmine, mentre dalla sua cima precipitano due uomini. Il suo significato simbolico è quello del crollo di una falsa scienza, attraverso la consapevolezza che << la struttura della conoscenza edificata sulle fondamenta del sofisma della separazione personale, è una torre di falsa scienza >>. Fra i significati della carta vi e anche quello della disciplina, cioè la rigida regola alla quale deve sottoporsi l’adepto per trarre frutto dal suo lavoro).
Il sentiero che conduce all’illuminazione è lungo esattamente otto passi:
1) GIUSTA CONOSCENZA. E la consapevolezza della non-permanenza di tutti i fenomeni fisici esterni e di tutti i componenti della propria personalità. Le idee cambiano man mano che la comprensione si sviluppa. Il pregiudizio deve essere eliminato, occorre divenire intelligenti e tolleranti. Le idee ordinarie verranno scosse via come foglie secche, per essere rimpiazzate da idee superiori.
2) GIUSTI OBBIETTIVI. L’obbiettivo immediato è quello di vivere la verità che si e raggiunta;quello finale è la liberazione dai limiti della personalità e della sofferenza.
3) GIUSTA PAROLA. Sia veritiera,onesta cortese e opportuna.
4) GIUSTA CONDOTTA. Sia pacifica, benevola e volta all’alto.
5) GIUSTI MEZZI DI VITA. Occorre esercitare un’occupazione che non rechi danno ad alcun essere vivente. Questo aita a riconoscere l’unicità della vita al di sotto della
diversità delle sue varie forme.soltanto chi è al di sopra della violenza e capace di retta meditazione.
6) GIUSTO SFORZO. Lo sforzo continuo di controllare pensieri e azioni distruggerà tutto quello che è dannoso. Vincere ignoranza e desiderio significa avanzare lungo il sentiero
7) GIUSTA ATTENZIONE. L’osservazione acuta della vita e dei pensieri personali, degli atti, le intenzioni e le loro cause. Occorre osservare le funzioni del corpo e della mente,raccogliere le esperienze, coltivare la consapevolezza del presente e meditare sul futuro. Questa abitudine facilità l’analisi e la riflessione necessarie alla meditazione.
8) GIUSTA CONCENTRAZIONE. Pensa ad un oggetto o a un idea per volta, con esclusione di tutti gli altri. Questa pratica serve ad ottenere la conoscenza suprema non per se stessi, ma a beneficio di tutti gli esseri viventi: tutta la vita e infatti interdipendente.

ISTRUZIONE SECONDA
L’esercizio di meditazione sul punto può essere esteso ai colori.Scegli un colore che ti sembri armonizzarsi con il tuo essere. Chiudi gli occhi pensa a quel colore. L’esercizio va praticato da soli.
TEORIA
<<Ascolta ora il segreto della forza. Una goccia costante scava la pietra, sino a perforarla. Il fine verso il quale tendi la tua forza di volontà, in ultimo l’otterrai; comincerai ad avere successo quando comincerai a volere successo. La vera forza di volontà è tuttavia privilegio delle moltitudini. Per esercitarla, devi essere libero; essere liberi significa essere padroni della propria vita, al di sopra degli altri. Apprendere come volere significa apprendere come esercitare un dominio. Ma per essere in grado di esercitare la tua forza di volontà, devi prima acquisire la conoscenza: perché la forza di volontà applicata all’ignoranza significa follia e morte.confondere i mezzi con il fine è un’assurdità. Confondere con il fine ciò che non è neanche un mezzo rappresenta l’apice di tutte le assurdità.tu sei padrone di tutti gli eventi che puoi dominare. Viceversa, le cose per le quali provi necessità imperiosa, sono esse tue padrone.le cose che hai diritto di desiderare, potrai avere la forza sufficiente per ottenerle.dovrai essere sempre accorto nell’ esercizio della tua volontà, e guardarti nel cadere in una posizione di dipendenza nei confronti del desiderio, per semplice pigrizia. L’uomo che si prepara ad affrontare una competizione, si sottopone ad un lungo e severo allenamento. Più si fa più si potrà fare in futuro. Vivere in una vita guidata dal capriccio de moment, significa condurre l’esistenza di un animale . Potrebbe essere concepita come una vita d’innocenza , ma è una vita di sottomissione. Coloro che vigilano, che digiunano,coloro che sottoporranno il proprio corpo al comando della mente, potranno ridurre tutte le forze della natura soggette ai loro fini. Questi sono i maestri del mondo; tali uomini soli compiono opere che sopravvivono loro. Non confondete mai gli schiavi della superstizione e della paura con questi signori della natura. Astenersi da ciò che è piacevole per paura significa rendere schiava la volontà; una condotta del genere abbassa piuttosto che alzare la tua posizione. Vivere anacoreta, ma senza l’ignoranza superstiziosa che in genere spinge a tale condotta di vita, questa è vera saggezza;<< e il potere è la sua ricompensa >> (Eliphas Levi ). ( La forza , ottavo arcano ei tarocchi raffigura una fanciulla, riccamente vestita e coronata, che tiene chiuse con le mani nude le fauci di un leone furibondo, senza mostrare
alcuna fatica apparente. Parallela alla torre cadente , su un livello più alto, la carta è un altro simbolo di autodisciplina, e indica il raggiungimento del completo dominio di sé e dell’autocontrollo,che comporta il domare senza sforzo la componente bassa e la ferina, legata all’esistenza comune, che è in ciascuno di noi).

ISTRUZIONE TERZA
Gli esercizi mentali, per essere di qualche utilità, hanno bisogno di costante ripetizione; posizione del corpo confortevole; rilassamento delle membra; respirazione ritmica e regolare, sforzo continuo ed intenso tendente a far agire la mente secondo un itinerario ben definito in precedenza. Ogni deviazione da queste regole condanna all’insuccesso. I semplici esercizi esposti fino ad ora, hanno il fine palese di fermare la mente su una sola immagine, concentrandone la forza su un unico concetto. Se li hai provati, ti sarai reso conto che ciò non è facile. Per predisporre il corpo creando le corrette condizioni è necessario prepararlo, soprattutto assumendo controllo del ritmo respiratorio. Senza questo controllo, portato al massimo grado di efficienza , gli sforzi mentali sarebbero inefficaci, per insufficiente ossigenazione del sangue. Il lento ritmo della corretta respirazione delinea una soglia attraverso la quale si possono compiere escursioni psichiche controllate, che altrimenti potrebbero condurre a non lievi pericoli. Prima di iniziare qualsiasi esercizio respiratori è indispensabile raggiungere, per quanto è possibile , il completo rilassamento muscolare. Siediti, dunque, o distenditi in posizione confortevole. Inizia a rilassare i muscoli dei piedi e delle gambe, rilassa quindi quelli delle braccia partendo dalle dita; continua con l’addome, il busto, il collo. La testa. Quando avrai raggiunto un grado di calma che ti sembra soddisfacente, inizia a respirare in profondità. L’ascia dapprima che i tuoi polmoni si espandano in modo naturale, compi poi inspirazioni più sempre più profonde, sino al punto che i polmoni ti sembreranno in procinto di scoppiare. Ti sorprenderà scoprire quanto poco , in genere, venga usata la capacità dei polmoni. Continua con cautela a questo punto, perché un certo annebbiamento è inevitabile per chi non è abituatola respiro profondo. Se ciò ti capita ,interrompi per il tempo necessario a riprenderti, quindi inizia di nuovo. Accertati , e molto importante, che l’ari entri da entrambe le narici. Se aspiri da una sola, chiudila con un dito in modo che anche l’altra possa prendere a funzionare. Molti individui quando si svegliano hanno libera solo la narice sinistra, corrispondente al lato lunare del corpo. Noterai , man mano che si sviluppa in te la coscienza del respiro, che quando sei in stato ricettivo, opera la narice sinistra, mentre quando sei in stato positivo o attivo opera la narice destra. È necessario quindi, per raggiungere il giusto equilibrio, che entrambe le narici siano in funzione.
TEORIA
A questo punto, è bene ricordare in qual modo i cinque elementi entrino nella costituzione e nelle funzioni dei diversi organi del corpo,non ché nelle manifestazioni e nelle focalizzazioni del Prana e di altre forze che circolano nell’edificio fisico. I costituenti solidi rappresentano l’elemento terra ; i fluidi, l’elemento acqua ; il calore animale, l’elemento fuoco ; i gas, l’elemento aria ; e la più sottile vita fisica , l’elemento etere o spirito. Proseguendo con gli esercizi, si arriverà al punto in cui si sarà pienamente coscienti della circolazione del sangue e del Prana, del
funzionamento di tutti gli organi fisiologici, del nascere e lo svanire dei pensieri. Per ora , tuttavia, è necessario solo sviluppare la tecnica della respirazione piena ed efficiente.

ISTRUZIONE QUARTA
Le discipline comprese nello yoga insegnano numerose e complesse tecniche respiratorie. Per cominciare è necessario tuttavia affidarsi ai ritmi più semplici. Il quadruplice respiro insegnato dalla Golden Dawn è forse
La tecnica più consigliabile per gli inizi.
1) Svuota completamente i polmoni e trattieni il respiro contando sino a quattro.
2) Inala contando sino a quattro, in modo da sentirti pieno d’aria fino alla gola.
3) Trattieni il fiato contando sino a quattro.
4) Esala contando sino a quattro, finche i polmoni non saranno nuovamente vuoti.
Questo esercizio produce rilassamento e quiete mentale. Lo si esegue dapprima contando non molto lentamente. Man mano che la pratica diviene più facile, il conteggio sarà sempre più lento, sino a prendere un intero minuto. Raggiunto questo ritmo, prolungherai l’ esercizio per due o tre minuti, finchè non ti sentirai invaso dalla calma. Allora potrai riprendere meditazioni sul punto ed i colori: considera un punto come lo si definisce in matematica. Cerca di ricordare tutte le idee che in tale stato ti sorgeranno nella mente; in seguito le annoterai su un quaderno. Concentrando tutte le tue facoltà in questa meditazione, cerca di renderti conto della unicità e dell’immanenza del divino in tutta la natura e in tutti i suoi aspetti.
(Postilla: potrai chiederti a questo punto: <<Perché?>>. La risposta dipende da ciò che desideri compiere. Il segreto di tutti i procedimenti magici sta nella concentrazione e nel corretto orientamento del pensiero. L’obbiettivo dei primi esercizi è dunque principalmente l’acquisizione di un certo controllo del pensiero e delle emozioni, favorito dal sorgere di vibrazioni positive che preparino il terreno ad una analisi imparziale. Disposta correttamente la scena, il potere del pensiero potrà essere utilizzato nella direzione desiderata. Sé questa direzione sarà in accordo con l’ordine universale, su di essa potrà scagliarsi una forza tremenda. Questa promessa è la ricompensa finale per i noiosi esercizi che devono essere eseguiti con regolarità prima di giungere alla mete finale).
In questo stadio del tuo lavoro, solo due fattori sono fondamentali: iniziare e continuare. Formula la determinazione nella tua mente, e quindi procedi senza farti distrarre da pensieri estranei. Se ai margini della tua mante si affacciano preoccupazioni mondane, allontanale decisamente sino al momento in cui dovrai occupartene. Provvedi allora con fermezza e rapidità. Allo stesso modo agisci con qualsiasi desiderio che venga a turbare la serenità della tua mente: allontanalo e appena puoi soddisfalo; ma non fartene sciavo. Dato che il fine ultimo della concentrazione è l’apprendere come focalizzare l’attenzione su di una singola idea e mantenervela a volontà, ne segue che quanto più semplice è l’oggetto prescelto,tanto più intensa sarà la concentrazione su di esso. L’esperienza dimostra che, sin quando i poteri mentali non sono pienamente sviluppati, il campo della vera attenzione concentrata è assai limitato, ed un obbiettivo complesso come un’astrazione pura è di gran lunga al di fuori della portata di chi si trova agli inizi dell’allenamento. Per cui, dopo aver sperimentato la difficoltà di concentrarti su
di un punto, continuerai provando a concentrarti su di una linea. Questa sarà la base dell’esercizio successivo.
TEORIA
Vi sono nove regole fondamentali sulla meditazione che , applicate insieme al comune buon senso, elimineranno parte dei pericoli che possono derivare da queste pratiche.
1) Cerca la saggezza, non il potere
2) Evita sforzi improvvisi ed eccessivi
3) Non esser mai negativo
4) Non iniziare se non intendi continuare
5) Guardati dall’auto compiacimento
6) Guardati da chi pretende di farti da << guida spirituale >>
7) Ignora le esperienze psichiche , e ciò che potrà sembrarti l’insorgere di poteri psichici
8) Impara a desiderare di meditare
9) Non trascurare i tuoi doveri comuni
La via della meditazione volgendosi in circolo, ti ridurrà a te stesso, al tuo vero io profondo . Specchiandoti in lui, ritroverai il tutto. Il volto al di là dell’abisso è sempre il tuo volto.
AVVERTENZA
Col procedere della meditazione potrai avvertire una crescente tensione fisica, che dovrai compensare con il cosciente rilassamento del corpo e della mente, secondo le tecniche già insegnate. Nelle prime fasi della concentrazione , questa tensione è soprattutto muscolare , ma con lo svilupparsi della meditazione prolungata, appariranno anche tensioni nervose.
Ti scoprirai soggetto a irritabilità ed ipersensibilità. Questa è una esperienza comune, e deve essere attentamente controllata, praticando la respirazione ritmica e profonda, e purificando il corpo in ogni maniera possibile. È necessario infatti che un progressivo affinamento del mezzo corporeo proceda di pari passo con l’avanzamento della mente. Solo in questo modo la luce della saggezza potrà specchiarsi nel segreto del tuo cuore.

ISTRUZIONE QUINTA
1.
Prima di iniziare gli esercizi che seguono, sii consapevole dei tuoi effettivi progressi. In questo campo, sei l’unico giudice: cerca di non essere indulgente. Nessun effettivo controllo della mente potrà essere raggiunto senza sforzo costante e prolungato. Senza aver acquisito il potere della concentrazione , ogni ulteriore passo avanti porterebbe nel vuoto: considera bene questo punto.
Se hai trascurato le meditazioni preliminari, riprendile iniziando da capo , prima di avventurarti nella seguente.
MEDITAZIONE DELLA TERRA: Dapprima, acquieta la mente con il quadruplice respiro. Quindi , considera una linea;poi traccia un quadrato; infine modella mentalmente un cubo . medita sui minerali e sui cristalli, specialmente il sale , entra in esso , cerca di sentire te stesso come una formazione cristallina. Da questo punto di vista cerca di identificarti con gli spiriti della terra, proiettando verso di essi amore e simpatia. Medita sulla triplicità della terra ,che comprende il toro , vergine e capricorno: segni che la raffigurano rispettivamente nelle sue caratteristiche relative alle quadruplicità ( stabile , mobile e cardinale ). Studia per comprendere a fondo questi simboli, le dottrine dell’astrologia. Pendi nota delle idee e delle immagini che queste meditazioni ti fanno sorgere nella mente.
2.
Cambia ora esercizio. Pratica il respiro lunare , che e identico al quadruplice respiro, ma avviene solo nella narice sinistra. Nel contempo ripeti mentalmente il monosillabo OM. Medita sulle falci di luna calante e di luna crescente , visualizza il color argento su sfondo indaco. Richiama alla mente i segni della triplicità dell’ aria: gemelli bilancia e acquario. Inclusi in essi, medita sul numero cinque e la forma del pentagramma . quindi sollevati con l’immaginazione al di sopra del mondo minerale, ed entra nel regno degli alberi e dei fiori , identificandoti con le potenze dell’aria che sono dietro di essi.
Questa meditazione potrà dapprima sembrarti complicata. Affondala in fasi successive; dopo pochi tentativi, riuscirai a completarla. È importante che tu prenda nota dei tuoi sforzi e dei risultati che ti sembra ottenere. Prima di consentire alla tua mente di svuotarsi, indirizzala fermamente in direzione positiva e guarda nel tuo intimo. Fai attenzione alle voci: se le senti respingile. Questo esercizio ti aiuterà a edificare un mondo mentale nel quale la mente governa sulla materia, e ti farà considerare le idee dell’apparenza e della realtà.
Se non riesci a seguire con continuità questi esercizi, ricomincia ogni volta dall’inizio.
3.
I includi ora nelle tue meditazioni i simboli del rombo e della vulva. Ricerca i loro significati e le loro corrispondenze. ( Anche questo lavoro di ricerca e di studi fa parte dell’esercizio). Contempla il simbolo di mercurio ed il numero otto. I identifica te stesso con le forze della triplicità dell’acqua ( cancro, scorpione e pesci) in tutti i loro aspetti, con i loro attributi e corrispondenze. Impara a controllare le tue emozioni, e guardati dal dare mai luogo ad ira, odio o gelosia, ma volgi le tue forze, in precedenza puntate in tali direzioni, verso il raggiungimento della perfezione, in modo che la palude putrida della tua natura possa divenire una polla limpida e chiara, in cui possa specchiarsi senza distorsioni la natura divina.
4.
Questa quarta meditazione completerà il tuo pellegrinaggio nelle sfere elementari. Dopo i consueti preliminari, medita sul simbolo del fuoco, e identificati con esso. Contempla il simbolo di venere, e cerca di comprendere il potere dell’amore universale. Considera la triplicità del fuoco ( ariete, leone e sagittario ) con i suoi attributi e corrispondenze. una volta raggiunto un certo controllo sulle qualità elementari, sarai in grado di beneficiarne negli esercizi, futuri, nei quali verranno messe alla prova le tue facoltà e disposizioni.
PARTE SECONDA
PREMESSA
Due precetti:
<<I n primo luogo nulla fare a caso e senza scopo. In secondo luogo, non iniziare opera che non possa venir riferita a qualche altro fine, diverso da quello della comune società umana >> (Marco Aurelio).
TEORIA
Ricorda i due precetti dell’imperatore filosofo, nel corso delle operazioni successive, e medita sui suoi insegnamenti che seguono: Non vi è che un’unica anima intelligente, benché sembri divisa. Siamo tutti uniti nella comune partecipazione ad una intelligenza. Hai dimenticato forse che l’anima di ciascuno di noi è un dio che viene emanato dall’ente supremo?.
Come tutti i corpi dopo un breve soggiorno sulla terra cambiano, ed infine si dissolvono, cosi che le altre cose possano nascere successivamente, allo stesso modo le anime dopo il loro soggiorno celeste mutano, ritornando nel fertile grembo della regione universale.
Tutte le anime sono porzione dello stesso elemento spirituale, come tutti i mari appartengono allo stesso elemento acqua. Una ragione unica e identica da luce a tutte , alla pari del sole che illumina ugualmente la terra e l’oceano.
Gli Esseni attribuivano la stesa origine alle nostre anime, che consideravano emanazioni del fuoco etereo. In una simile sostanza supponevano i Manichei che dimorassero e fossero diffusi i pensieri e i sentimenti. Secondo Tazio lo spirito è ovunque , non solo nelle stelle e negli angeli, ma anche nelle piante, nelle acque , negli animali.
Molti di noi non sono consapevoli di questo principio vitale, che è fonte e base della cabala, nella quale è descritta la sua discesa nella materia attraverso i Sephiroth e i sentieri, divisi nei quattro mondi.

ISTRUZIONE SESTA
1.
Considera ora il fuoco sacro in tutti i suoi aspetti : Solare, Spirituale, Elementare, Purificatorio, sacrificale, Creatore. Ricorda anche il simbolico Leone Alchemico, e la Kundalini della tradizione orientale. Questo fuoco che opera attivo per tutto l’albero è l’unica e sola forza dell’universo, per quanto diverse possano essere la sue manifestazioni. Studia , queste manifestazioni.
CONSIDERAZIONI: Cosa è il fuoco? Gli scienziati affermano che è calore , combustione , luce e moto, una combinazione di forze chimiche e fisiche. Ma è solo questo? Anche se questi fenomeni ci sono cosi familiari, di rado ci fermiamo a considerarne l’essenza. Paracelo credeva che gli elementi conosciuti dagli antichi( terra , aria, acqua ,fuoco) fossero costituiti da un principio sottile simile a vapore e da una più grossolana sostanza corporea. Il fuoco è analogamente duplice in natura, formato da una atmosfera tangibile ed un’altra intangibile, un substrato volatile che potrebbe essere definito –fuoco spirituale-. L’uomo , gli animali , le piante, i minerali vivono in un mondo composto dalla parte grossolana dei quattro elementi, ed i loro organismi viventi sono costituiti da varie combinazioni di questi ultimi. Anche i minerali sono cose viventi, secondo i filosofi. <<bisogna notare >> , dice un antico trattato, <<che la crescita o la generazione di un minerale metallico è necessario un genitore ed un qualche cosa che sia sottomesso, o una materia che sia capace di ricevere l’azione generatrice >> ; e in seguito : << inoltre, nell’unione del mercurio e dello zolfo nel minerale , lo zolfo si comporta come il seme maschile, ed il mercurio come quello femminile nel concepimento e nella nascita di un bambino >>.
2.
Ora infiammerai te stesso. Oscura la tua stanza e accendi una candela di fronte ad uno specchio, alla distanza di una decina di centimetri. Siediti a circa un metro da essa, con la fiamma al livello degli occhi. Rilassati e fissa la punta della fiamma. Dopo qualche tempo, riuscirai a distinguere la parte centrale, la fiamma vera e propria, e l’alone intorno a quest’ultima. Quando l’avrai studiata varie volte , comincerai a notare lo spettro dei colori e la successione nella quale appaiono; nota se un colore predomina sugli altri. Quando sarai divenuto abile nel distinguere queste altre caratteristiche, pratica il quadruplice respiro e rilassati ulteriormente. <<giunto a questo, cerca di guardare dal retro della tua fronte: cioè, da un punto interno al cranio, immediatamente dietro e sopra gli occhi>>. L’esercizio ti renderà in grado, al fine, di mettere in funzione il tuo terzo occhio, allora potrai scorgere l’essenza della fiamma.
Fino ad ora , gli esercizi ti saranno apparsi vaghi e privi di un preciso fine. Il loro scopo principale è quello di renderti in grado di controllare i processi del tuo pensiero e guidarli lungo un via prefissata. Con ciò che segue imparerai come proiettare i tuoi pensieri, per immaginare o creare un risultato visibile della tua mente sul piano materiale. In tutte le operazioni magiche è indispensabile essere in grado di creare forme mediante un atto di volontà.
TEORIA
Il diciannovesimo arcano maggiore dei tarocchi raffigura il sole che splende su una muraglia,e simboleggia la discesa della luce dall’alto: la luce abbagliante dell’intelligenza vera, che trapassa il velo delle idee convenzionali e ortodosse, mostrando la via della retta sapienza. Il sentiero legato alla carta conduce a Hod, il Sephirah che rappresenta i poteri della fantasia e dell’immaginazione, l’ispirazione, l’intuizione, la vista interiore, che i cabalisti consideravano la più alta capacità della mente. Ma su chi splende questo sole datore di vita? Chi si appoggia all’alta muraglia della conoscenza vera? Secondo la carta, un fanciullo e una fanciulla nudi, che giocano innocenti ai piedi della barriera. Solo la purezza del fanciullo potrà accogliere la vera sapienza. Cosa divide infatti il fanciullo dall’adulto? L’ educazione.questa insegna a pensare in parole, che sono simboli e di conseguenza sono lontane dai semplici processi di visualizzazione che sono propri dei bimbi, prima che si insegni loro a distaccarsi dal magico mondo mentale dell’immaginezione.<<Ritorna a pensare come un bimbo, ed otterrai in premio i poteri della magia>>.
3.
Quando avrai praticato a lungo l’esercizio con la candela, e sarai diventato abile, potrai fare un passo avanti: creare nel buio una fiamma di simile natura prova a proiettarla dalla punta di un tuo dito. È necessaria la pratica più assidua, ma senza questa capacità non potrai affrontare l’esercizio successivo, che ti consegnerà la prima chiave delle realizzazioni magiche. Perciò, prova con costanza.
TEORIA
Devi conoscere la cabala. Considera la seguente definizione, fornita da Crowley: << La cabala è:
1) Un linguaggio atto a descrivere certe categorie di fenomeni, e ad esprimere certi tipi di idee che sfuggono alla normale fraseologia. Puoi paragonarla alla terminologia scientifica della chimica.
2) Una terminologia multiforme ed elastica mediante la quale è possibile mettere a confronto processi mentali che appaiono diversi a causa delle costrizioni imposte dalle peculiarità delle varie espressioni letterarie. Puoi paragonarla a un lessico, o ad un trattato di religione comprata.
3) Un simbolismo che consente a chi pensa di formulare le proprie idee con assoluta precisione, e di trovare espressioni semplici per pensieri complessi, in special modo quelli che includono concetti distinti dal principio. Puoi paragonarla ai simboli algebrici.
4) Uno strumento per interpretare simboli il cui significato e divenuto oscuro,è stato dimenticato, o è mal compreso, stabilendo le necessarie connessioni fra l’essenza delle forme , i suoni ,le idee semplici(come i numeri) ed i loro equivalenti spirituali, morali o intellettuali. Puoi paragonarla alla interpretazione delle arti antiche mediante considerazioni estetiche determinate da fatti fisiologici.
5) Un sistema di classificazione di idee multiformi che rende in grado la mente di aumentare il suo vocabolario di pensieri e di fatti mediante la loro organizzazione e correlazione. Puoi paragonarla alla tavola pitagorica.
6) Un sistema per procedere dal noto all’ignoto mediante principi simili a quelli della matematica . puoi paragonarla all’uso della radice quadrata di meno uno , o del numero <<e >> eccetera.
7) Un criterio sistematico mediante il quale l’esattezza delle corrispondenze può essere verificata grazie all’esame delle scoperte nuove alla luce della loro coerenza con l’intero corpo della dottrina. Puoi paragonarla all’esame del carattere e della posizione di un individuo in base alle convenzioni educative e sociali >>.

ISTRUZIONE SETTIMA
Se hanno avuto successo i tuoi tentativi di accendere una fiamma nel piano astrale, potrai fare un importante passo avanti, cercando di fare uso rituale. Considera la figura 1: la stella a cinque punte che da tempi immemorabili è uno dei massimi segni di potenza. Alle diverse punte sono associati segni zodiacali , elementi e nomi di potenza, come indicato.
SPIRITO
ACQUARIO SCORPIONE
ARIA ACQUA
YHVH EL
TORO LEONE
TERRA FUOCO
ADONAI ELOHIM
pentagramma
Per celebrare il rituale, volgi lo sguardo ad oriente, e traccia nell’aria con l’indice della mano destra un grande pentagramma, ampio almeno un metro e mezzo. Dovrà essere di forma perfetta è chiuso con un solo movimento, che cominci nello stesso punto in cui e partito. Iniziando dall’angolo della terra e andando sempre nella direzione della freccia indicata nella figura, esercitati a ripetere il movimento continuo, fino a quando non sarai in grado di tracciare la figura perfettamente. Solo allora potrai fidarti a combinare l’esercizio con quello della fiamma. Immagina di tracciare la figura in una linea fiammeggiante che si disegna nell’aria seguendo il
movimento del tuo dito. Pratica l’esperienza diligentemente e frequentemente sin quando il movimento non sarà divenuto automatico e immutabile. Questo esercizio è di estrema importanza, perché costituisce la base del rituale , purificando lo spazio che ti circonda: operazione che devi eseguire prima di celebrare una cerimonia magica.( questo dipende dalle circostanze della cerimonia).
TEORIA
La cabala tratta della natura di dio, dei sephiroth,degli angeli, dell’uomo. Dio permea e contiene tutto l’universo. Essendo infinito, la mente non può contenerlo. Per giustificare la sua esistenza, la divinità divenne attiva e creativa, attraverso dieci sephiroth, o intelligenze, emanati da esse come raggi di luce di una lampada. Il primo sephirath fu il desiderio di essere manifesto, e conteneva in se altri nove sephiroth , che vennero a turno emanati l’uno dall’altro: il secondo dal primo , il terzo dal secondo, e cosi via.
I dieci sephiroth sono:
NOME
SIGNIFICATO
RAPPRESENTAZIONE
POSIZIONE
1) KETHER
CORONA
PRIMO MOBILE
1 CENTRO
2) KOKMAH
SAGGEZZA
LO ZODIACO
2 DESTRA
3) BINAH
COMPRENSIONE
SATURNO
2 SINISTRA
4) HESED
COMPASSIONE
GIOVE
3 DESTRA
5) GEBURAH
FORZA
MARTE
3 SINISTRA
6) TIPHERETH
BELLEZZA
SOLE
4 CENTRO
7) NETSAH
VITTORIA
VENERE
5 DESTRA
8) HOD
SPLENDORE
MERCURIO
5 SINISTRA
9) YESOD
FONDAZIONE
LUNA
6 CENTRO
10) MALKUTH
REGNO
ELEMENTI
7 CENTRO
I sephiroth sono connessi da sentieri il cui numero è 22, e sono designati dalle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Ad essi sono legati anche i ventidue arcani maggiori dei tarocchi (sebbene i numeri rispettivi non corrispondano). I ventidue sentieri, insieme con i sephiroth, formano le << trentadue vie >> attraverso le quali la sapienza discende, in stadi successivi, sull’uomo. Del pari essi consentono all’uomo di risalire sino alla fonte della sapienza percorrendo in ascesa i trentadue sentieri. Questo processo di astrazione mentale è la forma rabbinica di quelle pratiche che presso gli indù sono note col nome di yoga.
La seguente tabella sintetizza le relazioni sin qui esposte:
Sentiero Lettera Corrispondenze Connessioni Arcano
1 Aleph Aria 1-2 0. Il Matto
2 Beth Mercurio 1-3 1. Il Bagatto
3 Gimel Luna 1-6 2. La Papessa
4 Daleth Venere 2-3 3. L’Imperatore
5 He Ariete 2-3 4. L’Imperatrice
6 Vau Toro 2-4 5. Il Papa
7 Zayin Gemelli 3-6 6. Gli Amanti
8 Heth Cancro 3-5 7. Il Carro
9 Teth Leone 4-5 8. La Forza
10 Yod Vergine 4-6 9. L’Eremita
11 Kaph Giove 4-7 10. La Ruota
12 Lamed Bilancia 5-6 11. La Giustizia
13 Mem Acqua 5-8 12. L’Impiccato
14 Num Scorpione 6-7 13. La Morte
15 Samekh Saggitario 6-9 14. La Temperanza
16 Ayin Capricorno 6-8 15. Il Diavolo
17 Pe Marte 7-8 16. La Torre Cadente
18 Sade Acquario 7-9 17. Le Stelle
19 Qoph Pesci 7-10 18. La Luna
20 Resh Sole 8-9 19. Il Sole
21 Shin Fuoco 8-10 20. Il Giudizio
22 Tau Saturno 9-10 21. Il Mondo
21bis Terra
22bis Spirito
LA Cabala inoltre ravvisa quattro mondi:
1) Mondo di Atziluth: Archetipi o emanazioni
2) Mondo di Briah: Creazione
3) Mondo di Yetzirah: Formazione
4) Mondo di Assiah: Azione.
Questi quattro mondi si riferiscono rispettivamente ai sephiroth 1;2 e 3;4,5,6,7,8 e 9.10.
LAVORO
I concetti della cabala devono essere visualizzati. Sarà perciò necessario che tu stesso disegni, per il tuo uso, il Diagramma cabalistico o Albero della Vita, come spesso viene chiamato.
Lo disegnerai come la figura 2, in inchiostro di china su un foglio da disegno liscio. Una figura correttamente proporzionata deve essere alta 32,5 centimetri fra i centri dei cerchi superire e inferiore, e larga 7,5 centimetri fra le righe verticali esterne. I cerchi devono avere un diametro di tre centimetri, sufficiente per tracciarvi dentro i nomi e i simboli opportuni. Nel disegnare l’Albero ed i sentieri, beda di non alterare le disposizioni rispettive dei circoli. Disegna i sentieri con due sottili linee parallele, distanti fra di loro metà del raggio dei cerchi rappresentanti i Sephiroth. Numera quindi i Sephirot , come nella figura, ed assegna nome e numero ai sentieri.
ALBERO DELLA VITA
UN PASSO INDIETRO: ISTRUZIONE QUARTA-BIS
Riprendi l’esercizio del quadruplice respiro, ma aumenta il suo potere aggiungendovi il colore e il suono.Dapprima impara a contare i tuoi respiri, che normalmente sono quindici al minuto, novecento l’ora, 21,600 nelle ventiquattro ore. Quindi prendi nota attentamente di quando inizia ciascun respiro, e di come entra nel corpo. Familiarizzati con il processo, segui l’aria da quando entra nelle narici quando scende sino al fondo dei polmoni. Osserva quanto tempo impiega per il suo tragitto, per quanto tempo viene trattenuta, per quanto tempo espirata, e quanto sono lunghe le pause fra le operazioni. Prosegui visualizzando ciascuna espirazione in color bianco, vibrando mentalmente o udibilmente la sillaba AUM o OM ; ciascun periodo di ritenzione in color rosso , vibrando AH ; e ciascuna inspirazione in colore blu, vibrando HUM. Questa tecnica ti consentirà di conoscere il tuo respiro è ti aiuterà a energizzarlo, in modo che si conservi il prana vitale per l’uso nella tua stessa aura.
TEORIA
È il momento di considerare le qualità tradizionali assegnate ai dieci Sephiroth.
1) KETHER, la corona, rappresenta l’ << io sono >>, vale a dire la pura esistenza. Non è ne positivo ne negativo,ma partecipa in entrambe le polarità. E asessuato, ma potenzialmente sia maschile che femminile. Sebbene sia il punto di luce primordiale, è anche la circonferenza di tutte le cose, il cui diametro è infinito e il centro di tutti i punti. Contenendo tutta la potenza del Tetragrammaton ( YHVH) è simultaneamente passato, presente e futuro. Nella lettera Yod, che gli corrisponde, è inclusa l’immanenza dei dieci Sephiroth. Spesso, è chiamato l’antico degli antichi, l’antico, o l’antico di giorni. È anche detto la testa bianca, la lunga faccia, macroposopos e adam quadmon o adam illah: l’uomo supremo o primordiale o celeste. Nell’ ordine angelico, Kether è rappresentato dalle creature viventi di Ezechiele, cioè i quattro kerubim - l’aquila , l’uomo, il leone e il toro - - che rappresentano i quattro elementi: Aria, ( odorato ), Acqua, ( gusto ), Fuoco, ( vista ), Terra ( tatto ). Nella sua misteriosa natura include le quattro lettere del tetragrammaton, cioè Yod ( leone ), He (uomo ), Vau ( aquila ), He ( toro ). In se stesso Kether è anche la shekina (gloria di dio ); in lui è nascosta la shin, o il fuoco , che simboleggia lo spirito. Come l’ain soph, la divinità increata, è rappresentata come un occhio chiuso, cosi Kether è raffigurato come un occhio aperto,. Nella mitologia indù, corrisponde all’ occhio di Shiva. Fin quando quest’occhio resterà aperto , l’universo continuerà ad esistere; ma quando si chiuderà, il cosmo svanirà nel non essere e nel nulla. Nella triplice divisione della natura umana, Kether rappresenta Nashamah, lo spirito.
2) HOKMAH, la sapienza, è il figlio, il logos e il primo nato. Rappresenta le idee astratte, il frutto dell’io sono che si forma nella mente. Il suo colore è arancione o giallo, il colore di cristo. È positivo maschile.
3) BINAH, la mente o , come si dice in genere, la comprensione, è femminile e negativo. Rappresenta la materia ( mater, mare ) nella quale Kether può formarsi è propagarsi. Spesso, è detta madre celeste o spirito santo. La sua dimensione è la profondità , mentre quella di Kether è la lunghezza. Il suo colore e il celeste.
4) HESED significa grazia amore , compassione , pietà. Da Hokmah promanano sei Sephiroth, che simboleggiano le dimensioni della materia. Hesed è il braccio destro del macrocosmo; dona al mondo passione e sentimento.
5) GEBURAH porta in sé l’idea del rigore, la punizione, la paura o la severità. È il braccio sinistro del macrocosmo. È femminile e passivo, mentre Hesed è maschile e attivo. Come Hesed simboleggia la vita Geburah simboleggia la morte .
6) TIPHERETH, o la bellezza, è il centro comune che armonizza Hesed e Geburah, la vita e la morte, l’attivo e il passivo nel mondo del morale, è simbolo del sole, cuore dell’universo ed anche cuore di adam qadmon. È il seggio del sentimento e delle qualità etiche; in lui dimora Ruach, l’anima razionale.
7) NETSAH significa trionfo, vittoria. È parte dei tre principi energetici. Rappresenta la gamba destra del macrocosmo.
8) HOD indica splendore o gloria ed è la gamba sinistra del macrocosmo. È la sfera delle facoltà mentali.
9) YESOD , la fondazione , è il seggio del principio generativo, ed ha forti connessioni con il mondo astrale.
10) MALKUTH è il regno o dominio. Come Kether è l’armonia del principio, Malkuth è l’armonia della fine; quello e la testa, questo i piedi di adam qadmon. Il nome divino corrispondente al Sephirah è Adonai, il tetragrammaton. È chiamato anche la regina, Shekinah e Havah : Eva. È il seggio di Nepesh, l’ istinto e il suo angelo e Metatron, l’angelo dell’intesa.
I dieci Sephiroth, combinati con le ventidue lettere , formano l’albero della vita, che è lo scheletro di Adam Qadmon, l’Adamo celeste, simile nell’anatomia alla sua controparte umana, l’Adamo terrestre. L’uomo è una combinazione di tre sfere di forza: l’intellettuale, la morale e la fisica, che sono collegate a Neshamah, Ruach e Nepesch.
LAVORO
Disegnato l’albero della vita, dovrai completare la tua opera ornandolo dei colori appropriati. Le tinte vanno stese nel modo più uniforme possibile, evitando macchie e sbavature. Colori ad acquerello o ad olio vanno benissimo. Ecco i colori corrispondenti a ciascun Sephirah secondo il suo numero:
1. Bianco
2. Grigio
3. Nero
4. Azzurro
5. Rosso
6. Giallo-oro
7. Verde
8. Porpora
9. Bianco-argento
Il Sephirah 10 (Malkuth) è diviso in quattro parti da due segmenti che si intersecano a 45° rispetto alla verticale: la parte superiore è giallo-verde; quella laterale sul lato destro verde-oliva; quella laterale sinistra rosso cupo; quella inferiore nera. Una volta asciugati i Sephiroth, colora i sentieri secondo la seguente tabella:
1. Giallo chiaro
2. Giallo
3. Azzurro
4. Verde smeraldo
5. Scarlatto
6. Rosso arancio
7. Arancione
8. Ambra
9. Giallo tendente al verde
10. Verde tendente al giallo
11. Violetto
12. Verde smeraldo
13. Blu profondo
14. Blu tendente al verde
15. Blu
16. Indaco
17. Scarlatto
18. Violetto
19. Cremisi
20. Arancione
21. Arancione scarlatto
22. Indaco
Completato il tuo lavoro, avrai il diagramma del Minutum Mundum: il piccolo universo o fondazione del colore. Conservalo con cura, studialo assiduamente, perché in esso è racchiusa la chiave della natura. In seguito, dovrai farne uso.
IL PENTAGRAMMA
La stella a cinque punte è il simbolo del macrocosmo ed è ugualmente figura magica dell’uomo. È l’uno che sorge dal quattro, l’anima umana che si solleva dal vincolo della natura animale. È la vera luce, la stella del mattino, che guida nella ricerca dei cinque misteriosi centri di forza, il cui risveglio rappresenta il segreto supremo della magia. Disposto , con una sola punta verso l’alto, il simbolo rappresenta lo spirito universale. La linea che da al vertice superiore scende verso l’angolo in basso a sinistra suggerisce la discesa dello spirito nella materia grossolana. Da li ascende poi sino al vertice destro, che simboleggia la materia nella sua forma più alta, la sostanza dell’uomo. Il tragitto orizzontale dal vertice destro al sinistro indica lo sviluppo intellettuale dell’uomo, la sua natura aerea. Questo nell’evoluzione delle civiltà è un punto pericoloso, dal quale si precipita facilmente nella corruzione morale (discesa verso il vertice inferiore destro). Ma l’anima dell’uomo deriva da dio, e non può rimanere confinata nell’abisso: la sua lotta per risorgere è simboleggiata dalla linea che, dal vertice inferiore, nuovamente ascende verso lo spirito. Per chiarire i concetti, lavorerai con le tue mani.
LAVORO
Su di un foglio di carta da disegno, traccia due circoli concentrici , uno dal raggio di sette centimetri e mezzo , l’altro di cinque centimetri. Con l’aiuto di un goniometro, dividi il circolo esterno, partendo dall’alto, in cinque archi uguali . numera gli estremi di ogni arco partendo dal più alto e procedendo nel senso dell’orologio, infine unisci con linee rette il punto 1 al 3, il 3 al 5, e cosi via. In questo modo, avrai tracciato sul cerchio esterno una stella a cinque punte. Procedi allo stesso modo sul cerchio più piccolo. Otterrai cosi un doppio pentagramma che inchiostrerai appena finito. Colorerai , infine i cinque triangoli corrispondenti a ciascun vertice della figura, nel modo seguente:
Elemento Colore
1. Spirito Nero
2. Acqua Celeste
3. Fuoco Rosso
4. Terra Giallo
5. Aria Argento

ISTRUZIONE OTTAVA
L’insegnamento che ti verrà dato in questa istruzione è di fondamentale importanza. Il rituale che imparerai , è una cerimonia purificatrice.
In piedi con il viso rivolto ad oriente, immagina dinnanzi a te, a circa due metri dal tuo corpo, un grande pentagramma, largo almeno un metro e mezzo, simile nei colori a quello che hai disegnato. Completa l’esercizio del quadruplice respiro, nella forma che ti e stata spiegata nell’istruzione quarta bis, e raccogli energia dentro dite come ti e stato insegnato. Allunga una mano verso il vertice della figura che corrisponde alla terra ( di fronte al tuo piede sinistro ). Puoi usare un dito , una bacchetta , una spada per trasferire l’energia che pulsa e risplende dentro di te verso la figura immaginata. Quindi compi il movimento che hai imparato nell’istruzione settima, e alza il dito ( o la bacchetta o la spada ) verso il vertice superiore del pentagramma, all’altezza della tua fronte, continuando a trasferire nel simbolo la tua energia. Scendi successivamente al vertice opposto al tuo piede destro, e completa il movimento risalendo ai vertici di fronte alle tue spalle sinistra e destra, e tornando infine al punto di partenza. Infine volgiti direttamente al punto centrale. In questo modo vibrerà di fronte a te l’immagine luminosa di un pentacolo astrale. Volgiti a meridione, e compi lo stesso rituale. Continua ad occidente e a settentrione, e ritorna infine a volgerti ad oriente, completando il circolo. Avrai coso quattro segni pulsanti nelle direzioni cardinali, e la tua stanza sarà purificata e protetta. Pratica questo rituale fino a quando non riuscirai a compierlo facilmente senza bisogno di leggere la successione delle operazioni. La chiave per operare il rituale del pentagramma è l’uso dei nomi di potenza che ti sono già stati comunicati nella istruzione settima. Mentre punti al centro di ogni figura, vibra il nome corrispondente all’elemento nel quale operi: il fuco ad oriente, la terra a meridione, l’aria ad occidente, l’acqua a settentrione. Vibra i nomi lettera per lettera mentre emetti il respiro, e cerca di farli vibrare anche dentro di te. Non è necessario che li pronunci a voce alta.
CONSIDERAZIONI
<< Il potere di una fervida fantasia è l’ingrediente principale di ogni operazione magica >> (Paracelo)
L’uomo di genio differisce dal sognatore e dal folle solo in questo: che le sue creazioni sono analoghe al respiro, mentre quelle del folle e del sognatore sono riflessi perduti ed immagini tradite. Di conseguenza per il saggio immaginare è vedere,ovvero per il mago parlare è creare. (Eliphas levi).

ISTRUZIONE NONA
A questo punto dobbiamo riconsiderare l’albero della vita, per descrivere quello che talvolta viene definito l’undicesimo Sephirah: il punto misterioso situato a metà strada fra l’1 e il 6, noto come Daath o conoscenza, e rappresentato solitamente in colore nero. Se Hokmah è l’energia attiva e intelligente di Kether,e Binah la qualità ricettiva di Kether, allora Daath è il pensiero che, creato da Hokmah, fluisce entro Binah. (Si noti il simbolismo sessuale, che del resto pervade tutta la cabala). Questo aiuta a chiarire il concetto della trinità creatrice; Hokmah (il Padre ), Binah (la Madre), e Daath la parola.
L’ esercizio che sta per apprendere, detto del pilastro di mezzo, è basato sulla grande figura dell’albero.
Ricorda come esso rappresenti il microcosmo dinanzi a te. Volgi quindi la schiena all’albero che hai disegnato, in modo che la colonna della severità sia sul tuo lato destro e quella della compassione al tuo lato sinistro. Tu, nel mezzo, sarai il terzo pilastro. Immaginati come parte dell’albero.
IN TUTTI I CASI IN CUI SI INVOCANO LE FORZE è NECESSARIO PER PRIMA COSA COMPLETARE L’ESERCIZIO DEL QUADRUPLICE RESPIRO ED I RITUALI PURIFICATORI.
Ora immagina tuta l’energia universale che ti circonda, estesa in ogni direzione sino all’infinito: un’enorme riserva di forza. Quindi, immagina il SEPHIRAH Kether sospeso sul tuo capo che ruota sul tuo capo come una sfera iridescente , intensa e straordinariamente brillante. Gradualmente, mentre ruota, attrae in se tutta l’energia dell’universo. Da essa, scaturisce un raggio di luce bianca che scende verso Daath, che a sua volta diviene luminoso e iridescente , prendendo a ruotare. Daath è all’altezza del tuo collo, susseguentemente,il raggio discende verso Tiphereth, nell’area del cuore. Quindi a turno illumina e attiva Yesod alla base della spina dorsale, sino a Malkuth , ai piedi. Con un po’ di pratica , questa energia può essere convogliata lungo il lato sinistro del corpo e quindi nuovamente in alto verso il destro. Dopo di ciò la si può far circolare di fronte e dietro la schiena. Infine, avrai l’aura che ti circonda attiva e risplendente, carica dell’energia universale che rifluisce su tutti gli organi e la diverse parti del corpo.
Quando avrai raggiunto una certa pratica in questo esercizio, potrai aggiungere il suono al processo vibrando i rispettivi nomi ebraici della divinità man mano che il raggio di luce tocca ciascun Sephirah del pilastro di mezzo.
I nomi sono:
Pronunciato
1. Kether: EIEIEH Eh-he-ie
-- Daath: YHVH ALOHIM Ie-ho-vah- E-lo –hem
6. Tiphereth : YHVH ALOAH Ve-DAAS Ie-ho-vah El-oah ve- Da-as
9. Yesod : SHADDAI AL CHAI Sciad-dai El Ciai
10. Malkuth : ADNI HARTZ Ah- doh- nai Ha- ah-rez
Dovrai prima esercitarti vibrando questi nomi separatamente e mandando a memoria le rispettive posizioni sull’albero. La tecnica per vibrare i nomi sillaba per sillaba si impara facilmente. Si devono vibrare lentamente, all’inizio di un respiro profondo , in modo da far apparire che tutto il tuo corpo e in seguito tutta la stanza, risuoni alla loro eco. Tuttavia non vanno pronunciati a voce altissima : al contrario e possibile farli vibrare solo mentalmente. Quando ti sembrerà di esser completo padrone di queste risonanze vibranti, potrai aggiungere i suoni, uno ad uno, quando i rispettivi Sephirath verranno attivati dal raggio luminoso. In questo modo aggiungerai alla tua visualizzazzione il potere creativo del suono.
Il passo successivo nell’esercizio del pilastro di mezzo consiste nell’aggiunta del colore. A questo scopo, opererai con i colori del Minutum Mundum, già disposti in una scala perfettamente bilanciata.
Quando sarai divenuto abile nell’esercizio del pilastro di mezzo, potrai estenderlo agli altri Sephiroth, visti nei loro colori fino a quando non avrai la sensazione di essere tutt’uno con l’albero, completo nei suoni e nei colori concepito nella visione astrale. Allora da forma ovale all’aura che ti circonda, e l’ascia che pulsi, chiara e luminosa, del fuoco di Tiphereth, dal quale trarrà energia ogni parte del tuo corpo fisico e vitale. È consigliabile a questo punto di immaginare l’aura indurita nella sua superficie esterna, come un guscio o un’ armatura. E bene prendere questa precauzione quando devi incontrare una persona che ha su di te un effetto deprimente, o che è a sua volta depressa o malata.
AVVERTIMENTO
Dall’ultima istruzione hai appreso come attrarre in te l’energia illimitata, da utilizzare per qualsiasi scopo tu voglia . custodisci in te questa conoscenza. Ricorda sempre che , nel giorno della sua iniziazione , al muratore veniva insegnato ad essere cauto; ricorda che la forza è silenzio. Non parlare dei tuoi esercizi, non vantarti delle tue eventuali abilità, non mostrare i tuoi eventuali poteri, se non a chi sia almeno al tuo stesso livello. Se parlerai soltanto per vanagloria, non ne beneficerai. È bene che il neofito mantenga intorno a sé la sua aura, non permettendo che fluisca troppo verso gli altri. Solo quando avrai acquistato vera fiducia in te stesso e riuscirai ad esercitare un certo controllo, potrai far uso della tua forza interiore, ad esempio a fini curativi (se cosi desideri).
Le informazioni che hai appena ricevuto sono le più importanti fra quelle che ti sono state affidate sinora. Usale bene e saranno per te sorgente di forza illimitata.
RITUALE
Lo scopo d di ogni rituale è di creare una certa atmosfera, per aiutare la concentrazione e raccogliere forza sufficiente per produrre un effetto mentale o magico.per portare ad effetto l’esperienza che ora ti verrà spiegata, avrai bisogno di una stanza nella quale tu possa rimanere tranquillo e indisturbato. Non deve essere molto grande: è sufficiente che ti conceda spazio per i tuoi movimenti; diciamo che non deve essere inferiore ai due metri per due. Al centro vi sarà un piccolo altare in forza di doppio cubo, alto sessanta centimetri e con la base di trenta. Avrà cassetti o sportelli per custodire i tuoi strumenti magici: la bacchetta, il bruciatore d’incenso la
lampada,,che rappresentano il fuoco, la spada , il pugnale che rappresentano l’aria , il pentacolo o il pane che rappresenta la terra. Lo coprirai con un panno bianco. Per completare i preparativi, indosserai una tunica del colore che si accorda con lo scopo del rituale. Eseguite tutte le operazioni preliminari, inizia il rituale vero e proprio.
Prima di tutto, esegui verso le quattro parti del mondo il rito purificatore, che ti è stato insegnato. Quindi, segnati con la croce cabalistica. Questa si esegue in modo analogo al segno della croce cristiano, ma con uno scopo ben definito. Procedi cosi:
Volgiti ad oriente, esegui il quadruplice respiro; poi, con la mano destra:
1. Toccati la fronte, e vibra la parola Ateh (tu sei)
2. Toccati il petto , e vibra la parola Malkuth (il regno)
3. Toccati la spalla sinistra, e vibrale parole Ve-Gedulah (e la gloria)
4. Toccati la spalla destra, e vibra le parole Ve- Geburah (ela forza)
5. Unisci le mani sul petto , e vibra le parole Le-Olam Amen (per sempre amen)
Nel far questo, immagina che la luce bianca dell’energia discenda e attraversa il tuo corpo caricandone ogni organo e ogni cellula di vitalità. Le parole sono ebraiche ed i nomi ripresi dai Sephiroth. Ripieno cosi di energia, sarai in condizione di riprendere con maggiore potenza, iniziando sempre da oriente il rituale del pentagramma.
6. Volgiti a sud, e ripeti la formula.
7. Fa lo stesso ad ovest
8. Fa lo stesso a nord , vibrando per ogni punto cardinale le adatte parole, che già conosci. Ritorna infine ad est, facendo attenzione a completare il circolo da dove lo avevi iniziato.
9. Sempre con il viso ad oriente, apri le braccia e di: Dinnanzi a me si leva Raphael
10. Dietro di me si leva: Gabriel
11. Alla mia destra: Michael
12. Alla mia sinistra: Auriel
13. Dinnanzi a me fiammeggia il pentagramma.
14. Dietro di me brilla la sella a sei punti
Oltre alla barriera di fuoco astrale intorno a te , potrai elaborare le immagini delle figure angeliche nelle rispettive posizioni:
Ad est Raphael è una grande figura angelica di color giallo e malva, che vibra e manda lampi di luce ; la figura dovrà essere leggera e mossa da una brezza che soffia alle sue spalle.
A sud la forma angelica avrà come colore dominante il rosso, al quale si sovrappongono vividi lampi verde smeraldo. Nella mano avrà una spada d’acciaio con la punta rivolta verso l’alto, e lingue di fiamme gli lambiranno i piedi; dovrai sentire anche l’alito di un forte calore.
Ad ovest Gabriel apparirà in azzurro, interrotto da toni giallo-oro. Leva in alto un calice d’acqua ed emerge da una corrente d’acqua chiara e fresca che proviene da una cascata alle sue spalle.
A nord Auriel comparirà in un misto di giallo-verde, ruggine e nero. Poggia i piedi su un terreno fertile, dal quale spuntano erba e frumento. In entrambe le mani stringe spighe di grano.
Infine dovrai sentire il pentagramma sul tuo petto e la stella di Davide sulla schiena. Quest’ultima avrà il triangolo ascendente in rosso e quello discendente in azzurro.
Questo esercizio potrà sembrarti complesso. Tuttavia, se hai eseguito con diligenza tutte le istruzioni che lo hanno preceduto, sarai sufficientemente allenato per poterne imparare a memoria le fasi, ed eseguirle correttamente.sino ad ora, il suo scopo è stato di montare la scena e preparare la mente alla fase successiva del rituale.
Immagina , a questo punto di avere alla schiena una grande figura del Minutum Mundum, in tutti i suoi brillanti colori, ripeti, con rinnovata energia, l’esercizio del pilastro di mezzo.
Con ciò avrai riunito in una sola cerimonia tutti i rituali appresi sinora. Prima di andare avanti, assicurati, ripetendo assiduamente tutte le operazioni, di poter raggiungere facilmente e perfettamente allo stato di pace interiore e di unione con le fonti della forza. I nomi barbari che hai avuto istruzione di pronunciare potranno sembrarti strani e non necessari: tuttavia gli antichi associavano le loro vibrazioni alle frequenze assegnate a diverse parti del corpo, fisico e psichico, e le usavano per facilitare l’attivazione dei centri corrispondenti. La loro origine ebraica non ha alcun significato particolare e non deve essere associata ad alcun concetto religioso o metafisico. Non sono altro che parole chiave, ed aiutano nella investigazione della sapienza segreta e del lato nascosto della natura umana. Ricorda che Kether, è il centro di luce situato immediatamente sopra il sommo della testa. Li si trova il genio superiore, quello spirito ancora non interamente incarnato, che deve essere invocato come sorgente di ispirazione , illuminazione e libertà. È l’essenza della vita stessa. Daath , situato all’altezza della nuca , è il punto nel quale sviluppiamo le nostre propensioni mentali o emotive. È il legame del subconscio fra genio superiore e l’ego, ovvero la coscienza stessa determinata dalla discesa dello spirito nel gruppo di proprietà di Tiphereth. Tiphereth è il centro emotivo e spirituale, e alloggia nella regine inferire del cuore, vicino alla estremista dello sterno. Più profondo, alla base della spina dorsale , si trova Yesod, e vi è la sede delle emozioni inferiori. Il fine per cui viene visualizzata la colonna di luce che discende dall’alto è l’analisi e la ricarica dei punti vitali dell’organismo umano. Questa luce pura può essere utilizzata per infinite operazioni magiche, una delle quali ti verrà esposta. Non impiegare questo metodo finchè non sarai sicuro di poter eseguire per intero il rituale, e di poter vedere e sentire la forza in gioco. Se incontrerai qualche pericolo, qualche difficoltà, o qualsiasi entità disturbatrice, proietta immediatamente nel modo appropriato un pentagramma fiammeggiante e ritorna senza indugio alcuno fisicamente sul piano terrestre.
Per questa esperienza dovrai procurarti il simbolo di Tattwa della terra. Puoi fabbricarlo tu stesso senza difficoltà: è un semplice quadrato giallo dal lato di sei centimetri, disegnato su un cartoncino bianco di quindici per dodici centimetri. Siediti, dopo aver fatto calma dentro di te, pratica il quadruplice respiro. Fissa il simbolo per circa trenta secondi. Quindi ,trasferendo lo sguardo su una superficie bianca, dovresti vedere, per azione riflessa sulla retina , una figura simile, leggermente luminosa, in color malva o blu lavanda. Raggiunto un certo successo in questa fase, visualizza il quadrato ingrandito sino a un’altezza di due metri. Quando l’immagine sarà chiara e immobile ,passaci attraverso come una porta ma lentamente e con molta cautela. Prendi nota di tutto quello che riuscirai percepire e registra una breve descrizione dei tuoi risultati.
Quello descritto non è che un metodo di chiaroveggenza. Ne esistono molti altri , come esistono molte altre tecniche. Studia la dottrina indù racchiusa nei Tattwa. Mediante essa è possibile apprendere la proiezione astrale. Procedi con cautela e non farti prendere dall’entusiasmo, andando troppo lontano non sai ancora sin dove puoi arrivare. Grazie a progressi lenti e cauti ma costanti acquisterai confidenza e familiarità con la nuova condizione, ed allontanerai la paura. Armato di questa confidenza potrai iniziare ad avventurarti più lontano, ma bada di mantenere sempre il tuo contatto fisico con l’albero della vita. Il disegno colorato, da te fato con le tue mani, dovrà essere posto sul pavimento, con Kether diretto verso oriente. Quando ti sentirai sicuro , potrai utilizzare anche gli altri quattro Tattwa. Il pentagramma relativo a ciascun elemento dovrà essere tracciato partendo dall’angolo corrispondente, ed il movimento eseguito sempre nel senso dell’orologio, vibra anche la parola relativa mentre completi il simbolo, indirizzando al punto centrale un colpo secco, come una stoccata (come istruzione ottava). Usa la parola se avrai occasione di usare il pentagramma per tua difesa mentre ti trovi nel piano astrale. Manda a memoria il rituale, esegui i movimenti con precisione , mantieniti in contatto con la forza, ed evita la paura.
PARTE TERZA
Chi ha letto le istruzioni e le note dottrinali fornite fin qui, ha di certo ormai compreso perché Paracelso abbia scritto che il potere di una fervida fantasia è l’ingrediente principale di ogni operazione magica; e del pari avrà rettamente inteso l’ammonimento di Eliphas Levi: ascolta ora il segreto della forza , una goccia costante scava la pietra, sino a perforarla. Il fine verso il quale tendi la tua forza di volontà, in ultimo l’otterrai; comincerai ad avere successo o quando comincerai a volere il successo. Se abbiamo citato due autori, non è stato per ornare con belle parole dei vaghi concetti:ma per far giungere due messaggi ben precisi ad orecchie in grado di intendere.
NOTE SULL’IMMAGINAZIONE E SULLA VOLONTA
(Dal flying roll n. V , del rituale interno della Golden Dawn)
Ci dice l’onorevolissimo fratello Resurgam: Il non iniziato interpreta il termine immaginazione come qualcosa di immaginario nel senso popolare della parola, vale a dire qualcosa irreale. Ma l’immaginazione è realtà.
Quando un uomo immagina, egli crea effettivamente una forma sul piano astrale, o anche su un piano superiore, e questa forma è reale ed obbiettiva per gli esseri intelligenti che dimorano su tale piano, come le creature terrestri che ci circondano lo sono per noi. Questa forma creata dell’immaginazione può avere un’esistenza solo transitoria, incapace di produrre effetti rilevanti, ma può anche essere vitalizzata, e quindi adoperata per il bene o per il male. Per praticare la magia, occorre impiegare sia l’immaginazione che la volontà impegnando entrambe in misura eguale. Ma l’immaginazione deve precedere la volontà al fine di produrre il massimo effetto possibile. Dalla volontà non guidata si scaturisce una corrente che no può essere del tutto senza conseguenze. Tuttavia i suoi effetti sono vaghi e indefiniti, perchè la volontà non guidata non può far altro che produrre questa corrente di forza. L’immaginazione non guidata può creare un’immagine, e questa può avere un’esistenza di durata variabile. Tuttavia essa non potrà fare nulla di importante, a meno che non venga vitalizzata e diretta dalla volontà. Quando però le due facoltà sono congiunte, quando l’immaginazione crea un’immagine, e la volontà dirige ed usa questa immagine, allora si potranno ottenere meravigliosi effetti magici.
Note aggiuntive del molto Onorevole fratello Non Omnis Moriar: Si badi bene a distinguere l’immaginazione dalla semplice fantasia, cioè dai pensieri in libertà, le visioni vuote; noi ci riferiamo invece ad un processo mentale ordinato ed intenzionale, suscettibile di risultati. L’immaginazione è la facoltà creativa della mente umana, l’energia plastica: il potere formativo. Nel linguaggio dei Teosofi esoterici, il potere posseduto dall’immaginazione di creare forme di pensiero è chiamato Kriya Sakti, ed è quella misteriosa facoltà del pensiero che gli consente di
produrre fenomeni esteriori e risultati percettibili grazie all’energia che racchiude in se stesso , quando sia fertilizzato dalla volontà. Secondo un antico dogma ermetico, ogni idea può essere resa manifesta esternamente quando ci sia impadroniti, coltivandola, dell’arte della concentrazione; in modo simile la corrente della forza di volontà produce risultati esterni. La Cabala insegnava che l’uomo , grazie al suo potere creativo ottenuto attraverso volontà e pensiero, era più divino degli angeli : infatti egli può creare mentre gli angeli non possono. L’uomo è di un passo più vicino al demiurgo, cioè la divinità creatrice, anche quando è prigioniero del proprio corpo, di quanto no lo sia la corte degli angeli: e ciò malgrado ogni angelo sia puro spirito, non contaminato da materia. Anche secondo la concezione ortodossa un angelo è una creatura che esegue comandi, e non può originare, creare ed agire de novo.
NOTE SULLA VOLONTA
( Dal Flying roll n. I, parte II).
Uno spunto per la meditazione, fornito dal molto onorevole fratello Non Omnis Moriar: per ottenere le facoltà superiori, devi rafforzare la tua volontà: ma bada a non confondere la volontà con il desiderio. Non potrai volere troppo fortemente: per cui non tentar di volere due cose insieme , e mentre vuoi una cosa, non desiderarne altre.
ESEMPIO
Ti sarà capitato ,qualche volta , di esser passato accanto ad una persona per la strada, superandola nel tuo cammino; e nel superarla, di aver provato una certa attrazione , e la volontà di vederla di nuovo. Girandoti hai visto che anch’essa si era voltata a guardare te.
La tua volontà, benché non allenata , può essere stata sufficiente a fare questo. Però se, sempre senza essere allenato e preparato, uscirai nuovamente per la strada , e deciderai di compiere l’esperimento di volere che chiunque ti sorpassi si volti a guardarti, tentandolo fallirai. Perché il desiderio di soddisfare la tua curiosità ha indebolito la forza del tuo volere
(Dal Flying Roll n. II, Parte I ).
Uno spunto per la meditazione fornito dal molto Onorevole fratello Non Omnis Moriar: prima ancora che la forza di volontà, dovrai avere purezza in corpo, mente , intelletto ed emozioni se speri di ottenere facoltà superiori. I poteri spirituali fioriranno solo se ridurrai alla fame l’anima animale, e questa dipende largamente dallo stato e dalla situazione del corpo animale. L’uomo animale deve essere curato e protetto, mantenuto in forza ma non viziato. Sii moderato in tutte le cose umane. Ma, attento; abitudini esageratamente ascetiche sono fonte di un altro pericolo. Esse potrebbero condurti solo alla contemplazione dell’eroismo di cui pensi di dare prova con la tua astinenza. Il vero ascetismo consiste nel sottomettersi ad una disciplina e nel reprimere le emozioni, le azioni e i pensieri disordinati. Infatti chi è schiavo della propria anima animale,
praticherà il vizio anche in un deserto; mentre si controlla fra le turbe di una città , e passa attraverso una vita piena di eventi mantenendosi incontaminato, questi mostra più resistenza e si sottomette ad una più severa disciplina: ed otterrà una ricompensa maggiore.
(Dal Flying Rol n. II, Parte III ).
Tre suggerimenti sulla forza di volontà, di sapientia sapienti dona data:
1. nello studiare la natura della forza di volontà, siamo aiutati dal nostro schema del Minutum Mundum. Marte Geburah, il Fuoco, l’Ariete, simboli espressivi su diversi piani della forza di volontà, sono tutti in color rosso. Il leone rosso era un simbolo usato dagli alchimisti per esprimere i massimi poteri dell’adepto. Giunti al bianco colore della purezza, si doveva aumentare violentemente il calore, sino al manifestarsi del rosso, segnale della forza perfetta.
2. ora , il pericolo che ci minaccia nel corso delle nostre operazioni nasce dal tentativo di esercitare questa forza di volontà, prima che siamo del tutto purificati dall’ignoranza. Sino a quando non si è raggiunto il pieno sapere occorre astenersi dal fare (…..)
3. segnalato tale pericolo, il metodo che suggerisco per coltivare la forza di volontà è il seguente: immaginate la vostra testa come un centro di attrazione, con tutti i pensieri che emanino da essa come raggi tutt’intorno, formando un grande globo. Volere o desiderare una cosa è il primo passo per esercitare la volontà; suscitate dunque nella vostra mente un’immagine distinta della cosa che desiderate,considerandola come se fosse posta nel vostro cuore; dopo di ciò, concentrate tutti i raggi del pensiero su questa immagine, sino a giungere a vederla come una sfera rossa e lucente di forza compatta; infine proiettate questa forza concentrata sul soggetto che desiderate influenzare.

CONSIDERAZIONI SUL SIMBOLISMO
Gli antichi simboleggiarono con le loro divinità le forze che no conoscevano, ma delle quali avvertivano la presenza. Un simbolo ha tuttavia valore estensivo. Secondo Steward è qualcosa che rappresenta uno stadio evolutivo nell’esperienza vitale di un altro individuo. Partendo da questo punto di vista, è possibile trarre numerose idee costruttive dalle immagini degli antichi dei. Indubbiamente, all’alba dei tempi si riconosceva un unico grande spirito divino , che era adorato sotto la sue diverse manifestazioni. In seguito, ignoranza e mancanza di informazioni portarono confusione. È necessario perciò ricondurre i diversi sistemi simbolici ad una radice unica.il sistema di riferimento usato per esporre i concetti sin qui illustrati deriva principalmente dalla cabala. Questo fatto non ha alcun significato particolare: si potevano scegliere altri edifici simbolici; la cabala offre tuttavia un sistema particolarmente comodo ed elastico. Per raffigurarsi e paragonare la qualità dei diversi gruppi di dei e concetti mentali degli antichi in rapporto allo schema di corrispondenze da noi usato, è bene ricorrere ancora alla figura dell’albero cabalistico, del quale già conosciamo la particolare efficacia visiva. Negli schemi che seguono, ogni divinità, concetto, rappresentazione sono connessi ad un Sephirah dell’albero, identificato dal proprio numero. Le qualità proprie del Sephirah sono anche quelle del simbolo
corrispondente. Il sistema è valido nei due sensi: un simbolo noto, dagli attributi ben definiti, può anche gettare ulteriore luce sul significato del Sephirah che gli corrisponde. È consigliabile , per impadronirsi più prontamente della catena dei simbolismi, disegnare per ogni schema un albero cabalistico, scrivendo in ciascuno dei cerchi, al posto del nome del Sephirah, quello della divinità del concetto o del simbolo corrispondente.
Arma Magica Simbolismo Qualità Mentali Senso Alternativo
1. Lampada Luce spirituale, il se regale Spirito
2. Bacchetta Volontà magica o Sapienza Divina Sapienza Mente ricettiva
3.Coppa Intuizione Comprensione Spazio mentale universale
4. Scettro o Corona Signoria e Divinità Grazia e Misericordia Discriminazione
5. Spada Ragione e Capacità di disperdere Distruzione e transizioni Concetti Mentali
pensieri estranei
6. Coltello sacrificale Intenzione di compiere Ego Vita eterna
la grande opera
7. Parametri Splendore e Gloria Emozione Poteri delle tenebre
8. Libro delle invocazioni Memoria magica o Pensieri al livello Intelligenza spirituale
ricordi Karmici Inferiore
9. Altare e profumi Ferma volontà e aspirazione Flusso Astrale Motivazione
10. Tempio, Circolo e pentacolo Il tempio Metodo
La prima colonna riporta gli strumenti usati nella magia cerimoniale, la seconda fornisce il loro simbolismo. Nella terza colonna sono posti gli aspetti delle qualità mentali secondo la Golden Dawn, mentre la quarta fornisce un significato alternativo secondo altri sistemi magici. Tutti questi concetti, considerati in rapporto alla legge occulta del << Cosi in alto cosi in basso >> facilitano la comprensione dei diversi simbolismi, e forniscono una chiave per le interpretazioni.
Concetti Teosofici Divinità Egizie Divisioni dell’Anima Chakra
1. Atma Khabs Yechidah( il Punto o Monade) Sahasrara
2. Buddhi Khu Chiah (il Sé Creativo ) Agna
3. Mana superiori Ab Neschama ( il Se intuitivo ) Visuddhi
4. Mana Sek-hem Ruach (l’Intelletto ) Anahata
5. >> >> >> >> >>> >>> >> >>
6.>> >> >> >> >>> >>> >> >>
7. Kama Ba >>> >>> Svaddisthana
8. Prana >> >> >>> >>> Marupura
9.Linga-Sarira >> >> Nepesch ( Sub conscio ) Muladhara
10. Sthula-Sarira Khat Guph ( Corpo Fisico )

ATTRIBUZIONE DEI SEMI DEI TAROCCHI
Denari Spade Coppe Bastoni
1.Radice dei poteri Radice dei poteri Radice dei poteri Radice dei poteri
della Terra dell’Aria dell’ Acqua del Fuoco
2. Signore del Signore della pace Amore Dominio
cambiamento armonioso riconquistata
3. Lavori materiali Pena Abbondanza Forza stabilita
4. Potere terreno Riposo della lotta Piacere Lavoro compiuto
5. Difficoltà materiali Sconfitta Minor piacere Lotta
6. Successo materiale Successo Guadagnato Piacere Vittoria
7. Successo dileguato Sforzo instabile Successo illusorio Valore
8. Prudenza Forza diminuita Successo abbandonato Rapidità
9. Guadagno materiale Disperazione e crudeltà Felicità materiale Grande forza
10. Salute Rovina Pieno successo Oppressione
Questa serie di parole chiave è utile per porre in corrispondenza ciascuna carta del mazzo dei tarocchi con i Sephiroth dell’albero, chiarendo i significati di entrambi i concetti.
Gli dei degli antichi potevano essere interpretati simbolicamente in diversi modi , a seconda dei differenti contesti e relazioni. Lo schema seguente, elaborato da Crowley, schiarisce i vari attributi, legandoli ai diversi Sephiroth:
Romani Greci Egiziani
1.Giove Pan Ptah
2. Giano Zeus, Iacco Iside, Amoun, Toth
3. Giunone, Cibele, Ecate Atena, Urano Nefitis, Mant, Iside
4. Giove Cibale, Demetra, Rea, Era Ammoun, Iside
5. Marte Poseidone Horus, Nefitis
6.Apollo Ares, Ade Ra, Asar
7. Venere Iacco, Febo, Adone Hathoor
8.Mercurio Afrodite, Nike Thoth, Anubis
9. Diana Ermes Shu
10. Cerere Zeus, Artemide Osiride,Iside,Nefitis

CONCLUSIONE
Chi sia giunto sin qui, si sarà accorto che questo lavoro è stato scritto con metodo progressivo: cioè aggiungendo di volta in volta, nel corso della trattazione, elementi atti a chiarire o ampliare il significato di quanto detto in precedenza. Questo significa che una sola lettura non è sufficiente. Prima di tentare qualsiasi cosa, rileggete tutto, meditate su quanto appreso, e non stancatevi di rileggere ancora una volta. Sapere è potere: ma chi non sa, non faccia.

venerdì 25 maggio 2018

MAGIA E FILOSOFIA DELLA GOLDEN DAWN

MAGIA E FILOSOFIA DELLA GOLDEN DAWN




di Sebastiano Fusco


Il destino talvolta gioca le sue partite su una scacchiera insolita e muove imprevedibili pedine. Con l’avvento dell’illuminismo, con l’imporsi della cosiddetta “dea ragione” germinata nel sangue della barbara e immonda rivoluzione francese, con il prevalere del rozzo positivismo ottocentesco spuntato come una muffa nei maleodoranti gabinetti di chimica degli atenei tedeschi, lo splendore del pensiero magico s’era perso nel mondo, la voce stessa del divino risuonava soltanto fra i banchi di legno unto di chiese decrepite frequentate da vecchie beghine. C’era stata, sì, qualche voce isolata che aveva tentato di far rivivere la sapienza antica. Louis-Claude de Saint-Martin, il “filosofo sconosciuto”, Eliphas Levi, il figlio del ciabattino, e pochi altri: ma tutti inascoltati, tutti alla fine confusi nel loro dire, tutti incapaci di realizzare una sintesi coordinata della massa immensa del sapere occulto che premeva alle loro spalle.

1 -  Quando il destino muove i pezzi
Poi, a metà del secondo Ottocento, il destino muove i suoi pezzi, ed ecco la svolta. Nello stesso anno, il 1875, muore Eliphas Levi, nasce Aleister Crowley e il fantasmagorico circo equestre della Società Teosofica comincia il suo viaggio. Non so se qualcuno creda ancora alle coincidenze (io non ci credo): fatto sta che quegli anni, che in seguito certi storici del pensiero bollarono come caratterizzati da una “fuga dalla ragione”, videro il risorgere di una più vasta sensibilità verso quello che poi venne chiamato “il paranormale”. Fantasmi bussavano alle porte dei vivi in salotti poco illuminati, strane apparizioni si mostravano nei cieli, bislacchi poteri venivano attribuiti a personaggi controversi, si ripresentavano dimenticate dottrine d’Oriente e d’Occidente, da ogni dove spuntavano mistagoghi e sedicenti profeti. L’angelo del bizzarro aveva nuovamente aperto le sue ali, ma nessuno ancora sapeva interpretare che cosa si nascondesse alla loro ombra.
Toccò ad una singolare consorteria di eccentrici vittoriani, con barbe fiorite e inamidate marsine, raccogliere in un sol fascio tutte le risvegliate tradizioni che giungevano loro dai luoghi e dai tempi più diversi, per fonderle in una corrente di pensiero unita e coerente. L’eterogeneità delle fonti dottrinarie cui si rifecero quegli straordinari personaggi è pari solo alle reciproche differenze. Difficile immaginare un gruppo più scombinato: impettiti intellettuali come il dottor Robert Woodman e austeri magistrati come Wynn Westcott partecipano a solenni rituali accanto ad attricette ninfomani come Florence Farr o vergini dalla timidezza paralizzante come Annie Horniman. Moira Bergson, sorella di uno dei massimi esponenti del pensiero speculativo, Henri, il filosofo de La Rire, diviene veggente e sposa quello che agli occhi di tutti è un pazzo fanatico, il sedicente sacerdote egizio Samuel Lyddell, che poi si fece chiamare MacGregor Mathers. Un asceta buddhista come Alan Bennett diviene il compagno inseparabile di un personaggio dèdito sin dalla prima giovinezza ad ogni genere di deboscia, come Aleister Crowley. Il più grande poeta di lingua inglese del Novecento, William Butler Yeats, nutrito di fiabe irlandesi e cattolicesimo, conversa con un pastore anglicano integralista come il dottor Ayton, scambiando informazioni sull’elisir di vita (secondo una leggenda, Ayton lo distillò, ma quando infine vi riuscì era ormai vecchio decrepito ed ebbe paura di berlo). Nei templi dell’Ordine, allestiti con ricchezza di addobbi e modellati sulla cripta di Christian Rosenkreutz, assistevano ai riti, paludati nei loro paramenti multicolori, scienziati come l’astronomo reale di Scozia, pittori alla moda, civil servants reduci da remote plaghe dell’Impero, impiegati d’ordine e di concetto, giornalisti, commercianti milionari (in sterline) e disgraziati poveri in canna. Davvero un incredibile spaccato, tagliato in tutti i sensi possibili, della società vittoriana di fine Ottocento. Folta, fra tutta questa eterogenea umanità, la rappresentanza degli scrittori, in particolare dell’occulto e del soprannaturale. Per questo c’è una ragione, che chiariremo verso la fine di questo breve excursus nell’altrove assoluto. A questo gruppo così singolare che abbiamo descritto fu dato – da un destino le cui vie non oseremo giudicare – di correre la più esaltante delle avventure intellettuali: soffiare sulle braci ancora vive della sapienza magica, sepolte sotto la cenere dei secoli, per farne divampare ancora una volta il fuoco di una dottrina dimenticata.
In inglese Golden Dawn significa letteralmente “alba dorata”: ma, in senso un po’ più profondo, ha il significato che gli alchimisti assegnavano al nome Aurora. Abituati, per tradizione kabbalistica, a ragionare sulle parole, i seguaci di Ermete vedevano in tale nome la radice lessicale aur- da Aurum, l’oro, e la desinenza verbale –or da oriri, sorgere. Abituati inoltre a ragionamenti metaculturali basati sulla convinzione che tutti gli idiomi dell’umanità nascano da un originario Ursprache parlato nella Età d’Oro del mito, prima della confusione babelica, in Aurora vedevano inoltre un richiamo al dio egizio Horus, simbolo della rinascita e del rinnovamento tanto individuale quanto collettivo, ovvero il risorgere del mondo intero in una nuova èra di là da venire. Per gli alchimisti l’Alba d’Oro è il momento in cui il Sole nasce a fugare le tenebre di Apophis, la Notte Nera dell’Anima, e ad annunciare il sorgere glorioso della nuova personalità dell’Adepto, rinata dopo la disperazione della morte cui era stata assoggettata, come in un rito sacrificale, la personalità vecchia. Quest’uomo nuovo è dotato di poteri di percezione ed elaborazione spirituale ben più vasti di quelli dell’uomo comune. È in contatto diretto, senza intermediazioni di alcun tipo, con le immense Forze Magiche che permeano e modellano l’Universo, ed è perciò più vicino a Dio, in quanto totalmente partecipe della Sua volontà, così come essa si esplica nel Tetramundio. Un uomo del genere viene detto Iniziato perché ha ormai fatto il suo ingresso (intus-ire) nelle dimensioni superiori dell’Essere ed è partecipe del Divino.

2 - Le quattro vie dell’iniziazione
Il termine “Iniziazione” è da sempre soggetto ad interpretazioni, ahimé, poco felici. Complice soprattutto il gusto scenografico della massoneria britannica, viene associato a fastose cerimonie, solenni rivelazioni, tremende prove e spaventosi contatti con entità ultraterrene. Tutto questo può anche esserci, ma è pura coreografia: iniziazione significa, semplicemente, fornire a qualcuno i mezzi per iniziare con cognizione di causa un certo cammino.
Quando si parte per un viaggio in un paese che non si conosce, occorre provvedersi di una serie di cose. Innanzitutto, aver chiara una mèta, ad evitare di girare in tondo e perdersi senza arrivare a nulla; poi si ha bisogno di un baedeker, una guida comprendente almeno un dizionarietto essenziale che ci aiuti a comprendere quel che si vede e ad interloquire con chi si incontra; infine, nell’ipotesi che il territorio possa a tratti rivelarsi ostile, occorre premunirsi di un mezzo di difesa. L’iniziazione non è nulla più di questo: la trasmissione delle informazioni necessarie per “iniziare” il viaggio.
A un viaggio del genere si apparecchia, per esempio, il protagonista delle Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz, romanzo “iniziatico” quanto mai ve ne è stato uno. La meta gli è stata comunicata: il Palazzo del Re, in cui si celebreranno i mistici sponsali cui è invitato. La guida ce l’ha: le istruzioni ricevute per il cammino e, soprattutto, il Magnete, ovvero la bussola che indica la direzione. Gli sono state fornite anche le difese: la Croce che gli orna il petto e il Sigillo d’oro che reca un simbolo protettivo. Per giungere al Palazzo, attraversando un paese che non conosce, gli si offrono quattro vie. Due sono lunghe, ma piane e scorrevoli; di queste, la prima richiede un’attenzione costante al Magnete, per non sviarsi; la seconda offre tante di quelle distrazioni che i più finiscono per smarrirsi. Delle altre due, brevi, la prima è irta di ostacoli sormontabili soltanto con grande difficoltà, mentre la seconda è adatta unicamente ad esseri indistruttibili. Per iniziare il suo cammino, il protagonista deve scegliere la via che gli sembra più adatta.
Bene, queste sono esattamente le opportunità che offrono le scuole iniziatiche tradizionali. Si dividono in due categorie: da un lato quelle che seguono le vie più semplici ma lunghe, dall’altro quelle che scelgono itinerari brevi ma rischiosi. Le prime due sono dette vie del mistico, si dipanano sotto la luce argentea della Luna e sono rinfrescate dalla pioggia e dall’acqua delle fonti. Le seconde sono proprie del guerriero o dell’eroe: i raggi dorati del Sole le rendono ardenti, i nemici sono ad ogni passo e il fuoco è costante compagno.
La prima via del mistico si percorre da soli; è piana e scorrevole, ma occorre non distogliere mai gli occhi dall’ago magnetico: basta un nulla per perdersi in una foresta dalla quale non c’è via d’uscita; la seconda gode di compagni di viaggio che seguono la stessa strada e attraversa splendidi panorami, ma c’è il rischio che la compagnia diventi tanto piacevole e i luoghi visitati tanto gradevoli da far smarrire il desiderio stesso di giungere alla meta. L’eroe e il guerriero scelgono invece le vie brevi e difficili e le percorrono senza compagni né scudieri. Il primo si affida alla propria forza interiore per superare gli ostacoli e gli avversari, ed è esattamente questo il cimento che lo qualifica come eroe. Il secondo si apre la strada grazie alle armi di cui s’è munito: ma è un rischio tremendo, perché quegli stessi strumenti possono rivolgersi contro di lui.
Fuor di metafora, le vie lunari sono quelle in cui l’apertura della propria coscienza viene ottenuta con una lenta maturazione interiore, che si opera mercè un regime di vita opportuno e con un’adatta coltivazione dello spirito attraverso operazioni mentali, ovvero le varie forme di concentrazione, meditazione e contemplazione di simboli specifici. Chi trasmette le istruzioni iniziatiche fissa le regole da seguire, che in genere prevedono un’applicazione costante per molti anni, perché la via è lunga. Queste norme cambiano a seconda delle atmosfere culturali e dei retaggi sapienziali, ma hanno tutte lo stesso scopo: conferire all’adepto, se vogliamo chiamarlo così, la possibilità di apprendere sempre più cose nel corso del suo iter, sino a pervenire alla conoscenza dei mondi ulteriori, all’interazione con le entità che li popolano e all’esplicazione della propria Volontà, opportunamente coltivata su tutte le molteplici dimensioni dell’essere. Si può viaggiare da soli: ma occorre stare attenti e seguire sempre alla lettera le istruzioni ricevute (l’ago della bussola), perché ogni deviazione potrebbe far smarrire il delicato equilibrio psicofisico che l’adepto va progressivamente consolidando. Se si osserva questo, la via non presenta ostacoli, ma ha uno svantaggio: inevitabilmente, si percorreranno le orme di altri che ci hanno preceduti, non si potranno fare mai scoperte originali ma si potrà soltanto avere la prova che certe cose che abbiamo letto, o che ci sono state comunicate, sono vere e conformi alle testimonianze di chi ha seguito le stesse tappe prima di noi. Molte scuole iniziatiche fanno esattamente questo – e sono consolidate proprio perché quanto affermano è verificabile.
Altre scuole, specie quelle derivate da sviluppi esoterici di fedi religiose, prevedono invece che l’adepto non sia solo durante il cammino, ma che il viaggio sia un’avventura collettiva che coinvolge tutta una comunità. Questa via prevede in genere complessi ritualismi, diversi obblighi di tipo cerimoniale e varie liturgie. Apre splendide visioni che tuttavia possono distrarre, sino a divenire il fine del viaggio, anziché un’esperienza di passaggio. È la via favorita da quei mistagoghi che, offrendo il miraggio della trascendenza, si ergono a santoni per assumere il controllo delle coscienze. Per questo, le Nozze Chimiche ammoniscono che soltanto uno su mille fra coloro che s’inoltrano su tale via ha la possibilità di giungere alla meta. Gli altri finiscono per giocare con se stessi e conseguire un falso appagamento nei riti e nella socialità, quando non si trovano invischiati in pericolose azioni trasgressive, come quelle ispirate da tanti personaggi carismatici che ogni tanto s’affacciano alla cronaca.
Le due vie solari, dal canto loro, sono brevi perché caratterizzate dalla violenza. Non agiscono come l’acqua (il menstruum o fluido lunare) che discioglie lentamente le resistenze interiori poste ad impedire alla consapevolezza umana di prendere contatto con l’altra realtà, ma sono come un fuoco che divampa e distrugge o una forza subitanea il cui urto manda in pezzi il guscio dell’anima, come la sfera d’acciaio che sbriciola il palazzo destinato ad essere abbattuto. In questo caso, le istruzioni iniziatiche sono volte ad accrescere a poco a poco la solidità dell’Io, in modo che questo ultimo sia in grado di resistere all’impeto della forza applicata senza finire anch’esso in pezzi. Il prosieguo del cammino è sempre così: vi sono ostacoli da superare (la nostra coscienza è protetta da spesse stratificazioni) che vengono di volta in volta affrontati di petto dopo essersi adeguatamente rafforzati.
Si può tuttavia esser tentati di bruciare le tappe scegliendo la seconda via solare, quella che le Nozze definiscono adatta soltanto agli esseri indistruttibili. Essa prevede che l’apertura della coscienza si attui anche con l’ausilio di mezzi esterni, ovvero l’assunzione di droghe specifiche o l’impiego di quelle forze che si liberano nell’orgasmo sessuale. È una via estremamente pericolosa perché nessuno sa in anticipo come il proprio Io potrà reagire all’applicazione di questi sistemi. Per fare un paragone, è come liberare la furia del berserker senza però scatenarla in una battaglia cieca ma guidandola fermamente e lucidamente. Gli alchimisti definivano droghe, sesso e sistemi analoghi col termine di “acque corrosive”, perché non agivano sciogliendo lentissimamente il guscio interiore ma lo corrodevano come un getto d’acido, spezzandolo di colpo. È la via più pericolosa, ma è anche la più antica, la prima praticata dall’umanità: risale all’esperienza sciamanica (residuo, ci dicono i tradizionalisti, di pratiche cultuali risalenti a remote civiltà scomparse) che era affidata soltanto ad individui a ciò predestinati. Si trasferì poi nei Misteri dell’antichità, come quelli di Eleusi, e nelle pratiche di certe congregazioni, come alcune sette del Tantrismo, dove era sottoposta alla vigilanza di classi sacerdotali appositamente addestrate. Ma fu trasmessa anche a diverse società iniziatiche, ed è attraverso di esse che è giunta fino a noi. Per la sua pericolosità, è tuttavia una pratica sulle cui specifiche operative è sempre stato richiesto il segreto, e sono scarsi e confusi gli accenni che se ne fanno nella letteratura magica corrente.
La distinzione fra pensiero magico e religioso è sottile ma, almeno per quanto riguarda le Tradizioni d’Occidente, può essere rimarcata nel fatto che la Magia prevede un atteggiamento sostanzialmente gnostico: ossia, affida la prospettiva d’elevazione individuale alla Sapienza (Sophia), non vedendola come semplice frutto della Fede (Pistis), che è libero dono di Dio. In altre parole, per il mago l’elevazione va duramente conquistata con un aspro tirocinio (Gnosis) in questa vita e non può essere vista, come per il fedele, come la prospettiva d’un premio certo dopo la morte fisica conseguente all’accettazione del dono divino e all’adeguarsi ad una serie di precetti di comportamento fissati dai preti. L’ingresso nel Paradiso degli Eroi – essi dicevano – si trova all’ombra delle spade: vi si perviene dopo una feroce “guerra santa” contro tutto ciò che contrasta il cammino – principalmente noi stessi.
Per questo, tutte le religioni “del libro” – sia esso libro la Torah, i Vangeli, il Libro di Mormon o i manuali di Scientology – sono ferocemente avverse al pensiero magico. Quest’ultimo prevede infatti lo sviluppo al massimo grado delle facoltà di pensare e di volere autonomamente da parte dell’adepto: e tali facoltà sono esattamente quelle che i “sacerdoti del libro” ritengono sia loro specifico mandato indirizzare e modellare, in nome di un Ente superiore del quale si pongono come i soli autentici interpreti. Nulla di ciò nella Magia, nella quale la parola chiave è libertà: libertà di scegliersi da soli il proprio cammino, libertà di eleggersi le guide che si desiderano, libertà di scavare nel proprio animo, affrontando ad occhi aperti ciò che vi si nasconde, libertà di individuare la propria meta. Di certo voleva significare questo Samuel Lyddell MacGregor Mathers, il vero fulcro della Golden Dawn delle origini, quando, come proprio motto, scelse la splendida frase Deo Duce, Comite Ferro: “Dio come unica guida, la Spada come sola compagna”.

3 - L’alba di un nuovo giorno
Non so se i dotti vittoriani britannici che fondarono l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata lo abbiano presagito (non mi stupirebbe), ma la loro opera fu davvero l’alba di un giorno nuovo. Le scaturigini della sapienza cui si rifecero erano diverse quanto erano diversi, come già accennato, coloro che le accolsero: la Kabbalah faticosamente decifrata sui testi originali (era ancora bene al di là da venire Gershom Scholem per dare dignità filologica a questi studi); la teurgia degli Oracoli Caldei reinterpretata da Proclo, Porfirio e Plotino; le conversazioni angeliche del dottor Dee nella sconosciuta lingua enochiana, dissepolte dai polverosi manoscritti nascosti nel British Museum; le filosofie e i sistemi magici induisti, cinesi e tibetani, riportati in auge dalla Società Teosofica; l’alchimia, riscoperta dallo studio dei grandi maestri inglesi come Filalete, Ripley e Fludd; la Magia Cerimoniale, estratta dai grimori pseudo-salomonici, la Chiave e il Lemegeton; e, ancora, l’ermetismo del Pimandro, i Tarocchi, le tecniche di veggenza ed estroflessione del Sé, le tradizioni egizie o presunte tali, le sapienze rosicruciane… Un catalogo infinito, un’immensa biblioteca di Babele dell’Occulto. Il miracolo è che da tutto ciò sia uscito un sistema non soltanto coerente, ma soprattutto efficace per la coltivazione dell’Io vero, che è l’autentico obiettivo dell’autentica Magia.
Non so, non voglio sapere, se vi sia stata una suprema Mano nascosta dietro tutto ciò. I documenti non ce lo dicono, le leggende sono contraddittorie, le testimonianze incoerenti e in più il tempo ha compiuto efficacemente la sua opera. I capi dell’Ordine – soprattutto MacGregor Mathers, che ne fu la vera anima e fu il principale autore della sintesi da cui scaturirono i mirabili rituali che scandivano per l’adepto i passi del cammino iniziatico – sostenevano di essere in contatto con quei Superiori Incogniti che erano le vere fonti della dottrina. Ma questo era un espediente consueto in tutte le società occulte, dalla massoneria esoterica alla teosofia. Anche l’inquietante madame Helena Petrovna, maritata Blavatsky, diceva la stessa cosa nell’elargire le sue Verità Supreme su cui venne fondata la Società Teosofica. Forse, in qualche misterioso intermundio, vi sono separati collegi di Superiori Incogniti che si scelgono i loro discepoli fra i mortali, secondo criteri a noi incomprensibili, e ad alcuni di essi rivelano il vero, ad altri propinano sogni assurdi.
C’è tuttavia un metodo infallibile per discernere il grano dal loglio, separando i veri dai falsi profeti. Questo metodo ce l’addita l’autorità dell’Evangelio: “Dai loro frutti, voi li riconoscerete” (Matteo, 7:16). E non c’è alcun dubbio che i frutti elargiti ai Maghi della Golden Dawn appaiano colti dagli alberi stessi del Gan Eden, profumati melograni ricolmi di gemme provenienti dal mistico frutteto del Pardes Rimmonim. Chiunque li abbia assaggiati può testimoniarlo.
Chi si accosta al mistico banchetto e accoglie i raggi dell’Alba d’Oro ne esce trasformato, non è più la persona di prima. Soprattutto, è in possesso di mezzi trascendenti per accrescere in modo mirabile la propria personalità, la propria spiritualità, il proprio intelletto (questo ultimo inteso come strumento per acquisire la vera conoscenza). Dal punto di vista kabbalistico, gli vengono consegnate le chiavi per aprire le Cinquanta Porte di Briah: sarà lui, poi, a scegliere quali serrature tentare, quali soglie attraversare. E potrà farlo da uomo libero, perché nessuna ideologia condizionante gli sarà impressa per pilotare le sue scelte. Anzi, si sarà sbarazzato delle pastoie, se c’erano, che ne imbrigliavano la volontà.
Uomini, nonostante tutto, del positivismo, i sapienti della Golden Dawn organizzarono un’architettura mirabile per dispensare le loro conoscenze: diedero cioè, di fatto, al loro Ordine la struttura di un college universitario, la suprema istituzione docente della civiltà britannica. Vennero istituite delle vere e proprie Facoltà, ciascuna con un suo Decano, per impartire i diversi insegnamenti: Simbolismo, Kabbalah, Veggenza, Magia Cerimoniale, Dottrine Rosa+Croce, e così via. Venne stabilito un preciso cursus studiorum, organizzato su cicli di lezioni ed esami periodici per impartire le diverse nozioni e verificare l’apprendimento dei partecipanti. Il superamento degli esami scritti, orali e pratici (come si fa per esempio nelle facoltà di Chimica o di Fisica, che prevedono anche prove di laboratorio) segnava il passaggio dei discepoli da un ciclo di studi all’altro, ovvero il loro avanzamento nei Gradi dell’Ordine. Il passaggio di grado degli adepti veniva celebrato con magnifiche cerimonie d’iniziazione, il cui profondo significato simbolico era esso stesso fonte di mirabile dottrina.
Nella scelta di quei maghi vittoriani di costituirsi come “università dell’occulto” in fondo non c’è nulla di strano. Le associazioni iniziatiche si evolvono di pari passo con la società e, di volta in volta, adottano procedure e simbologie idonee al contesto culturale in cui si muovono. Per questo certi testi antichi ci appaiono oggi incomprensibili: non perché volessero deliberatamente celare certe verità ma perché adottavano un linguaggio specifico che va studiato per essere compreso, come si studierebbero il cinese o l’industano. L’uso del simbolo non serviva a nascondere ma a far capire meglio il portato dell’insegnamento: se non lo comprendiamo, ciò accade soltanto perché oggi i simboli hanno assunto un valore diverso. Non c’è bisogno di nascondere deliberatamente al “profano” certe verità, perché egli non sarebbe comunque in grado di capirle e, in ogni caso, non gli interesserebbero: inutile celare le verità dello spirito a chi bada soltanto al proprio portafogli, al ventre o ai genitali. Lo stesso Evangelio, allorché esorta a non offrire perle ai porci (Matteo, 7:6), non allude al pericolo che essi possano mangiarsele o profanarle, ma semplicemente all’inutilità di porgere qualcosa di prezioso a chi desidera soltanto immondizia. L’obbligo del segreto veniva in genere osservato soltanto nei confronti delle pratiche più pericolose: quelle, cioè, che, se messe in opera da parte di persone non adeguatamente preparate, potevano generare una disgregazione psichica. Eminenti fra queste erano le istruzioni relative all’uso delle acque corrosive, che di solito venivano trasmesse oralmente, da iniziatore ad iniziando, e solo quando ve ne fosse effettiva necessità.




4 - L’immaginazione secondo Paracelso
Paracelso affermava che un grande potere d’immaginazione è l’ingrediente fondamentale di ogni operazione magica. Sapeva, ovviamente, quel che diceva, perché il mago deve ricostruire nel proprio pensiero simboli e procedure, operando in un particolare stato della mente, se vuole portare ad efficacia il rito che compie. I sapienti della Golden Dawn erano perfettamente d’accordo su questo. Sottolineavano tuttavia come il grande esoterista rinascimentale non parlasse semplicemente di immaginazione, ma ad essa aggiungesse il termine potere. Questo perché l’immaginazione efficace in magia non è la semplice elaborazione fantastica, l’oziosa divagazione cui tanto spesso ci abbandoniamo per evadere dalla noia, quanto piuttosto uno specialissimo potere della mente che va individuato, coltivato e, soprattutto, rafforzato con la volontà.
Grazie alla immaginazione accoppiata alla volontà la nostra fantasia assume vere e proprie capacità creatrici, nel senso proprio del termine: ovvero, elabora su piani più alti delle realtà “forme-pensiero”, che possono essere caricate di poteri magici ed anche visibilmente evocate. Questa procedura è molto complessa, richiede un lungo tirocinio da parte dell’operatore e prevede faticosi e ripetuti esercizi di concentrazione, meditazione e contemplazione (termini che non sono sinonimi ma individuano ben precise operazioni spirituali). Il tirocinio parte dal corpo, si esplica con la mente e si fissa nello spirito. Soltanto così potrà essere efficace, realizzando la compiuta operazione magica. Il corpo si addestra con esercizi simili a quelli dello yoga. La mente viene appunto allenata con pratiche di concentrazione, meditazione e contemplazione affinché, grazie all’immaginazione creatrice, possa dar vita a strutture ed entità autonome sui piani superiori dell’essere. Quindi, la coscienza di sé del mago e le sue facoltà intellettuali vanno trasferite nello spirito, che è una dimensione più rarefatta del suo essere, nella quale la volontà rettificata agisce come un atto puro. L’operazione è detta “trasferimento del senso di sé nel cuore”.
Grazie a queste esperienze, l’Io dell’operatore subisce una vera e propria trasmutazione alchemica e acquisisce nuove capacità di percepire ed operare. Era questo il senso che gli alchimisti davano all’espressione simbolica “trasmutare la materia vile in Oro”, ovvero innalzare la personalità ordinaria ad una nuova e più alta forma di coscienza. Immaginazione e volontà sono i due cardini di tutta l’operazione: nella Golden Dawn s’insegnava come coltivare e sviluppare queste facoltà con procedure apposite, spesso molto elaborate. A corollario di queste pratiche, l’immaginazione dell’adepto veniva stimolata particolarmente, specie con una pratica detta “veggenza”: trattavasi della capacità di spostare la propria coscienza percettiva, svincolata dal corpo, su piani simbolici ultraterreni, ed entrare in conversazione con le entità che li popolavano. Ciò che emergeva da queste pratiche era, per uno scrittore del fantastico, una materia narrativa già quasi preformata. Nessuna meraviglia, quindi, che per l’associazione magica vittoriana abbiano sentito attrazione scrittori già affermati, esordienti o aspiranti, o persone dall’immaginazione vivida che al contatto con tali esperienze scoprirono la propria vocazione narrativa.
L’elenco di tutte le persone di cui sia certa l’affiliazione alla Golden Dawn, o ad una delle sue incarnazioni successive, è compreso nel settimo volume della raccolta di testi completi della società esoterica, da me curato nel 2007 per le Edizioni Mediterranee (Insegnamenti magici della Goilden Dawn, in tre volumi, che si aggiungono ai quattro curati molti anni prima sempre dal sottoscritto insieme a Gianfranco de Turris). Scorrendolo, saltano subito agli occhi i nomi di importanti personalità della letteratura, a partire dall’irlandese William Butler Yeats, il poeta visionario che fu una delle voci più alte della letteratura in lingua inglese di tutti i tempi. Per lui, l’esperienza mistica nella Golden Dawn fu cruciale, circostanza che la critica ortodossa, accecata come al solito dal materialismo/razionalismo, ha compreso soltanto da poco. Il suo “nome magico” nell’associazione era piuttosto significativo: Daemon Est Deus Inversus. Ma, su un piano inferiore e ristretto alla narrativa fantastica, troviamo altri nomi di grande spessore. Innanzitutto, quello di Arthur Machen (aveva assunto due nomi, in due logge diverse, vale a dire Filius Aquarii e Avellaunus). Poi Algernon Blackwood (Umbram Fugat Veritas), che H. P. Lovecraft considerava fra i massimi, se non il maggiore, fra gli scrittori del soprannaturale. E poi ancora John William Brodie-Innes, i cui romanzi sulla stregoneria e il folklore scozzese godettero di enorme popolarità all’inizio del Novecento; Violeth Firth, più nota con lo pseudonimo Dion Fortune, direttamente mutuato dal suo nome magico Deo Non Fortuna; Mabel Collins, che fu anche membro eminente della Società Teosofica; Edith Nesbit, poetessa, disegnatrice e scrittrice di enorme successo; William Sharp, che insieme a Yeats fu una delle figure eminenti del movimento letterario noto come Celtic Revival; Alfred Percy Sinnett, romanziere, saggista e autore teatrale che fu figura eminente della Società Teosofica; Charles Williams, che con C. S. Lewis e J. R. R. Tolkien fu uno degli “Inklings”, un gruppo selezionato di intellettuali che soleva incontrarsi informalmente nell’appartamento di Lewis a Magdalen per discussioni letterarie e filosofiche, e ci ha lasciato alcuni romanzi di straordinaria profondità e bellezza. Le brevi biografie di questi autori, che ne mettono in luce i legami con la Golden Dawn e le sue filiazioni, sono incluse nell’opera a mia cura citata in precedenza. L’elenco potrebbe continuare con molti altri di minore rilevanza, che magari pubblicarono una sola opera narrativa direttamente ispirata dalle loro esperienze “magiche”. Potrebbe essere infoltito da altri ancora che si espressero sul piano della saggistica, con testi spesso di fondamentale rilevanza (un nome fra tutti, quello di Arthur Edward Waite), e diventerebbe una lista strabocchevole se vi aggiungessimo i pittori, illustratori e disegnatori la cui arte si rifece alle visioni ottenute con i sistemi di “viaggio astrale” insegnati nella Golden Dawn. Non siamo poi neppure certi che i nomi compresi nell’elenco noto siano tutti quelli inseribili: di molti autori, come Meyrink, Dunsany ed Eddison, si parla di una loro affiliazione alla società magica sotto pseudonimo, ma nessuna prova certa è mai emersa, in questo senso. D’altra parte, molti dei nomi compresi nell’elenco sono risultati non corrispondere ad una persona reale e non si sa chi vi si nascondesse.
Per capire il motivo di tanta presa sull’immaginazione letteraria delle pratiche visionarie della Golden Dawn, fondamentale è il ricorso alla “magia enochiana” di John Dee. Fra tutti i meriti ascrivibili alla Golden Dawn nella rinascita della Magia nel mondo moderno, uno dei più importanti è infatti l’aver riportato in auge il metodo di “conversazione angelica” cui si affidò per lunghi decenni della sua vita uno degli occultisti più grandi di tutti i tempi, il dottor John Dee (1527-1608), astrologo di corte della regina d’Inghilterra Elisabetta I nonché matematico, geografo, filologo, esperto militare e agente segreto per conto della Corona. Non sappiamo attraverso quali vie tale sistema, estremamente complesso ed elaborato, sia giunto sino a lui. Il dottor Dee disse che gliel’avevano comunicato gli angeli stessi attraverso un suo medium, tale John Kelly, personaggio dalla fama poco raccomandabile, che all’età di soli ventiquattro anni ebbe gli orecchi mozzi quale falsario di moneta. Comunque sia, il sistema si rivelò di un’efficacia spettacolare. Non sto a descriverlo, ma vorrei far notare come i sapienti dell’Ordine abbiano elaborato un modo del tutto diverso da quello di John Dee per interrogare gli angeli. Mentre il mago elisabettiano li invocava per poi farli presentare davanti a sé in presenza visibile all’interno di un cristallo, e porre loro domande ricevendone risposte mediante un codice complicatissimo, i veggenti della Golden Dawn andavano invece a consultare tali entità recandosi a trovarle a casa loro. In sostanza, usavano le cosiddette Tavole Enochiane (un’articolatissima “carta geografica” dei Mondi Ulteriori, in cui ogni regione ospita una classe particolare di esseri e creature ed è preposta ad una specifica intermediazione con il mondo di qua) come una griglia attraverso cui far scivolare la propria coscienza di sé, andando a compiere visite stupefacenti nei più diversi distretti dell’Altra Realtà.

fonte  https://mikeplato.myblog.it/2018/05/22/magia-e-filosofia-della-golden-dawn/

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